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Ottimo risultato per le liste dei Giovani Comunisti alle elezioni universitarie a Bologna: 572 voti divisi tra il consiglio della Facoltà di Lettere (dove abbiamo eletto un compagno), il consiglio studentesco Area Giuridico-Economico-Politica (entrambi con percentuali attorno al 6%), e il consiglio studentesco Area Umanistica (dove sfioriamo l’8%).


Questo nonostante buona parte delle liste concorrenti siano state presentate da associazioni che si attivano solo ogni due anni in concomitanza con le elezioni, concentrando in questo periodo tutte le risorse provenienti da università, partiti etc., monopolizzando con i loro banchetti la zona universitaria. Particolarmente grave è stato il comportamento di Student Office, la lista collegata a Comunione e Liberazione, che rispettosa come sempre del silenzio elettorale ha mandato anche quest’anno i suoi clienti davanti ai seggi a dare apertamente indicazioni di voto.

Grazie al suo clientelismo e agli ingenti fondi (quest’anno Cl riceverà ben 31 mila euro dall’università per il solo Student Office, ma ci sono molte altre associazioni finanziate dietro cui si nasconde lo stesso gruppo) i cattolici hanno di nuovo una stretta maggioranza nel consiglio studentesco, ma sono diverse le indicazioni positive. Nelle due facoltà dove i Giovani comunisti hanno concentrato la propria campagna, Scienze Politiche e Lettere, Student Office si è dimostrata in difficoltà: dai seggi in cui eravamo presenti emerge un risultato dei ciellini di poco superiore al nostro, che a ribadire la loro natura clientelare riportano preferenze su ogni scheda, mentre la stragrande maggioranza dei nostri sono voti politici alla sola lista. Se confrontiamo i risultati con quelli di due anni fa, è evidente come Cl abbia percentuali inferiori, perdendo ben il 7% all’Area Umanistica. Il significato politico è chiaro: le organizzazioni clientelari come Cl possono infettare tutta l’università grazie ai loro fondi, ma dove arriva la politica inevitabilmente arretrano, incapaci di reggere un confronto non sia più di clientelismo ma di lotta di classe.

Si è registrato l’arretramento della Sinistra Universitaria (Ds), che perde 3 dei suoi 11 consiglieri nonostante l’alleanza con una serie di associazioni più o meno indipendenti e di sinistra moderata. Crediamo che questo risultato deludente di una lista di sinistra vada attribuito soprattutto a un programma moderato, all’appoggio della riforma Zecchino e a una assenza cronica dalle lotte che si sono sviluppate quest’anno nelle facoltà. Cari compagni, secondo noi non si tratta di gestire questa università, ma di cambiarla radicalmente! 

Come comunisti universitari punteremo a proseguire su questa strada: da questo risultato positivo di visibilità bisogna passare a un’opera di radicamento nelle facoltà, portando avanti una battaglia chiara contro la selezione di classe, per il ritiro della legge Zecchino e della Moratti. Le lotte che si svilupperanno anche sotto il governo Prodi ci dovranno trovare fra le organizzazioni più combattive!

 

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