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Le ultime elezioni municipali sono uno schiaffo per la sinistra francese, nonostante le vittorie di Parigi e Lione. La sua politica non suscita entusiasmo. In crisi dalla sconfitta del governo Juppé a seguito dello sciopero di sei settimane del settore pubblico nel 1995, in preda a lotte fratricide e scissioni dopo la sconfitta alle elezioni legislative del 1997, la destra vince un’elezione per la prima volta dall’arrivo di Jospin al governo. Una sinistra che applica una politica antioperaia spalanca la porta alla ripresa della destra.

Nei 586 comuni con più di 15.000 abitanti dove si è votato, il partito socialista (Ps) ed il partito comunista (Pcf) perdono complessivamente 41 città. I ministri del governo Jospin subiscono pesanti sconfitte, soprattutto se facilmente identificabili con una politica di controriforme. L’attuale ministro del lavoro Guigou (Ps), che in gennaio aveva imposto una legge contro i disoccupati, è stata stracciata dalla destra ad Avignone. Miglior sorte non ha avuto il ministro comunista Gayssot, grande privatizzatore dei trasporti.

Significativo è il risultato molto deludente col quale Martine Aubry ha vinto a Lilla, con l’estrema sinistra che raggiunge il 10%. In questa Torino francese, l’ex ministro del lavoro, autrice della legge sulle 35 ore che ha permesso più flessibilità e regalato al padronato svariati miliardi in agevolazioni fiscali, ottiene uno dei risultati storicamente più bassi per la sinistra. Liste di sinistra "alternative" (dissidenti del Ps o del Pcf, Verdi, Motive-è-s) ottengono buoni risultati, l’estrema sinistra avanza e, dove riesce a presentarsi, ottiene in media l’8%. L’estrema destra indietreggia nettamente ma conserva vari sindaci nel sud della Francia ed un voto popolare importante in città come Marsiglia.

Delusione tra i lavoratori

L’astensionismo è stato alto (32%) e, secondo dati forniti da LeMonde, ha riguardato soprattutto gli operai (40%) ed i giovani sotto i 25 anni (53%). Nel 2001 ci sono già stati due scioperi generali del pubblico impiego ma alcuni esponenti del governo hanno addebitato le sconfitte a ragioni locali e sottolineato la dimensione storica delle vittorie a Parigi ed a Lione. Incredibilmente, il segretario del Ps Hollande ha detto che il messaggio degli elettori è di "accelerare il ritmo delle riforme". Queste analisi non stanno in piedi. Per esempio, se vogliamo parlare di effetti locali, questi hanno favorito soprattutto la vittoria della sinistra nella capitale. Da dodici mesi una marea di scandali finanziari aveva coinvolto l’ex sindaco di Parigi Jean Tibéri e la sua banda di politicanti ed affaristi. Fiutato il pericolo, i vertici nazionali della destra scaricarono l’ormai scomodo Tibéri e la direzione del suo partito (Rpr, gollista) lo espulse. La candidatura di Seguin doveva dare un’immagine "presentabile" ai conservatori. A destra, la campagna elettorale è stata senza esclusione di colpi e, così, in vari quartieri di Parigi i candidati delle sue diverse fazioni non si sono nemmeno accordati per una desistenza al secondo turno. I loro voti sommati sono leggermente superiori a quelli ottenuti dal neo sindaco socialista Delanoe. Anche a Parigi l’astensione è alta soprattutto nei quartieri popolari, con punte del 60%. Per Lione si potrebbero fare ragionamenti simili. Si pensi solo che l’uomo forte della destra a Lione, Millon, era discreditato agli occhi della popolazione per essersi fatto eleggere presidente della regione con i voti determinanti del Fronte Nazionale.

Crollo del Pcf

Il pesante arretramento del partito comunista francese (Pcf) è indiscutibile. Il Pcf ha perso la maggioranza in diversi suoi bastioni, soprattutto nella cintura industriale attorno a Parigi. Molte famiglie operaie non perdonano alla direzione del partito il suo sostegno alle privatizzazioni, alla moderazione salariale, alla guerra in Kosovo ecc. Non c’è tuttavia peggior sordo di chi non vuol sentire: il segretario del partito Hue ed il ministro della gioventù Buffet hanno affermato che la sinistra deve ascoltare maggiormente i ceti popolari "altrimenti va contro il muro", per aggiungere poi che la "mutazione" del partito deve andare avanti più rapidamente (per "mutazione" si intende l’eliminazione di ogni riferimento alla storia del movimento comunista). Il presidente dei deputati comunisti Bocquet ha aggiunto: "non abbandoneremo mai la sinistra plurale". Al consiglio nazionale del Pcf non è stato avanzato nessun programma alternativo a quello portato avanti dal governo. In realtà ci si limita all’augurio che Jospin si ravveda e cambi politica. Quattro anni di partecipazione al governo hanno reso i militanti comunisti più coscienti della necessità di avere un programma anticapitalista e di classe. Nelle sezioni si applaudono e si ascoltano soprattutto gli interventi di critica alla direzione del partito, la cui autorità è ai minimi storici. Il clima cambia. Potremmo stendere una lunga lista dei gruppi d’opposizione che si sono formati e sviluppati nel corso degli ultimi anni, in un partito comunista che per decenni fu tra i più stalinisti e monolitici dell’Europa occidentale. Il malcontento della base sociale del partito è stato sottolineato dai buoni risultati ottenuti dove, per le ragioni più disparate, il Pcf ha presentato un suo candidato indipendentemente dalla "gauche plurielle". È da segnalare l’ottimo risultato (27%) del leader nazionale della tendenza d’opposizione interna Sinistra Comunista ad Aubervilliers, comune di 70.000 abitanti alla periferia di Parigi. In questo caso la direzione nazionale del partito aveva imposto un candidato ben accetto al resto della coalizione e gli oppositori interni avevano mantenuto la loro candidatura, finendo poi in un testa a testa col candidato di tutta la "sinistra plurale". Il Pcf sembra ormai un limone spremuto e la borghesia, che ha avuto bisogno della collaborazione dei comunisti per imporre la sua politica ed entrare senza troppi dolori nell’UE, comincia a far pressione per estrometterlo dal governo. Fabius (Ps), ministro delle finanze e molto vicino ad ambienti capitalisti, ha detto a chiare lettere che "le elezioni si vincono al centro" e che la caduta libera del Pcf dovrebbe implicare un ridimensionamento del suo peso nel governo.

Jospin lo ha subito smentito ma nonostante ciò è chiaro che il processo di polarizzazione all’interno della "sinistra plurale" sta per raggiungere una fase critica, resa ancor più delicata dalle nuove pretese dei Verdi. Questo processo potrebbe portare ad una nuova rottura tra Ps e Pcf.

Successi e limiti dell’estrema sinistra

L’avanzata elettorale dell’estrema sinistra riflette parzialmente la crescente spinta anticapitalista e rivoluzionaria dei giovani e dei lavoratori. Nei bastioni tradizionali del Pcf o in zone a forte presenza operaia, l’estrema sinistra si colloca spesso tra il 10 ed il 15%. La denuncia dello sfruttamento capitalista e l’origine operaia di molti suoi candidati l’aiutano ad ottenere la simpatia di una fascia minoritaria ma non insignificante della popolazione, disgustata dalla politica filo-padronale e dall’ipocrisia dei gruppi dirigenti del Ps e del Pcf. Però, sia Lutte Ouvrière che la Lcr (Lega Comunista Rivoluzionaria) non riescono a capitalizzare questi successi elettorali in termini di militanti e radicamento. Questo è dovuto all’incapacità di questi gruppi di connettersi col processo di presa di coscienza dei militanti delle organizzazioni di massa e di intervenire in modo indipendente nelle lotte sociali. Ultimo esempio è quello della Danone, dove i militanti dell’estrema sinistra, pur controllando due sindacati su tre, si stanno accodando al programma e ai metodi di lotta delle burocrazie sindacali nazionali. In queste ultime elezioni, l’estrema sinistra "rivoluzionaria", ottenendo qualche seggio in più, ha sempre mantenuto le sue candidature quando arrivava al secondo turno, aiutando in alcuni casi la destra a sconfiggere candidati socialisti o comunisti. Con questi "triangolari" il Pcf ha perso tre sindaci.

Questa tattica è ispirata dall’idea che destra e sinistra sono la stessa cosa e che i riformisti si combattono allo stesso modo che l’estrema destra.

D’altra parte, l’importanza crescente del terreno elettorale rispetto all’azione di base di queste organizzazioni sta spostando su binari opportunisti la politica dell’estrema sinistra. Ciò era già visibile quando nel programma elettorale di Lo-Lcr per le europee si parlava di Europa Sociale invece che di trasformazione socialista della società. Recentemente, valga come esempio il fatto che Arlette Laguiller, portavoce di Lo, si è dichiarata a favore dell’assunzione di poliziotti di quartiere, cercando di accattivarsi una parte dell’elettorato. Attualmente la Francia è il paese europeo dove la lotta di classe è più acuta. Dopo vent’anni quasi ininterrotti di governi di sinistra, e con molte lotte alle spalle, i lavoratori francesi hanno accumulato un’esperienza enorme. Nei prossimi anni vedremo come questo processo potrà sfociare in nuovi sconvolgimenti all’interno di tutte le organizzazioni del movimento operaio francese.

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