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Il 16 e 17 Ottobre in Molise, unico caso in Italia, si voterà per le elezioni regionali. Il 4 Settembre si sono svolte le primarie per designare il candidato Presidente del centrosinistra e, com'era ampiamente prevedibile, ha prevalso Paolo Di Laura Frattura, ex-Forza Italia, attualmente Presidente di Unioncamere (l'unione regionale delle Camere di Commercio).

 

Sicuramente il personaggio più “a destra” rispetto a tutti gli altri sfidanti, sostenuto da parte del PD e da diverse associazioni padronali.

Per capire meglio la natura borghese di questo individuo è bene ricordare che è stato presente in svariati consigli d'amministrazione, oltre ad essere un padrone e un tecnocrate che in questi anni ha realizzato favolosi profitti. Da non dimenticare, inoltre, che il padre è stato un ben noto politico democristiano locale che, in linea col partito del debito pubblico,  non ha disdegnato il ricorso massiccio alle pratiche clientelari contribuendo ad attuare una politica antioperaia e anticomunista com'era in uso anche negli anni 80.

Lo scenario, quindi, che si prospetta è determinato dalla sfida tra due esponenti della stessa classe sociale (Iorio, l’attuale governatore, contro il rampollo Frattura) che, nella migliore delle ipotesi, attueranno politiche economiche e sociali similari, in linea con le imposizioni e i dettami delle istituzioni economiche nazionali ed europee.

Va da sé che il prossimo governo regionale in Molise dovrà inevitabilmente portare avanti un programma di ulteriori tagli e privatizzazioni che, come sempre, si abbatteranno sui ceti popolari più deboli.

Pdci e Sel si sono accodati subito a questo progetto di stampo liberista: in nome della necessità di battere la destra(?) e con l'illusione di riuscire ad influenzare a livello programmatico la coalizione hanno accettato uno dei peggiori compromessi nella storia politica molisana scegliendo di sostenere un esponente a tutti gli effetti conservatore.

Rifondazione Comunista, dopo mesi di indecisioni nella speranza che dalle primarie uscisse un candidato di ‘sinistra’ che giustificasse l’accordo politico con il centrosinistra, senza costruire nessuna reale alternativa a questa misera illusione, alla fine aderisce a questa versione particolarmente impresentabile di centrosinistra con un accordo elettorale con Di Laura Frattura. Accordo contestato da una parte importante degli iscritti e militanti del partito, particolarmente del circolo Peppino Impastato di Campobasso.

Alle  elezioni provinciali di Campobasso del 15 e 16 Maggio scorso il PRC si era presentato apparentato con la lista moderata di Partecipazione Democratica ottenendo l'1,2%. Anche in quell'occasione avevamo avanzato la richiesta della presentazione indipendente del partito e soprattutto di candidature operaie che ci caratterizzassero da un punto di vista di classe, ma i vertici regionali scelsero la strada dell'alleanza col micromovimento del senatore Giuseppe Astore, ex democristiano dei tempi d'oro ed ex referente di Di Pietro con l'IDV.

Quello che sta avvenendo in questi giorni segna il momento più basso della storia del PRC in Molise. Per mesi abbiamo sostenuto la necessità di costruire un percorso autonomo a ciò che si preparava in casa del PD, ma i nostri appelli sono rimasti sempre inascoltati.

Scontiamo, senza dubbio, le scelte tattiche impostate dalla dirigenza nazionale e, di conseguenza, sperimentiamo a tutti gli effetti l'ipotesi del cosiddetto  “fronte democratico”, che qui avrà conseguenze devastanti dal punto di vista della ricostruzione del partito.

Al tempo stesso nulla è stato fatto dalla segreteria regionale per evitare questo esito disastroso, se non caldeggiare in astratto una generica alleanza di sinistra alternativa da far capeggiare a qualche notabile centrista legato all’IDV. Più volte, di fronte alle obiezioni da noi presentate, ci è stato risposto che non esistevano le condizioni per costruire un polo di classe anticapitalista e così si è lasciato il partito su una posizione attendista, a rimorchio delle decisioni degli altri soggetti politici.

Per la segreteria regionale la tattica proposta dal circolo di Campobasso avrebbe relegato il partito ad un ruolo di mera testimonianza, senza la possibilità di eleggere qualche rappresentante nelle istituzioni locali.

A questo noi oggi rispondiamo che un partito che si definisce comunista ha il dovere di lavorare per il radicamento sul territorio, nei movimenti, nei luoghi di lavoro e di studio, accanto ai precari, ai cassintegrati e a tutti coloro che sono schiacciati da questo sistema marcio e corrotto e di far discendere da questo lavoro la sua tattica elettorale. Altrimenti, un partito che si limita ad esprimere la propria solidarietà alle lotte per mezzo dei comunicati stampa serve a ben poco. Se oltretutto concepisce il momento elettorale come quello fondamentale è destinato a perdersi inevitabilmente del governismo.

La tattica della segreteria regionale del partito in Molise nell'ultimo periodo ha, questa sì, relegato il partito ad un ruolo da comparsa: prima l'uscita dalle primarie, poi il tentativo di rientrare in gioco individuando non si sa bene quale candidato di sinistra, per finire con l'accordo elettorale con l'ex forzaitaliota Di Laura Frattura con la presenza, nella lista della Federazione della Sinistra, del segretario regionale, a legittimare ulteriormente questo accordo. Mesi persi nell'immobilismo più totale a sperare che dalle primarie del centrosinistra uscisse un 'candidato presentabile' per poi acconciarsi mestamente al peggio.
Un disastro.

Per questo occorre ora una svolta che parta dalle prossime iniziative a livello nazionale: l'assemblea “dobbiamo fermarli” del 1 ottobre, la manifestazione del 15 contro il governo unico delle banche. I riferimenti sono nelle lotte di Pomigliano e Mirafiori, nella resistenza degli operai della Fincantieri, nella difesa dei beni comuni che vada oltre la pur importante partecipazione referendaria. Occorre. per quanto riguarda il nostro territorio, tornare davanti ai cancelli della FIAT di Termoli dove RC manca da secoli, lanciare un'iniziativa sul problema del caro affitti che coinvolga il maggior numero di studenti universitari, uscire dalle stanze dei compromessi per tornare al fianco di chi lotta quotidianamente per la sopravvivenza.


Il nostro deve essere un programma d'avanguardia: l'introduzione del sussidio sociale, la regionalizzazione delle aziende che hanno usufruito di ingenti contributi pubblici ma continuano a licenziare, la stabilizzazione dei lavoratori interinali alla FIAT e nelle principali aziende, l'eliminazione dei fondi per le scuole pubbliche e la sanità privata. Non ultima la battaglia contro la manovra finanziaria del governo Berlusconi che cancellerà tutta una serie di diritti dei lavoratori conquistati grazie a lotte durissime a partire dagli anni ‘60 e ‘70. Auspichiamo pertanto che al prossimo congresso tutti i compagni possano essere coinvolti in una riflessione attenta sulle prospettive per il nostro partito e respingiamo da subito questo accordo scellerato.

*coordinatore circolo PRC di Campobasso

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