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Martedì 22, in una giornata di pioggia senza precedenti per il mese di maggio, nella facoltà di Fisica dell’Università “La Sapienza” di Roma, si è svolto il quarto appuntamento del ciclo di assemblee di presentazione del breve saggio di Alan Woods:  “Il marxismo e #occupy. Ribellione o rivoluzione?”.

L’iniziativa, nata dalla collaborazione tra FalceMartello e il Collettivo Stella Rossa, ha visto la partecipazione di un'ottantina di persone, in stragrande maggioranza giovani e giovanissimi, interessati a saperne di più su un movimento, quello #occupy,  che si è sviluppato in un contesto caratterizzato dall’assoluta mancanza di prospettive per una generazione che è costretta quotidianamente a fare i conti coi danni che questo sistema economico produce.

Il compagno Andrea Grippo del Collettivo Stella Rossa nella sua introduzione si è soffermato proprio su questo elemento, cercando di spiegare il senso di un’iniziativa politica rivolta a voler porre sul tavolo della discussione temi che ritornano costantemente nei dibattiti interni ai movimenti. Il legame fra il movimento  #occupy negli Stati Uniti e le esplosioni  conflittuali del nostro paese appaiono evidenti se si esamina il quadro generale nel quale si sono originati questi fenomeni.  Nonostante queste enormi potenzialità - ha detto Andrea- ci troviamo di fronte ad una situazione di stallo, sia in America che in Europa: perché è avvenuto questo? Dove si sono commessi errori? Il senso della nostra iniziativa può riassumersi tutto nelle risposte da dare a queste domande.

La presidenza dell'assemblea.

Alan ha esordito affermando che la fase storica che stiamo vivendo è probabilmente la più convulsa della storia, caratterizzata com’è da cambiamenti che avvengono in maniera repentina e inaspettata. Solo 18 mesi fa erano al potere: Ben Alì, Mubarak, Sarkozy e Berlusconi. Oggi le dinamiche generate da quei processi ci fanno apparire queste figure come lontani ricordi del passato. Gli intellettuali borghesi non sono stati assolutamente in grado né di prevedere né di analizzare questi avvenimenti, al massimo si sono limitati a spiegarli confusamente. Per capire cosa sta avvenendo nelle nostre società bisogna dotarsi di un metodo che sia in grado di scavare in profondità, di legare fra loro particolare e generale, essenziale ed accidentale.

Ecco perché il marxismo mantiene intatta tutta la sua validità.

Il movimento #occupy negli Stati Uniti nasce sull’onda lunga delle rivoluzioni arabe. In paesi come Egitto e Tunisia è esplosa la rabbia che si era accumulata nel corso del tempo. I giovani si istruivano, andavano all’università e poi non trovavano lavoro; una situazione che in qualche modo ricorda quella italiana, pur con le dovute differenze. Queste contraddizioni sono esplose tutte insieme e l’entrata in campo del movimento operaio in quei paesi ha dimostrato come il problema non riguardi solo un settore della gioventù, ma tocca da vicino il tema del rapporto fra le classi e del loro scontro. L’indicazione che ci viene dall’Egitto è proprio questa: si è vinto quando il movimento operaio ha deciso che Mubarak andava cacciato con gli scioperi!


Una foto della platea.

Quando cioè si è organizzato e ha deciso di lottare.

Anche il movimento americano, così come quelli europei, si è posto il problema di come il “99%” può mettere in discussione il potere dell’ “1%”. La risposta che dobbiamo dare come marxisti è che ci vuole un metodo in grado di far uscire il movimento da questa fase di stallo e far comprendere ai suoi attivisti qual è la reale forza delle masse. Senza organizzazione la spinta propulsiva che viene dalla mobilitazione andrebbe persa: questo è cuore della discussione che vogliamo far nascere in ogni luogo di movimento. La critica ai partiti esistenti è del tutto legittima, ma non può essere trasformata in un’apologia dell’improvvisazione. Va fatta una battaglia seria nelle grandi organizzazioni politiche e sindacali per cambiare i gruppi dirigenti laddove questi sono lontani dalle esigenze delle persone che vorrebbero rappresentare.

Un momento del dibattito.

Dopo la relazione di Alan si è sviluppato un dibattito nel quale sono emersi diversi spunti interessanti. La compagna Ilaria Lolini si è soffermata sulle rivoluzioni arabe  e sul ruolo giocata dalla giovane classe operaia locale. Un professore americano è intervenuto sul movimento occupy apprezzando l‘intervento di Alan. Un dibattito e articolato vivo in si è affrontato il rapporto tra ascesa della lotta di classe e organizzazioni di massa dei lavoratori. Durante la riunione è stato fatto un’appello a sostenere “Rivoluzione” il giornale della tendenza marxista di Syriza, l’inizio di una campagna di solidarietà con i compagni greci che proseguiremo con altre iniziative a Roma ed alla Sapienza.

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