Gran Bretagna: le elezioni aprono un periodo di instabilità - Falcemartello

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Le recenti elezioni politiche ed amministrative in Gran Bretagna hanno prodotto una situazione parlamentare instabile, che è un riflesso della instabilità reale esistente nella società. Non solo i risultati hanno prodotto un parlamento in stallo senza maggioranza assoluta per nessun partito, ma addirittura si è giunti ad una alleanza Tory-liberali, per la prima volta in più di 70 anni.

La Gran Bretagna ha davanti a sé una possibile catastrofe economica e ha il maggiore disavanzo statale d’Europa. Perciò la borghesia cercava un governo forte conservatore che portasse avanti una politica di austerity. In sua mancanza e di fronte ad una classe operaia inferocita, avrebbe grandi difficoltà nel realizzare un programma di tagli. Il governo laburista, debole e sfiancato, non poteva più farlo senza produrre una rivolta di massa.

L’Establishment puntava su una vittoria Tory. Non hanno però preso in considerazione diversi fattori, fra cui quello che i lavoratori non hanno dimenticato ciò che han fatto i conservatori l’ultima volta che sono stati al potere. Nel 1997 c’è stato un massiccio travaso di voti verso i laburisti proprio perché i lavoratori erano stufi di tagli, privatizzazioni e leggi antisindacali. Così, sebbene Cameron abbia cercato di presentarsi come l’uomo che avrebbe portato “cambiamento” in Gran Bretagna, la maggioranza dell’elettorato ha detto “No, grazie”.

Perciò i Conservatori non sono riusciti a conquistare un appoggio sufficiente a formare una maggioranza di governo, avendo solo il 36% dei voti e 306 seggi. Il Partito Laburista, sebbene alcuni sondaggi lo dessero per terzo, è riuscito ad arrivare secondo in termini di seggi (258) con il 29% dei suffragi, solo un punto percentuale sopra la storica sconfitta del 1983.

A quei tempi, nel dibatto interno del Partito Laburista, il “sinistro” Michael Foot era attaccato dai “destri” perché – ci veniva detto – un partito troppo a sinistra era ineleggibile. Dopo quella sconfitta ci fu una caccia alle streghe contro la sinistra laburista, in particolare contro i marxisti, che infine condusse all’incoronamento di Tony Blair.

Alla fine ebbero un partito laburista “eleggibile”. Nel 1997 ci fu una clamorosa vittoria laburista, seguita da diverse altre vittorie negli anni successivi. Queste vittorie furono usate dall’ala blairiana del partito per rafforzare la sua presa sull’apparato. A chiunque nel partito criticasse Blair veniva risposto che era lui riusciva a vincere le elezioni e a “tener fuori i Tory”. Ora, dopo 13 anni di governo del “New” Labour, vediamo quanto siano eleggibili costoro! Sono stati sconfitti con percentuali simili a quelle di Michael Foot! Grazie a questi veri e propri infiltrati della borghesia nel movimento operaio, i conservatori sono ancora una volta il primo partito in parlamento.

Nondimeno, e a dispetto della deindustrializzazione, dei tagli, delle privatizzazioni ecc. la classe operaia nelle aree industriali urbane del Paese si è mobilitata a favore dei laburisti per fermare il ritorno dei Tory, ancora odiatissimi dopo più di 18 anni di thatcherismo. Ciò si è visto nell’affluenza, salita al 65% dal 61% del 2005.

Questa affluenza non ha aiutato i liberaldemocratici che sembravano in crescita nei sondaggi pre-elettorali. Avevano cercato di presentarsi come qualcosa di nuovo e fresco, qualcosa di “pulito”. Sulle questioni fondamentali della politica economica, però, non ci sono vere differenze tra liberaldemocratici e conservatori, né tra questi e l’ala destra del Partito Laburista. Invece di guadagnare seggi, hanno finito per averne 57, cinque in meno del 2005, col 23% dei voti.

Ciò rivela un elemento importante dell’equazione. Un’enorme polarizzazione di classe sta avendo luogo nella società britannica via via che la crisi economica ha un impatto sugli strati più deboli, sui poveri, sui disoccupati e sulla classe operaia nel suo complesso. Questa polarizzazione si è espressa nelle elezioni: le tensioni crescenti tra le classi hanno schiacciato i liberaldemocratici e gli altri partiti minori. I Verdi sono riusciti a prendere un solo seggio a Brighton. Gli altri “indipendenti”, come la giornalista Esta Rantzen, sono stati sonoramente sconfitti, così come il British National Party, partito di estrema destra.

In certe frange di estrema sinistra ci si è accontentati di dichiarare che non c’era differenza fra i “tre partiti borghesi”, cioè il Partito Laburista, il Partito Liberaldemocratico e il Partito Conservatore. Però non è così che la classe vede la faccenda. Altrimenti come ci si spiega la distribuzione dei voti, particolarmente nei centri urbani industriali dove si concentra la classe operaia? Quando si arriva al dunque, la classe operaia tende sempre ad appoggiare il Partito Laburista. Istintivamente e nonostante tutte le delusioni degli ultimi 13 anni, lo considerano il loro partito, piaccia o no. Per loro, almeno in questa fase, semplicemente non c’era alternativa.

Dove c’erano dei candidati della sinistra laburista, questi sono riusciti ad aumentare i voti: John McDonnell (+2.500 voti), Jeremy Corbyn (+8.000 voti) ecc. Questo conferma quanto hanno sempre detto i marxisti, ossia che quando una linea di sinistra viene combinata col nome del tradizionale partito di massa della classe operaia britannica questo ha un grande impatto.

In Scozia, c’è stato uno spostamento verso il voto al Partito Laburista, a danno anche dei nazionalisti dello Scottish National Party. La Central Belt, la zona più popolosa della Scozia, resta rossa. In Galles i laburisti, pur perdendo alcuni seggi a vantaggio dei conservatori, mantengono 26 seggi, restando di gran lunga il principale partito.

Nelle amministrative, i laburisti sono andati bene. Sono riusciti a riprendersi i consigli comunali di Sheffield e Liverpool, che erano in mano ai liberaldemocratici, e hanno spazzato via il BNP da Barking e Dagenham, facendogli perdere tutti i suoi 12 consiglieri, e castigandolo anche in altre zone. A Barking, ma per le politiche, era anche candidato Nick Griffin, il leader del BNP, che sperava di ripetere il suo successo alle elezioni amministrative. I laburisti hanno ricacciato Griffin al terzo posto, un’esperienza umiliante che indubbiamente provocherà una crisi nel BNP e forse anche delle scissioni. Questo mostra la sostanziale debolezza del BNP, che può essere messo all’angolo appena la classe si muove. 

I laburisti sono riusciti a prendere la maggioranza in 14 consigli comunali, inclusi Coventry ed Oxford, conquistando quasi 400 nuovi consiglieri su scala nazionale. La circoscrizione londinese di Newham è 100% laburista, senza consiglieri di opposizione. Anche Barnet e di Tower Hamlets, sempre a Londra, hanno visto una vittoria del Labour Party. A Londra come ovunque, le zone dove abitano un numero maggiore di neri e di asiatici si sono schierate con i laburisti.

Il risultato totale per il Labour Party è stato di 8.600.000 voti, con una perdita di 91 seggi. Questa è una chiara sconfitta di Gordon Brown (e di Tony Blair prima di lui) e della sua linea, di fatto conservatrice. Il Partito Laburista ha però tenuto ed è avanzato in gran parte dei suoi baluardi operai tradizionali. Tuttavia, possiamo essere contenti perché “non siamo andati così male come ci aspettavamo”? No, quel che serve è una seria analisi degli ultimi 13 anni, della linea adottata e dell’effetto che hanno avuto sull’elettorato. Va sviluppato un programa completamente diverso basato sui principi del socialismo, sul principio che sono le grandi imprese che devono pagare per la crisi. Questo può significare solo un programma basato sulla rivendicazione chiave della nazionalizzazione delle leve principali dell’economia sotto controllo operaio e democratico. Questo è il solo modo per poter difendere i posti di lavoro, le scuole, gli ospedali, le pensioni e risolvere i mali generati dalla putrefazione del capitalismo.

Un’altra lezione di queste votazioni è data dal fallimento di tutti quelli che hanno tentato di costruire un’alternativa di sinistra al laburismo. Ancora una volta, si è dimostrato che, come ha spiegato ripetutamente la tendenza marxista, non è possibile semplicemente scavalcare le organizzazioni tradizionali di massa della classe lavoratrice. Esse hanno affondato radici profonde che, nonostante oltre un decennio di politiche blairiane, non saranno smosse dalla fondazione di gruppetti di estrema sinistra ai margini del movimento.

Comprendiamo appieno la frustrazione e il disgusto di milioni di lavoratori verso il New Labour, ma a bocce ferme si vede che questi lavoratori hanno finito comunque per votare laburista perché non c’era un’alternativa realistica. Per loro la scelta era tra votare laburista o non votare affatto. Per questo motivo gruppi come Respect, Socialist Alternative, lo Scottish Socialist Party, la coalizione TUSC ecc. non sono riusciti ad avere alcun impatto. Questo non dipende dall’onestà dei singoli candidati in lizza, molti dei quali sono dei bravi compagni come Rob Williams (candidato del Socialist Party a Swansea per la TUSC, licenziato per la sua attività sindacale, che non ha preso neppure i voti dei suoi colleghi), ma dal fatto che, dove la classe percepisce il rischio che venga eletto un Tory, si mobilita a sostegno delle sue organizzazioni tradizionali e questi gruppi marginali vengono ignorati. Questo è vero particolarmente nei quartieri operai.

A Londra, George Galloway, l’unico parlamentare di Respect, ha perso il suo seggio a vantaggio del Labour Party arrivando terzo dopo i Tory. Dopo questo cattivo risultato e la perdita del suo unico deputato, è piuttosto probabile che Respect tenda a disintegrarsi. Lo Scottish Socialist Party continua a tirare a campare, ma ha perso ogni speranza di poter sfondare come credeva inizialmente. Molti pensavano che potesse perlomeno diventare il secondo partito scozzese, ma in realtà va sempre peggio e si sta riducendo ad un gruppuscolo insignificante. Di fatto, con 3157 voti ottenuti in dieci collegi elettorali il risultato è peggiore di quello, già mediocre, del 2005.

Lo stesso discorso vale per altri gruppi di questo tipo. Se c’era un’occasione per piccole forze alla sinistra del Labour Party, era questa. I laburisti sono stati al potere 13 anni; molti lavoratori sono delusi e dovrebbero star cercando un’alternativa. Cosa è capitato invece? Non solo i lavoratori danno ancora parecchi voti ai laburisti, ma addirittura non rieleggono quei pochi candidati di sinistra indipendenti che erano riusciti a vincere nelle tornate precedenti, inclusi candidati piuttosto credibili e rispettati come l’ex parlamentare laburista Dave Nellist (perdente con solo il 3,7% e 1592 voti). Se sommiamo i voti di tutti i candidati del Tusc nei 40 collegi dove si erano presentati, il totale equivale alla metà dei voti presi da John Mc Donnell nella circoscrizione di Hayes and Harlington. Non c’è bisogno di aggiungere altro.

L’idea di creare un alternativa al Partito Laburista sul terreno elettorale si è dimostrata fallimentare ancora una volta. Dobbiamo imparare la lezione: solo con una lotta nelle organizzazioni di massa, dentro i sindacati e dentro il Partito Laburista si può ottenere un cambiamento. Il grosso dei sindacati sono affiliati al partito e lo finanziano: questo è il momento di riprenderselo e restituirlo alla classe operaia!

Il nuovo governo di coalizione tra i conservatori e i liberali sarà del tutto instabile, ma allo stesso  tempo avrà come cardine del proprio programma un attacco senza precedenti alla classe lavoratrice, cominciando dal già annunciato congelamento dei salari dei dipendenti pubblici per la durata di un anno. Potrebbe diventare il governo più impopolare della storia britannica del dopoguerra.

Il periodo in cui stiamo entrando è il più turbolento della storia. La crisi è profonda, come mostrano gli eventi greci. La prospettiva davanti a noi è quella dell’intensificarsi della lotta di classe. Ci saranno alti e bassi, periodi di conflitto acuto, con grandi scioperi e anche scioperi generali, seguiti da periodi di provvisoria ritirata. Nel corso del processo, i lavoratori inizieranno a trarre conclusioni.

La borghesia si sta armando per una guerra: la guerra della classe dominante contro la nostra classe. I lavoratori non accetteranno supinamente quello che si sta preparando per loro. Questo sarà un periodo in cui le idee dell’autentico marxismo avranno un’eco sempre maggiore, ed è nostro compito portare queste idee ai lavoratori ovunque essi si trovino, nei sindacati, nei posti di lavoro e anche nello stesso Partito Laburista.

(Riadattato da un articolo di Rob Sewell e Fred Weston per www.marxist.com