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Pare che Matteo Renzi abbia perso la sua verve e da un po’ di settimane a questa parte il suo slang pseudo-giovanile sembra non essere più sufficiente per frenare il calo verticale del suo consenso anche tra gli studenti che, sebbene non abbiano dato ancora vita ad un percorso di lotta generalizzato nelle scuole e nelle università, hanno scelto con chi schierarsi nello scontro apertosi in piazza San Giovanni tra il governo e i sindacati. L’elevato astensionismo nelle elezioni regionali in Emilia Romagna e in Calabria è un altro segnale in questa direzione.

Il Jobs act pesa come un macigno sulle teste di tutti i giovani e la sua approvazione inevitabilmente vedrà le condizioni di tutti noi peggiorare, non a caso saremo ricordati come quella generazione considerata senza uno straccio di futuro. Non vedere però il cambio di passo che si concretizza nell’attenzione dei giovani ai momenti cruciali di lotta operaia è criminale. Una fascia sempre più larga di giovani non vede alternative alla lotta e la consapevolezza che siamo di fronte ad un attacco generalizzato è più che mai presente.
Abbiamo rivendicato la nostra presenza in piazza il 25 ottobre alla manifestazione della Cgil perché riteniamo che il vuoto politico dovuto all’assenza di un partito di riferimento dei giovani e dei lavoratori, darà sempre più centralità alla lotta messa in campo dal sindacato. Non per questo abbiamo illusioni nei vertici sindacali, ma la battaglia contro il governo e contro il Jobs act va combattuta in un’unica piazza, insieme. Colpire uniti il nemico comune, questo deve essere il nostro slogan!
Il 14 novembre alla manifestazione dello sciopero Fiom tenutasi a Milano, così come a quella di Napoli il 21 novembre e a Palermo il 27, abbiamo ribadito con forza nei nostri spezzoni studenteschi la parola d’ordine dell’unità tra studenti e lavoratori e continueremo a farlo anche in occasione dello sciopero generale del 12 dicembre. Finora, nonostante i proclami di diversi collettivi ad una fantomatica unità con i lavoratori, sono sempre state convocate piazze separate: è successo sia a Milano che a Napoli. Non valgono nulla i comunicati di alcune strutture di movimento in cui si afferma, utilizzando un lessico incomprensibile ai più, l’“attraversamento della piazza del sindacato”. La verità è che un lavoro vero di costruzione di un unico fronte non viene fatto. Siamo dell’idea che per vincere nella lotta contro Renzi non esistono altre strade all’unità tra studenti e lavoratori e le nostre campagne in vista dello sciopero del 12 dicembre saranno proiettate alla costruzione di questo fronte.
Che lo sciopero convocato dalla Cgil sarà un passaggio decisivo anche per le sorti del movimento studentesco lo si evince già oggi, basti pensare alla ripresa massiccia delle occupazioni in vista dello sciopero che si stanno svolgendo nelle principali città del nostro paese. Gli studenti decidono di ricorrere a questo metodo di lotta non solo per problemi legati alla propria scuola. Anzi, in molti casi obiettivo dei giovanissimi è quello di occupare per opporsi agli attacchi che arrivano dal governo.
Il fatto che i cortei studenteschi siano stati coincidenti con le mobilitazioni sindacali (quella del 14 e del 21 novembre) e che le occupazioni scolastiche si stiano sviluppando tutte verso la prossima data del 12 dicembre mostra come siano il movimento operaio e le loro organizzazioni di massa a dettare i ritmi al movimento studentesco. Questo in barba a chi, fra le strutture studentesche e giovanili, pensava che il ruolo di queste organizzazioni fosse esaurito. L’importante ora è che queste occupazioni siano generalizzate e discutano di come il movimento studentesco si debba strutturare e unire a quello operaio, anche attraverso l’organizzazione di picchetti che da ogni scuola portino studenti e lavoratori in piazza insieme.
Come coordinamento Sempre in lotta proporremo in molte scuole occupate di fare delle assemblee per discutere con i lavoratori, per organizzarci con loro in modo che lo sciopero generale possa essere concepito come un momento di una lotta più complessiva contro questo sistema. Allo stesso modo saremo presenti fuori da aziende e fabbriche per fare dei volantinaggi con i lavoratori e interverremo nelle loro assemblee per rendere viva l’unità della quale stiamo parlando.
Come coordinamento di collettivi di scuole e università ci sentiamo di porci al fianco del movimento dei lavoratori, dei precari e dei disoccupati perché nostri naturali alleati di lotta. Pensiamo che il ruolo dei lavoratori nelle nostre battaglie sia di primaria importanza, questo è il motivo per cui consideriamo illusorio il percorso lanciato con lo sciopero sociale.
La battaglia che convintamente portiamo avanti per unire il fronte degli studenti con quello dei lavoratori prescinde nettamente da qualsiasi diplomazia di vertice tra collettivi e vertici sindacali. L’unità che cerchiamo è un passo importante da compiere per l’abbattimento del governo Renzi, ma certo non è l’unico da fare. Renzi è espressione degli interessi della classe padronale che, una volta caduto il suo governo, troverà altri che ci imporranno sacrifici. La nostra lotta è dunque una lotta complessiva, rivoluzionaria, contro il sistema capitalista.

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