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Compagni e compagni, non so se sarà per me un intervento facile. So sicuramente che le posizioni che vorrei esprimere sono posizioni minoritarie in questa assemblea. Sono delegato da dodici anni, non sono tanti, abbastanza però per poter dire che la FIOM che ho conosciuto in questo tempo e che vorrei continuare a riconoscere è l'organizzazione che anche nei momenti più aspri del dibattito tra le posizioni ha fatto della democrazia e del pluralismo sindacale la sua bandiera. Questo non lo dico con intenti retorici ma lo dico perché lo ritengo un preciso punto politico. Solo con il rispetto e la garanzia della massima democrazia interna è possibile garantire il massimo dell'unità d'azione verso l'esterno, ne sono convinto.

 

Così come sono convinto come delegato e come lavoratore, che non si dovesse avanzare una proposta che congelasse la piattaforma del nostro contratto nazionale. Ho avuto modo di seguire i momenti più importanti di discussione e decisione riguardo alla piattaforma del contratto. Ho partecipato, come penso molti altri di voi, alle due assemblee dei delegati a Cervia e all'ultima di Montesilvano.

Dalla prima sono tornato carico di entusiasmo in fabbrica, dalla seconda una forte perplessità sulla giusta critica all'accordo del 28 Giugno contenuta nell'ordine del giorno approvato a maggioranza, che a mio avviso non era conseguente rispetto al mancato riconoscimento della FIOM di quell'accordo e io credo, compagni, che quell'accordo rischia di essere una sciagura per i lavoratori, perché apre la strada a ulteriori peggioramenti, come il contratto dei chimici dimostra.

Dall'assemblea di Montesilvano sono tornato disorientato, preoccupato, per ciò che volesse dire praticare i contenuti del contratto nazionale nei territori e nei luoghi di lavoro ma soprattuto per la mancata proclamazione dello sciopero generale della categoria a fronte dell'immobilismo della CGIL. Non voglio però qui fare la parte dell'ingenuo, perché per me come per molti altri compagni questi passaggi avevano un significato politico per la conduzione della nostra vertenza  e in tutta franchezza la decisione approvata a maggioranza dal CC del 5-6 settembre scorso, di proporre alla controparte un accordo unitario per il lavoro congelando la piattaforma per il contratto per un anno mi ha comunque sorpreso. Senza togliere nulla alla legittimità di decidere da parte del massimo organo politico della nostra organizzazione, mi aspettavo un percorso diverso prima di arrivare a decidere in merito, un percorso coerente con i modi e i contenuti con cui era iniziato l'altro percorso, quello della formazione della piattaforma per riconquistare il contratto nazionale.

Una griglia di proposte che dalla segreteria e dall'assemblea dei delegati arrivasse ai territori, ai lavoratori nelle aziende per arricchirla di ulteriori proposte e contenuti, per poi ritornare all'assemblea e quindi trovare il suo compimento con il voto dei lavoratori. Nel merito della proposta il grosso limite di fondo credo sia nel tipo di richieste che si avanzano e che poggiano sulla convinzione che dalla crisi si possa uscire attraverso un accordo e una collaborazione con i padroni, questi padroni, e con il governo, questo governo. E compagni, nel dibattito tra le varie posizioni che c'è stato nelle scorse settimane, ho sentito sostenere che questo sia l'unico modo per rimanere in campo, che ci consente di respirare fino a una ripresa dalla crisi, e anche molto più spesso, purtroppo, si è sentito dire che le condizioni per andare avanti non ci sono, che i lavoratori non vogliono lottare.

Ora io credo che se c'è una cosa profondamente sbagliata è quella di non considerare le condizioni reali e concrete in cui si trovano oggi i lavoratori. Pochissimi di noi in questa sala possano dire di non sbatterci la faccia tutti i giorni e da anni sia come lavoratori che come sindacalisti ma credo compagni che non ci possiamo neanche permettere di scaricare sulle spalle dei lavoratori le nostre difficoltà che non sono oggettive e tanto meno di ordine economico. Per me la disponibilità alla lotta dei lavoratori non è da collegare meccanicamente all'economia e non è neanche un dono dello spirito santo, non è neanche l'acqua di un rubinetto che apriamo e chiudiamo a piacimento. Oggi noi proclamiamo lo sciopero generale nazionale della categoria. È un passo molto importante, e un passaggio del lavoro per ricostruire la disponibilità dei lavoratori a lottare, però come è stato detto anche da qualche altro intervento io credo che questo sciopero generale debba essere preparato e realizzato con delle parole d'ordine chiare, e io dico a cominciare dalla piattaforma del contratto nazionale che è stata approvata da 370mila lavoratori metalmeccanici. Credo che gli obiettivi debbano essere chiaramente quello di farli diventare, come diceva il segretario nella sua relazione, un punto di aggregazione per tutti gli altri movimenti che stanno lottando o che lotteranno. Devono le parole d'ordine essere quelle dell'abbattimento di questo governo, della caduta di questo governo, governo dei padroni e delle banche, del FMI e della BCE. E come anche qualche altro intervento ha messo in rilievo io dico compagni dobbiamo anche trarre tesoro dall'esperienza perché noi forse già oggi potevamo porci in una situazione migliore sia come organizzazione sia per le condizioni dei lavoratori.

Siamo sicuri che abbiamo sviluppano tutte le possibilità che nel 2010 hanno dimostrato attorno alla FIOM? Abbiamo fatto delle iniziative importanti stamattina Landini l'ha ricordata, la manifestazione e lo sciopero del 9 Marzo è vero importanti abbiamo detto che saremmo andati oltre. Allora io mi chiedo compagni se davvero non potevamo mettere in campo delle altre iniziative via via più incisive. E se queste non avrebbero pesato sui rapporti di forza con il governo, con Federmeccanica, sulla disponibilità dei lavoratori a lottare e dico anche sulle scelte della CGIL .

L'ultimo punto, ma non per ordine di importanza è la questione della democrazia interna e dell'unità della FIOM  che se è vero che bisogna accettare le decisioni della maggioranza, e questo è un principio fondamentale però io penso che un organizzazione veramente democratica debba non solo salvaguardare la possibilità che queste decisioni ci sia una discussione ma anche la possibilità di critica di una minoranza  e a mio parere, compagni, rispetto alle vicende che si sono verificate in segreteria, credo che l'estromissione del compagno Bellavita dalla segreteria nazionale per l'incompatibilità delle sue posizioni sia stata una scelta sbagliata e preoccupante.

Il segnale che da è che in FIOM chi dichiara esplicitamente il dissenso non può far parte del suo organismo esecutivo e questa è sicuramente un inversione di rotta rispetto a una prassi che nel sindacato c'è da più di quindici anni. E penso che sia ancora più preoccupante se oltre all'incompatibilità delle posizioni si tirano in ballo la lealtà e la solidarietà all'organizzazione oppure se si inventano altri fatti o episodi per sostanziare queste argomentazioni. Il compagno Bellavita con le sue dichiarazioni pubbliche non ha commesso una violazione dello statuto. La lealtà all'organizzazione per i compagni che come Bellavita condividono un percorso all'interno del nostro sindacato credo che siano oltre che dei valori anche una pratica coerente. Però io penso compagni che non c'è nè lealtà nè unità dell'organizzazione se si fa una rinuncia alla critica per disciplina. Questa non è disciplina e io penso che se la democrazia che noi abbiamo rivendicato nelle fabbriche e nei luoghi di lavoro è stata ed è tutt'ora la nostra bandiera, non è un'espressione vuota e io sono convinto che non sia un'espressione vuota, perché i contenuti sono i contenuti di questa organizzazione, io credo appunto che se questa è la democrazia non possiamo permetterci assolutamente che essa non abbia diritto di cittadinanza nel nostro sindacato.

Modena , 12 ottobre 2012

 

Il video dell'intervento

 

 

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