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Un partito in crisi

Il 30mo congresso nazionale del Pcf che si terrà tra il 23 ed il 26 marzo a Martigues discuterà temi fondamentali per i comunisti: l’Urss e la fine dello stalinismo, un bilancio di tre anni di partecipazione al governo Jospin, il rapporto con i movimenti sociali che dal 1995 stanno crescendo in Francia.

Cosa c’è dietro la contrastata linea di "apertura" e di ‘"rinnovamento" del progetto comunista che la direzione del partito sostiene di portare avanti, la famosa "mutazione genetica" proposta dal segretario R. Hue?

Il congresso si sta svolgendo in un momento delicato della storia del Pcf: il 6,8% ottenuto alle ultime elezioni europee è il peggior risultato della sua storia e il calo della militanza sta diventando piuttosto preoccupante. Sempre meno militanti vanno a vendere l’Humanité la domenica ma l’effetto più grave di queste difficoltà è la progressiva perdita di controllo su organizzazioni storicamente legate al Pcf come la Cgt (equivalente della Cgil) o l’Unef-Se sindacato universitario che sta subendo varie mini-scissioni di sinistra, alcune guidate da elementi anarchici.

Nella Cgt sta crescendo un clima di frustrazione e diffidenza verso il Pcf a causa delle sempre più numerose occasioni in cui il sostegno alle politiche filo-padronali di Jospin (privatizzazioni e flessibilità) hanno costretto molti militanti comunisti a battersi contro provvedimenti avallati dai dirigenti del proprio partito, tra cui figurano anche due ministri di questo governo.

La maggioranza degli attivisti della Cgt sono contrari alle legge Aubry sulle 35 ore a causa dei regali al padronato e dell’aumento della precarietà che prevede. In questo momento sono proprio i militanti della Cgt a guidare le lotte dei lavoratori della sanità per strappare una vera riduzione d’orario a parità di salario e con creazione di nuovi, stabili posti di lavoro. In gennaio poi, durante le lotte dei camionisti, avevamo visto con chiarezza ancora maggiore il distacco tra governo delle sinistre e lavoratori.

Il ministro comunista dei Trasporti Gayssot concede ai "padroncini" dell’autotrasporto, dopo alcuni giorni di lotta, un rinvio di un anno per l’applicazione delle 35 ore, avendoli ricevuti al ministero con una cena sontuosa; non è la stessa cosa quando pochi giorni dopo i sindacati dei camionisti protestano contro questo accordo ed esasperati da orari settimanali medi di 60-70 ore: nessuna cena ma, soprattutto, nessuna concessione, e la lotta riprende…

Le lezioni del passato

Con l’attuale politica i dirigenti del Pcf dimostrano di non aver tratto insegnamento dalle esperienze passate ed in primo luogo dal fallimento dei governi di "Unione della sinistra" tra il 1981 ed il 1984, seguiti alla vittoria di Mitterand alle presidenziali. Quei governi Ps-Pcf furono eletti sulla base di un programma di riforme abbastanza radicali: nazionalizzazione di un centinaio di banche e grandi industrie, quinta settimana di ferie pagate, riduzione d’orario ecc. Non appena però il governo Mauroy (Ps) realizzò alcune riforme ed aumentò di un modesto 3% la tassazione sulle grandi ricchezze, si assistette a un gigantesco sciopero dei capitali: niente più investimenti e un miliardo di franchi che ogni giorno abbandonavano la Francia. Il governo a quel punto non volle incamminarsi sulla via di una trasformazione socialista della società e, cedendo a pressioni padronali, lasciò la strada delle riforme per imporre politiche di tagli ed austerità sociale che non impedirono, tra l’altro, una crescita enorme della disoccupazione.

Per dieci anni la direzione del Pcf ha addossato al "tradimento" del partito socialista tutte le responsabilità di ogni sconfitta del movimento operaio dicendo, giustamente, che la sinistra non aveva saputo offrire un’alternativa globale al capitalismo. È quindi incredibile constatare come pochi anni dopo si possa spacciare come fruttuosa un’alleanza di governo con un programma ancora più moderato e rispettoso delle compatibilità del sistema di quello del 1981, giustificando poi la privatizzazione di settori dell’economia che 15 anni prima si erano nazionalizzati.

I documenti congressuali

Questi limiti si riflettono nei 7 contributi tematici che sono serviti come base per la discussione a livello nazionale. È sorprendente che non venga detta una sola parola sulla guerra in Kossovo, in cui la Francia era il secondo paese più impegnato militarmente. Ai dibattiti congressuali hanno partecipato circa 50.000 militanti e tra loro circa l’80% ha approvato i testi proposti dal Comitato Nazionale con un 12% di contrari e un 8% di astenuti. I differenti gruppi di opposizione presenti all’interno del Pcf non sono riusciti a presentare dei testi alternativi ma l’insoddisfazione della base del partito ha preso comunque forma, per esempio attraverso migliaia di proposte di emendamenti. Sono comunque significativi i dati della Federazione di Parigi, dove il 40% dei militanti ha votato contro i testi, o quelli del Nord-Pas de Calais (Lilla) dove l’opposizione ha raggiunto l’83% dei votanti.

In quest’articolo non possiamo procedere a un’analisi accurata dei setti testi di orientamento e quindi discuteremo solo alcuni dei punti fondamentali.

In economia per esempio il gruppo dirigente dice di essere a favore di un’economia mista con predominanza sociale e che "puntiamo a nuovi rapporti pubblico/privato, dove è res-ponsabilità di ognuno soddisfare i bisogni delle persone, della società. Non è detto che per sua stessa natura tutte le commistioni pubblico e privato debbano sempre realizzarsi a vantaggio della logica del privato". Queste formulazioni sono abbastanza confuse ed ambigue, ma soprattutto non danno ai militanti basi concrete per la propaganda.

Fatti come la catastrofe ambientale ed occupazionale della Bretagna causata da TotalFina e dalla ricerca del massimo profitto, inseparabile dal sistema capitalista, devono spingerci a risposte all’altezza dei problemi.

Non si può infatti pensare che la Tobin tax, sostenuta dall’associazione Attac dei soci di LeMonde Diplomatique, possa contrastare la tendenza generale del capitalismo ad una sempre maggior concentrazione delle ricchezze, tassando lo 0,05% delle transazioni finanziare speculative.

L’indifferenza con cui gli stessi deputati di sinistra hanno accolto in parlamento questa proposta di legge, pur inclusa nelle loro proposte, l’ha fatta bocciare con soli 23 voti a favore è significativa. Ci sembra comunque che un programma che non includa la nazionalizzazione dei grandi gruppi finanziari ed industriali sotto il controllo dei lavoratori non attacchi la radice delle diseguaglianze e sia velleitario.

È contraddittorio dire di "voler mettere in discussione lo strapotere dei mercati finanziari" e poche righe dopo proporre una riforma del Wto o del Fmi che sono precisamente degli strumenti del grande capitale.

Un’altra discussione "calda" è quella sullo stalinismo. In Francia il Pcf ha appoggiato acriticamente la burocrazia di Mosca fino al crollo dell’Urss costruendosi un’immagine molto stalinista che ha allontanato molti militanti (molte anche le espulsioni). Molti militanti accusano ora la direzione di voler buttare via il bambino con l’acqua sporca, per paura di non sembrare più i soliti comunisti "cattivi". In effetti varie affermazioni del secondo testo d’orientamento sull’Unione Sovietica sono del tutto errate. Si utilizzano argomenti classici della borghesia per dire che la dittatura del proletariato concepita da Lenin contrasterebbe con la democrazia e con la libertà; si avalla l’immagine di un partito bolscevico gruppo di cospiratori "illuminati" ma, soprattutto, anche se la condanna dei crimini dello stalinismo è, finalmente, chiara, resta di tipo morale e piuttosto superficiale. Lo stalinismo fu un fenomeno sociale, con precise basi storiche e materiali, che comportò il soffocamento della democrazia operaia, nata in Russia dopo la rivoluzione d’Ottobre, e non il frutto della pazzia di una persona o di una casta. Solo approfondendo tali questioni è possibile contrastare efficacemente la propaganda della borghesia che vuole far identificare Lenin ed il comunismo con lo stalinismo.

La Francia è un paese in pieno fermento sociale, decine di migliaia di giovani stanno cominciando ad interessarsi di politica Nascono così svariate associazioni per il diritto alla casa, contro il razzismo, contro la disoccupazione o contro il Wto, con un carattere fortemente anticapitalista anche se molto settoriali ed isolate tra loro.

È dunque più che mai necessario un partito comunista che non sia tentato di ‘sciogliersi’ in questi movimenti ma che unifichi queste lotte, dotandole di una più chiara prospettiva di trasformazione socialista della società.

Proporre ora un tale programma farebbe tornare all’attività tanti militanti più anziani delusi dai cedimenti di questi anni e attirerebbe moltissimi giovani alla ricerca di un modo per cambiare società..

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