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Parma

A Parma un centinaio di studenti in Psicologia, laureatisi nell’appello autunnale e in parte nella scorsa primavera, non hanno potuto proseguire il loro percorso di studi, trovandosi lo sbarramento del numero chiuso (o “accesso programmato”) nell’iscriversi alla laurea specialistica.

 


Nei mesi appena trascorsi questi studenti non sono rimasti con le mani in mano ma hanno dato inizio ad una serie di iniziative nell’ateneo sia per informare gli studenti sia per richiedere aiuto (dal rettore, dal preside di facoltà).

L’Unione degli universitari (Udu) ha proposto agli studenti di fare ricorso al Tar, poiché la loro esclusione è anticostituzionale; quest’iniziativa, sicuramente lodevole, non ci sembra però in grado di risolvere il problema. Non sarà attraverso il ricorso a qualche tribunale che gli studenti vedranno rispettati i loro diritti, dato che il numero chiuso è di fatto una conseguenza di decreti e leggi dello Stato, non tanto di decisioni arbitrarie di presidi di facoltà. Da questo punto di vista, il governo Prodi sta dimostrando di essere in linea col governo precedente di destra.

L’ultima finanziaria infatti taglia fondi all’università, né tantomeno in questi mesi il ministro Mussi ha ritenuto necessario giungere all’immediata abrogazione di controriforme quali la Zecchino e il decreto Moratti sui requisiti minimi, prime responsabili di situazioni come quella che si è prodotta nella Facoltà di Psicologia di Parma. Se non vengono abolite queste leggi, anche nel caso in cui i ricorsi al Tar venissero vinti, gli studenti si troverebbero ammessi in un corso di laurea non riconosciuto dal ministero dell’università poiché non rispettoso dei famigerati “requisiti minimi”. Inoltre, così come previsto dal decreto Moratti, il ministero, in modo ritorsivo, potrebbe chiudere il rubinetto dei già esigui finanziamenti stanziati. Non possiamo quindi limitarci a battaglie legali, dobbiamo mettere in campo un movimento degli studenti e dei lavoratori dell’università che ponga al centro del suo programma l’abrogazione di tutte le controriforme che negli ultimi dieci anni sono state fatte proprio per rendere gli studi un percorso d’elite.

Contro il numero chiuso, motivato nelle leggi Zecchino e Moratti dalla mancanza di un numero adeguato di docenti in rapporto al numero di studenti, rivendichiamo lo sblocco delle assunzioni e l’assunzione a tempo indeterminato di tutti i precari dell’università. Contro l’università per i figli dei potenti e dei ricchi che lascia alla massa sterminata dei rimanenti pseudo-lauree che hanno come unico sbocco il precariato, noi rivendichiamo la totale gratuità degli studi e il libero accesso a tutti i corsi e a tutti i livelli.

Queste cose non le otterremo dalla benevolenza del nuovo governo, ma solo con la lotta generalizzata di tutti gli studenti in tutte le università. Ciò che gli studenti francesi hanno messo in campo la scorsa primavera è ammirevole. Ma noi non dobbiamo solo ammirarli: dobbiamo imitarli! Non ci sono scorciatoie, l’unica strada è una mobilitazione nazionale. Per prepararla è necessario costruire un organizzazione nazionale degli studenti combattiva e democratica. Questo è l’obiettivo del Csu. Unisciti a noi nella lotta per un università di massa.

 

15/11/2006 

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