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La tragedia di un popolo tra riforme e rivoluzione


Per il suo film che è in queste settimane nelle sale italiane, “Il vento che accarezza l’erba”, Ken Loach ha scelto di occuparsi della lotta per l’indipendenza dell’Irlanda, negli anni immediatamente successivi alla Prima guerra mondiale. Ed anche stavolta, come in Terra e Libertà, il regista inglese riesce con rara maestria a raccontarci un altro momento importante delle lotte degli oppressi nel secolo scorso.

La trama è emozionante, drammatica ed avvincente: poche volte la Palma d’Oro al festival di Cannes è stata così pienamente meritata. Nelle due ore di durata della pellicola, attraverso le vicende di due fratelli membri dell’Esercito repubblicano irlandese, Loach invita a riflettere su numerose tematiche. Evidenzia i crimini dell’imperialismo inglese, che sotto le vesti di una rispettabile democrazia opprimeva in maniera brutale da secoli le masse irlandesi. Sottolinea il ruolo della lotta di massa, degli scioperi attuati dalla classe operaia decisivi in tutta la lotta di liberazione nazionale. Ma soprattutto c’è un tema che attraversa tutto il film, un dibattito che ha contraddistinto le lotte di liberazione nazionale e più in generale del movimento operaio negli ultimi 150 anni: quello tra riforme e rivoluzione.

Lo fa attraverso le scelte opposte dei due fratelli O Sullivan, uno che lega l’indipendenza nazionale dell’Irlanda alla necessità di una rivoluzione sociale,  l'altro, più “realista” che pensa che si debba procedere per gradi: "prima lottiamo per cacciare gli inglesi, poi metteremo le cose a posto”. 

I due filoni di pensiero erano ben presenti in Irlanda, ed il grande merito di Ken Loach è quello di far riscoprire al grande pubblico le tradizioni rivoluzionarie di leaders come James Connolly. Una sua frase citata da uno dei protagonisti del film riassume le convinzioni dei marxisti irlandesi: “Se domani si riuscisse a cacciare l’Esercito inglese e sostituire all’Union Jack la bandiera verde sopra al castello di Dublino senza però incominciare ad organizzare una repubblica socialista, tutti i nostri sforzi sarebbero vani. L’Inghilterra continuerebbe a dominarci. Lo farebbe attraverso i suoi capitalisti, i suoi latifondisti, i suoi banchieri.”

E quando le masse provano ad organizzare un contropotere, ad esempio attraverso tribunali che ristabiliscono una maggiore giustizia sociale, subito i moderati intervengono a tutela degli usurai e dei capitalisti irlandesi, che attraverso i loro finanziamenti ai repubblicani ne influenzavano la politica ed erano fermamente contrari a misure che mettessero in discussione i propri privilegi. Questo scontro tra un nuovo ed un vecchio ordine sociale è una caratteristica di ogni rivoluzione e Loach lo illustra in maniera piuttosto efficace.

Le speranze di chi ha messo a rischio la propria vita verranno tradite dall’accordo di pace del 1921, da cui nasceva lo stato libero d’Irlanda ma che sanciva allo stesso tempo la separazione delle sei contee del nord a maggioranza protestante. Nulla di nuovo: la politica del “divide et impera” portata avanti tante volte e con successo da Londra ed assecondata dalla borghesia irlandese. Una parte cruciale del film affronta proprio la divisione fra i militanti repubblicani, risaltando come i “nuovi padroni” si affrettavano a ricostruire gli strumenti di oppressioni tipici dello stato borghese, come l’esercito e la polizia: i metodi erano gli stessi, cambiava solo il colore della divisa.

Nelle scene finali siamo testimoni di tutta la rabbia e la disperazione dei militanti rivoluzionari, ora osteggiati da tutti, anche dalla Chiesa cattolica che non perse tempo a scomunicarli, ma anche tutto l’orgoglio  e la fierezza di chi è cosciente di sacrificare la propria vita per una causa giusta, per la liberazione degli oppressi.

“Il vento che accarezza l’erba” merita di essere visto da tutti i giovani e i lavoratori cha abbiano a cuore la lotta per un mondo migliore. Ringraziamo Ken Loach, che ancora una volta ha saputo rendere popolare ed accessibile un pezzo di “nostra” storia occultata volutamente dai libri di testo e dai grandi mass-media.

27 novembre 2006

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