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Bologna - Facoltà di Lingue: La lotta paga

La facoltà di Lingue ancora una volta mette alla prova la pazienza dei suoi studenti. A un mese circa dalle date di appello vengono comunicate delle piccole modifiche alle prove scritte di lingua inglese (una prova propedeutica e impossibilità di usare il dizionario monolingue per l’esame di inglese II, una prova di traduzione di inglese III).

Con assoluta nonchalance i docenti avevano deciso tutto ciò, senza preoccuparsi di avvisare in tempi umanamente accettabili i diretti interessati: gli studenti. Fortunatamente il collettivo di Lingue, Iniziativa Studentesca, si è mobilitato organizzando un sit-in davanti all’ufficio dove la Preside di facoltà e i docenti di inglese si stavano accordando in merito alle modifiche.

Il sit-in ha colto di sorpresa i docenti, non abituati a ricevere dissensi studenteschi, infatti a fine riunione viene letto un documento dalla Preside: "nessuna modifica verrà apportata agli scritti di inglese". La voce degli studenti è stata ascoltata, i docenti hanno cambiato idea.

Un dato questo emblematico che va ad aggiungersi alla vittoria ottenuta nel mese di febbraio, sempre grazie ad Iniziativa Studentesca, in merito al licenziamento improvviso dei lettori. Anche in quella occasione c’era stato dissenso, mobilitazione e infine vittoria: i lettori furono immediatamente riassunti su parola del Rettore. Due vittorie importanti e significative perché dimostrano che le voci di protesta di questa università, che sta diventando troppo commerciale nei suoi intenti, sono necessariamente indispensabili per tutelare i nostri diritti di studenti. Il silenzio può solo legittimare ogni abuso ed ogni sopruso all’interno della nostra università. È indispensabile che nasca una coscienza critica fra gli studenti, che si prenda atto di tutte le disfunzioni e le incoerenze che pesano oggi sul nostro presente di studenti e domani sul nostro futuro di laureati.

Troppe le pecche di questa facoltà (mancanza di laboratori, carenza di aule, appelli dimezzati, sbarramenti penalizzanti) che viene definita nuova ed efficiente nella sua forma, ma che si rivela del tutto antiquata e mal funzionante nella sua sostanza.

Gli studenti stanchi di piegare la testa e dire sempre sì vogliono sentirsi parte in causa "reale" di tutte le decisioni inerenti all’andamento didattico, vogliono chiarezza, chiedono informazioni.

L’università non può e non deve essere un sistema dove pochi decidono (docenti e organi accademici) e la massa esegue (studenti e lavoratori precari).

Gli studenti vogliono essere parte attiva di un sistema che possa realmente definirsi democratico.

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