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La lotta degli immigrati a Brescia e a Milano, sulla scia di quelle di Castel Volturno e  Rosarno, mostrano la presa di coscienza degli immigrati dello sfruttamento a cui sono sottoposti e la loro disponibilità a lottare per conquistarsi il diritto sacrosanto a una vita dignitosa nel nostro paese. La repressione che i manifestanti hanno subito è stata dura, attuata con espulsioni mirate. Le condizioni di vita in Italia diventano sempre più difficili, anche per la mancanza di una sanatoria che dia il permesso di soggiorno a chi vive e lavora già nel nostro paese, ed è costretto a rimanere clandestino. Lo stesso decreto flussi 2011 è una beffa, considerato il gran numero di domande respinte con l’ultima sanatoria colf e badanti (uno dei motivi scatenanti le proteste di Brescia e Milano) , domande per le quali i lavoratori immigrati hanno anche speso denaro faticosamente guadagnato. Si capisce bene quale sia il vero scopo della Bossi- Fini e il meccanismo che sta dietro questi decreti: mantenere alto il numero di clandestini, che forniscono manodopera a basso costo e sono facilmente ricattabili. L’unica vera soluzione sarebbe una sanatoria che regolarizzi tutti gli irregolari.

Di fatto, la classe dominante ha lavorato perché si esasperasse una guerra tra poveri, creando divisioni nella classe lavoratrice: italiani/stranieri, stranieri col permesso di soggiorno/clandestini. Per queste ragioni non possiamo che opporci alla logica dei flussi, che è funzionale al perpetuarsi dello sfruttamento sia degli immigrati regolari che dei clandestini.Questi ultimi hanno subito una vera e propria criminalizzazione, con campagne mediatiche ad hoc, fino all’approvazione del pacchetto sicurezza, con l’introduzione del reato di clandestinità: manovra che va a colpire la parte più debole della forza lavoro. Ma il ricatto del permesso di soggiorno vincolato al contratto di lavoro non si ferma all’ipersfruttamento dei clandestini: anche chi ha il permesso di soggiorno infatti è ricattabile, in quanto ha bisogno che il contratto di lavoro non sia interrotto, pena la perdita dei documenti e l’espulsione. È chiaro che diventa difficile per un lavoratore in queste condizioni scioperare, e lottare per i propri diritti.

I lavoratori immigrati, la cui lotta è, evidentemente, lotta di classe, non possono vincere da soli: diventa indispensabile costruire una unità di classe tra stranieri e italiani, ce ne sono tutte le condizioni, anche per il risveglio della classe lavoratrice italiana, come il referendum a Mirafiori ha dimostrato. La battaglia degli stranieri è la battaglia degli italiani per sconfiggere lo sfruttamento: è evidente che, ad esempio, in  un cantiere, sarà difficile lavorare in condizioni di assoluta sicurezza e con salari decenti  se una parte dei lavoratori è costretta ad accettare salari da fame e a lavorare nelle peggiori condizioni. È facile intuire che i ricatti – e la mancanza di diritti- in cui vivono gli stranieri, possano, presto o tardi, riguardare anche i lavoratori autoctoni, visti gli attacchi che la borghesia sta portando avanti (caso Fiat su tutti).

Elaborare una piattaforma di lotta comune, in cui siano rivendicate migliori condizioni lavorative per tutti, la regolarizzazione di tutti gli stranieri in Italia e lo svincolamento del permesso di soggiorno dal lavoro, diventa un passo fondamentale. Così come lottare perché la Fiom, il sindacato a cui guardano i lavoratori più avanzati, si prenda carico delle istanze degli immigrati, al di là dei limiti che può mostrare il singolo dirigente, perché questo permetterebbe agli immigrati di discutere con il settore più avanzato della classe operaia italiana.

Solo con l’unità si potrà sconfiggere lo sfruttamento e ottenere il rispetto dei diritti di tutti i lavoratori!

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