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Il 14 febbraio il comitato No Debito ha ufficialmente lanciato, sulla scia della manifestazione No tav del 25 febbraio e dello sciopero con corteo a Roma della Fiom il 9 marzo, la manifestazione nazionale da farsi sabato 31 marzo marzo a Milano.

 

Visita il sito del comitato No debito per saperne di più

Motivi per scendere in piazza ce ne sono tanti.

I brutali attacchi allo stato sociale, passando per la controriforma delle pensioni e quanto si prospetta su ammortizzatori sociali e Statuto dei lavoratori per iniziare.

Finora i padroni nelle vesti del Governo Monti hanno centrato i loro obbiettivi senza colpo ferire.

La parola d’ordine è “dovete subire senza protestare perché sennò crescono gli interessi sui titoli di stato, nessun capitalista viene in Italia ad investire, la crisi precipita”.

Ma la crisi continua a precipitare ugualmente, da febbraio siamo ufficialmente in recessione.

Vento in poppa per Monti quindi?

A guardare la Cgil, l’unica organizzazione che potrebbe mettere in campo una minima opposizione, visto che il Partito democratico insieme alla destra sostiene con entusiasmo il governo, sembrerebbe proprio di si. Lo sciopero contro l’attacco alle pensioni di dicembre è stata una farsa, e ora siamo al paradosso. Mentre la Fiom promuove lo sciopero contro l’attacco all’articolo 18, pur con l’ambiguità di chi riesce a mobilitarsi contro una misura del governo ma non contro il governo, la Cgil esprime il proprio sostegno e intanto resta seduta al tavolo delle trattative. Trattative finte, dove non si decide nulla.

Consapevoli che non è certo una manifestazione al sabato che può contrastare le politiche reazionarie dei padroni crediamo che da qualche parte bisogna pur iniziare. Perché la lotta sarà lunga, difficile e faticosa, come ci insegna il coraggioso popolo greco, che davanti al tritacarne a cui é sottoposto dopo decine di scioperi, l’assedio del parlamento del 12 febbraio, continua a lottare. I padroni europei temono i lavoratori greci perché sanno che se solo concederanno qualcosa il loro esempio dilagherà in tutta Europa.

È indispensabile intraprendere questo cammino anche qui in Italia.

Per questo saremo in piazza contro padroni e banchieri e i loro lacché, contro le politiche di macelleria sociale a cui siamo sottoposti.

Riconoscersi oggi nel movimento contro il pagamento del debito per noi significa non solo opporsi alle politiche lacrime e sangue di lor signori ma anche lottare contro la crisi industriale, l’attacco alle condizioni di lavoro, alla disoccupazione, al taglio dello stato sociale e dei servizi pubblici.

Contrastare gli interessi dei capitalisti e di chi nel movimento operaio promuove quell’equità sociale chiamata ridistribuzione dei sacrifici che non c’è mai stata e che mai ci sarà.

Parlare oggi di opposizione al pagamento del debito vuol dire iniziare a mettere in discussione il sistema capitalista.

Oggi non pagare il debito significa:

- non riconoscere il debito pubblico (fatta salva ovviamente la tutela del risparmio dei lavoratori, dei pensionati, ecc.)

- porre il problema di nazionalizzare le banche e la finanza, con l’obiettivo di prendere in mano una leva decisiva per gestire l’insieme dell’economia;

- di conseguenza porsi l’obiettivo di prendere in mano i grandi gruppi industriali e commerciali, la proprietà fondiaria, tutti i mezzi fondamentali di produzione e scambio.

Sono questi i contenuti che porteremo in piazza a Milano. Ti invitiamo a farlo con noi!

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