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Il 23 maggio nella facoltà di Architettura della Federico II a Napoli si è tenuto il quinto appuntamento in Italia con Alan Woods.  
L'iniziativa è stata organizzata dalla tendenza marxista del PRC, FalceMartello insieme ai compagni del Collettivo Studentesco Universitario di Napoli e ha visto la partecipazione di circa 100 persone tra cui molti giovani e la presenza di diverse realtà di fabbrica tra cui alcuni lavoratori della Fiat di Pomigliano D'Arco, dell'ex Ergom e della Bosch di Bari.


Partendo dalla situazione internazionale che oramai da diversi mesi è caratterizzata da diversi focolai di tensione sociale e di forti riprese delle mobilitazioni è arrivato ad analizzare la situazione italiana. Ritenere il nostro paese inabile a intraprendere un percorso di lotta per poter rispondere all'attacco padronale è assolutamente sbagliato e la risposta operaia dei lavoratori della Fiat è emblematica in questo.

Ma allora perché oggi il movimento operaio e studentesco è ridotto all'osso? Questa una delle più importanti domande emerse dal dibattito e sulla quale non solo Alan ma anche molti altri interventi si sono soffermati ampiamente. Trotskij diceva che “ la crisi dell'umanità si riduce alla crisi di direzione del movimento operaio” ed è proprio questo uno degli ostacoli più grandi che oggi in Italia non permette al conflitto di poter esprimersi in tutta la sua esplosività. La mancanza di una direzione all'altezza di questa fase politica ha comportato una sfiducia crescente delle masse nei confronti delle principali organizzazioni sindacali e partitiche presenti. Su questa sfiducia si sono costruiti gli ultimi movimenti studenteschi, partendo dall'Onda del 2008 passando per quello del 2010 fino ad arrivare allo scorso 15 ottobre.

Come nel suo intervento ha detto Guido, attivista nel CSU, il movimento studentesco, nonostante avesse potenzialità enormi, e fosse caratterizzato da una volontà genuina di cambiamento della società è stato troppo spesso dirottato da quei pochi che prendevano decisioni sulla testa di tutti gli studenti. In nome dello spontaneismo e dell'assenza di capi si sono viste tramontare le ultime mobilitazioni studentesche.

Su quali presupposti costruire il movimento, con quali metodi e proposte politiche è la nostra priorità. Alan nel suo intervento ha fatto presente che mai come oggi la classe dominante è coesa e compatta per demolire le conquiste che il movimento operaio è riuscito ad ottenere con le lotte ma, di fronte a tale attacco, la risposta resta ancora troppo flebile e divisa. Questo non significa che ci troviamo in una fase di riflusso.

Arcangelo, un lavoratore della Bosch di Bari, ha messo al centro del suo intervento la necessità di collegare le diverse vertenze che stanno emergendo oggi nel nostro paese. La risposta del movimento operaio allo smantellamento dei diritti basilari dei lavoratori non dev'essere solo difensiva. Sempre Arcangelo ha affermato che “ la fabbrica è nostra”, ed è questo il punto di partenza per un processo di crescita delle coscienze che potrebbe rendere possibile quel salto di qualità del movimento necessario per rovesciare il capitalismo.


Altri interventi di compagni della Fiat di Pomigliano, come Miimmo Loffredo o della ex-Ergom, fabbrica dell’indotto Fiat, hanno dimostrato come in questa assemblea si sia tratteggiata quell’unità indispensabile tra studenti e lavoratori che è essenziale per la lotta contro il capitale.


Questa ricerca dell'unità nelle lotte tra movimento studentesco e operaio deve essere concretizzata. La rabbia che è stata sempre espressa dalla base delle mobilitazioni deve ora esprimersi in un'unica voce che è quella delle classi subalterne schiacciate da questo sistema economico.

Questo processo sarà evidentemente tutto da costruire data la mancanza oggi di un partito rivoluzionario all'altezza della fase, un partito che sia strumento fondamentale per il superamento del capitalismo. E come ha spiegato Alan Woods, siccome le masse “non sono interessate ai piccoli partiti formati da quattro gatti”, la costruzione di un simile strumento passerà attraverso la trasformazione delle organizzazioni tradizionali della classe operaia oggi esistenti.

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