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Il 10 febbraio, 100mila studenti francesi scendevano per le strade contro la riforma della scuola voluta dal governo di destra. Pochi giorni dopo il ministro dell’Educazione Fillion era costretto ad annunciare pubblicamente il ritiro del suo progetto di legge. Questa è stata una vittoria importante per il movimento studentesco francese, ma già allora spiegavamo che alla prima occasione il governo sarebbe tornato all’attacco. E così è stato.

Il referendum per l’approvazione del Trattato Costituzionale dell’Unione europea sta infiammando la politica francese e polarizzando la società. Spaventati da una serie di sondaggi che danno in testa i “no”, giornali e televisioni del padronato hanno rilanciato una campagna isterica a favore della ratifica. Per il sì sono in prima linea anche i principali partiti del padronato francese, l’Unione per la Maggioranza Presidenziale di Chirac e i liberali dell’Udf, alleati alla destra del partito socialista guidata dal segretario François Hollande.

La lotta di classe è tornata a dominare la scena politica francese dopo 18 mesi di relativa calma, se si esclude la lotta radicale degli elettrici contro la privatizzazione della compagnia statale Edf nel giugno 2004. Nel mese di febbraio 600mila lavoratori del settori pubblico e privato hanno manifestato contro la riforma della legge sulle 35 ore voluta dal governo di destra e 100mila studenti sono scesi in piazza contro la riforma dell’educazione.

Valanga di sinistra in Francia

Le elezioni regionali in Francia hanno registrato una netta vittoria della sinistra. La coalizione tra partito socialista (Ps), partito comunista francese (Pcf) e verdi ha ottenuto la maggioranza in 22 regioni su 23. Alla destra gollista è rimasta soltanto la piccola Alsazia, zona rurale e conservatrice. Mai la destra è stata così schiacciata alle amministrative. Tutti i ministri in lizza sono stati sconfitti. Questo voto è innanzitutto un riflesso delle lotte di massa che nei mesi scorsi hanno contrastato le controriforme del governo di Raffarin (Ump, unione per la maggioranza presidenziale, coalizione di destra).

Cresce la rabbia della base

 

Il 32° congresso nazionale del Partito comunista francese (Pcf), dal 3 al 6 aprile, si è tenuto a quasi un anno dalle elezioni presidenziali e legislative in cui questo partito ha registrato il peggior risultato da sempre (3,4%). Per la prima volta nella sua storia il documento presentato dalla direzione nazionale ha ottenuto appena il 55% dei voti e solo il 30% degli iscritti ha votato. Da 15 anni la direzione del Pcf scarica le sue responsabilità sulla direzione altrettanto riformista del partito socialista: ormai questo meccanismo è rovinato e non chiude più gli occhi ai militanti comunisti. Due documenti che criticavano da sinistra la direzione uscente hanno raccolto il 45%, fatto pure questo inedito.

Rispettando i pronostici, l’Unione per la Maggioranza Presidenziale (Ump) di Chirac ha vinto le elezioni legislative francesi. La destra ora controlla la presidenza della repubblica, il governo, il Parlamento ed il Senato. Per ritrovare una situazione simile dobbiamo tornare al 1969. Tuttavia, sarebbe un errore pensare che le ultime tornate elettorali in Francia tradiscano un profondo spostamento a destra della società.

Francia

"Una generazione di giovani militanti è nata il 21 aprile, alcuni minuti dopo le 20, e nei giorni che hanno seguito l’annuncio della presenza di Jean-Marie Le Pen al 2° turno delle elezioni presidenziali" (Le Monde, 12/5/02). A Parigi, verso la mezzanotte del 21 aprile, circa 15mila giovani scendevano spontaneamente in piazza concentrandosi alla Bastiglia. Non si vedevano marce notturne spontanee dal maggio ’68.

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