Gran Bretagna. Dagli studenti parte la risposta di massa ai tagli - Falcemartello

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Mercoledì 10 novembre Londra ha visto scendere in piazza 50mila manifestanti chiamati dal sindacato studentesco Nus e dal sindacato dei lavoratori dell’università Ucu, a protestare contro i tagli all’istruzione programmati dal governo.
Un’attacco selvaggio all’istruzione, i cui effetti saranno aumenti delle tasse universitarie fino al 300% (dalle attuali 3mila a 9mila sterline l’anno), tagli di corsi, con rischio di chiusura per numerosi atenei e migliaia di esuberi di personale, e tagli al fondo dei sussidi scolastici per le famiglie povere. Una vera e propria mannaia che farà dell’istruzione superiore britannica un lusso per pochissimi privilegiati.
I dirigenti del Nus, che negli ultimi anni hanno difeso posizioni estremamente arretrate, abbandonando ad esempio la rivendicazione di un’istruzione gratuita a favore di una “tassazione graduale”, sono stati praticamente costretti a convocare una giornata di lotta sotto la pressione che montava dalla base degli studenti. Nonostante l’intenzione di usare la manifestazione come valvola di sfogo, per poi tornare tutti da bravi al quieto vivere (la stessa scelta di convocarla in un giorno feriale mirava a disincentivare la partecipazione), non solo il risultato è stato un successo in termini numerici, con la presenza di studenti universitari e medi e il coinvolgimento di vasti settori di giovanissimi, ma ha anche “dato il la” all’escalation di un movimento che si è rapidamente esteso in tutto il paese e sta contagiando diversi settori della società. Ovviamente l’attenzione dei media si è concentrata in modo sensazionalista sull’occupazione della sede del partito conservatore e il presidio concomitante durato ore e brutalmente represso dalla polizia, episodio che anche il segretario nazionale del Nus, Porter, ha strumentalizzato nel prenderne le distanze per distogliere l’attenzione dalla portata di massa del movimento.
Nella seconda giornata di lotta del 24 novembre la mobilitazione si è estesa dalla capitale a decine di altre città, tra cui Bristol, Sheffield, Leeds, Manchester, Brighton e Liverpool, con l’occupazione di 17 sedi universitarie, e un’ulteriore estensione del movimento si è avuta il 30 novembre con altre manifestazioni a Brighton, Birmingham, Bristol, Manchester, Newcastle, Oxford, oltre che a Londra, il diffondersi delle occupazioni (a 32 sedi universitarie) e di azioni “eclatanti” come salite sui tetti a Brighton e Liverpool e irruzioni nelle sale dei consigli comunali di Birmingham e Oxford. Manifestazioni e sit-in hanno avuto luogo anche in Scozia e in Irlanda del Nord. Secondo il Guardian (1° dicembre) la maggior parte delle occupazioni sono state iniziative indipendenti dal Nus.
La partecipazione alla lotta da parte degli studenti scozzesi, che non sono toccati direttamente dalle misure del governo, è uno degli indici di come la mobilitazione stia trovando un ampio appoggio in tutta la società, in quanto viene vista come punta di lancia della risposta al piano generalizzato di attacchi ai servizi pubblici, come dimostrano anche sondaggi condotti da diversi giornali (secondo il Daily Star il 54% dei lettori erano favorevoli all’azione alla sede dei conservatori), al punto che il Tuc, la confederazione sindacale, ha lanciato una manifestazione nazionale ad Hyde Park per il 26 marzo, evento di portata storica se consideriamo che l’ultimo sciopero generale nel Regno Unito risale al 1926!
Oltre alle pressioni che stanno costringendo le direzioni riformiste del movimento studentesco ed operaio a cavalcare la tigre malgrado la loro volontà, il movimento sta scuotendo anche i rappresentanti della classe dominante: lo si vede tra i liberaldemocratici, che trovandosi a tradire nel governo di coalizione con i conservatori la promessa fatta in campagna elettorale di non aumentare le tasse, si trovano ora divisi tra quattro distinte posizioni sul voto da dare alla Camera sui tagli.
Non sarà con la campagna per la revoca dei deputati “traditori” lanciata dal Nus che si potranno fermare le misure del governo. La strada contro i tagli – all’istruzione e non solo – l’hanno mostrata gli studenti delle scuole e dell’università: una lotta di massa in grado di contagiare tutta la società, studenti e lavoratori, fino a bloccare il paese con lo sciopero generale.