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Senza diritti siamo solo schiavi

“Senza diritti siamo solo schiavi”, si leggeva ieri nello striscione d’apertura dell’assemblea nazionale dei delegati  Fiom a Pomigliano. Oltre 800 lavoratori e delegati, molti dei quali indossavano gli adesivi “Pomigliano non si piega”, hanno partecipato all’assemblea a sostegno della vertenza della Fiat di Pomigliano.

 

Tantissimi gli striscioni delle Rsu da tutt’italia: lavoratori di Termini Imerese, dell’ Alfa di Arese, della Lasme di Melfi, dell’Ilva di Taranto, dell’Eutelia, dell’Indesit, della ST Microeletronic di Catania oltre che del gruppo Fiat e della  Ferrari di Modena.

Ad aprire l’assemblea, Mario di Costanzo, RSU Fiat Pomigliano d’Arco e compagno del circolo Prc Fiat auto-Avio, che ha ribadito come attraverso il Referendum si sia visto lo scontro frontale tra capitale e lavoro e l’inconciliabilità tra gli stessi, sottolineando anche la necessità di rompere con Fim e Uilm ma anche criticando apertamente le posizioni di sostegno al SI della Cgil Campania.

Subito dopo ha preso la parola il segretario della Fiom Landini che ha ribadito nella sua relazione la determinazione ad opporsi all’accordo separato resa oggi ancora più forte dai risultati usciti dalle urne del referendum, rimarcando il fatto che nello scontro a Pomigliano si gioca la partita dei diritti di tutti i lavoratori del paese. Se c’è una questione che Pomigliano fa tornare prepotentemente all’ordine del giorno è in particolare l’inadeguatezza dei contratti  nazionali di lavoro nel difendere gli interessi dei lavoratori. Infatti come ha fatto notare Landini la Fiat potrebbe rivendicare i peggioramenti che chiede a gran voce (18 turni, riduzione della pause, mensa a fine a turno, aumenti dei ritmi) semplicemente pretendendo una rigida applicazione dei contratti nazionali così come sono. La disponibilità che il segretario della Fiom ha dato alla Fiat a trattare su queste questioni in modo “responsabile” nel caso si riaprisse la trattativa ha destato qualche preoccupazione nella platea, sia perché a molti è chiaro cosa questo significhi in termini di fatica per i lavoratori, ma anche perché se letto dal padronato come un elemento di debolezza potrebbe indurre tanti altri padroni a rivendicare questa applicazione in altre aziende.

Dopo il segretario hanno preso la parola i lavoratori. Negli interventi è stato ricorrente lo slogan, la lotta di Pomigliano è la nostra lotta.

Laura Serra della Lasme, indotto Fiat di Melfi, ha  denunciato  la metrica del lavoro, un aumento esasperato dei ritmi e la connessione che questa ha con problemi di salute per i lavoratori. 

Laura ha spiegato che Pomigliano  ha dato aria nuova ai lavoratori, si respira un clima nuovo e di maggior fiducia, “mentre il governo è immobile ed un PD misero e titubante protesta perché la Fiom va troppo in Tv a difendere i lavoratori”. Da qui bisogna partire  per mettere in piedi uno sciopero nazionale di tutta la categoria.

Dopo Laura ha preso la parola una delegata della ST Microeletronics di Catania: ” Se chiude Termini Imerese cosa  c’è fuori? L a  Mafia” ed è su questo che la compagna ha spiegato che “per lottare contro la Mafia si deve  partire dal lavoro, dalla sicurezza di avere un lavoro dignitoso.” Non si possono dividere i lavoratori tra Nord e Sud è l’unità del movimento operaio l’unico modo per fermare la Lega.

Matteo Parlati della Ferrari di Maranello è intervenuto sulla vertenza che riguarda il contratto integrativo che la Fiat non voleva aprire. Si parla di esuberi e intanto si chiedono sabati straordinari. È arrivato il momento di chiedere lo sciopero di tutto il settore auto. Il compagno ha sottolineato la necessità di promuovere una campagna nazionale in sostegno a Pomigliano coinvolgendo tutte le realtà sociali per rompere il muro di disinformazione. Prima delle conclusioni di Landini, l’intervento  di Domenico Loffredo della Fiat di Pomigliano (che pubblichiamo in questa pagina) che, dopo aver ringraziato i 1800 lavoratori che hanno detto No al piano Marchionne, ha sottolineato l’intransigenza da mantenere anche rispetto alle condizioni di lavoro, in primis la questione dei 18 turni perché non si possono scambiare i diritti col lavoro.

Nelle conclusioni Landini ha spiegato che Termini Imprese e Imola non possono chiudere e che se Fiat non è disposta da subito a dare garanzie sul futuro bisogna mettere in campo un intervento pubblico per andare nella direzione dell’auto ecologica.

Rispetto alla mobilitazione è tutto rinviato al primo comitato centrale di settembre visto che prima dell’estate l’unica proposta emersa è quella di fare assemblee itineranti nei territori ed un presidio a luglio al Parlamento. Vista la determinazione dell’assemblea nazionale siamo certi che a settembre i lavoratori risponderanno all’appello.

 

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