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Sono passati più di tre mesi dalla stipula del contratto per il Gruppo F.S., siglato il 20 giugno e già firmato da Cgil, Cisl, Uil, Ugl e Fast.

L’Orsa ferrovie ha invece sospeso il giudizio e proclamato un referendum tra i suoi iscritti, il cui termine ultimo fissato per fine settembre è slittato al 12 ottobre, per ritardi nella consegna delle schede di voto.

 

La posizione dell’Orsa, sindacato storicamente combattivo e di classe, è spiegata nell’informativa inviata per posta agli iscritti.

In questo opuscolo si parla di un contratto a “luci e ombre”. Se è positivo che il sindacato consulti i propri iscritti prima di apporre una firma, e altresì vero che sarebbe più giusto dire che di “luci non c’è ombra” in questo accordo.

I termini del nuovo contratto prevedono infatti l’aumento delle ore lavorative da 36 a 38, la diversificazione economica per i nuovi assunti rispetto a chi è già in servizio. Aumenti salariali per indennità notturna e domenicale, alquanto irrisori.

é l’aumento dell’orario di lavoro, però, che ha creato maggiori contestazioni tra i lavoratori, poiché si dà facoltà all’azienda di utilizzare gli uomini e le donne in servizio senza criteri oggettivi, includendo la gestione dei diritti alle ferie, ai riposi, ecc.

Nel settore stazioni le continue riorganizzazioni provocano la chiusura di impianti e l’obbligo per i ferrovieri a continui spostamenti di servizio.

Dal 1 gennaio 2013, Rfi ha anche disposto l’esternalizzazione dell’attività di manovra, già in uso in molti territori, a favore di ditte esterne private. Questi lavoratori non sanno, ad oggi, in che modo e con quali mansioni verranno utilizzati in futuro.

Nel settore macchina, al personale non viene garantito il riposo settimanale di 58 ore e non c’è alcuna previsione della pausa di 15 minuti. Inoltre, per ogni prestazione lavorativa viene garantito un solo pasto aziendale, cosicché o si sceglie di pranzare o di cenare. L’azienda può comandare il personale viaggiante di lavorare in un giorno di riposo, dettando questa richiesta con solo 48 ore di preavviso, una volta al mese, ed esiste “l’obbligo di prestazione straordinaria anche a seguito di malattia di un collega”.

A questo dobbiamo sommare la diminuzione del riposo giornaliero, nonché l’aumento da 50 a 55 anni del limite oltre cui il lavoratore non può essere trasferito senza il proprio consenso.

Nell’informativa dell’Orsa (per giustificare l’incertezza nel respingerlo), si dice che questo nuovo contratto si colloca in una fase di grande crisi economica e sociale, dove i diritti dei lavoratori vengono mano a mano assottigliandosi. Si aggiunge inoltre che l’attacco sfrenato dei padroni, non avendo una contrapposizione alle richieste da loro poste, trova facile cammino per i propri propositi, e il capitale regna sovrano.

Bisogna ricordare ai lavoratori, però, che questa è una crisi non determinata da loro e che anzi, stanno pagando duramente. è necessaria una ripresa del conflitto, che invece la burocrazia sindacale tende a sopire; il compito di “contrapporsi” alle richieste padronali spetta proprio ai sindacati come

l’Orsa, tanto più quando ci sono dei lavoratori disposti a lottare.

Significativo l’esempio che il settore macchina ha dato nei giorni scorsi, quando con una delegazione si è presentata al congresso federale dell’Orsa e, con una dichiarazione scritta, messa agli atti, ha ribadito la contrarietà alla firma del contratto.

L’esito del referendum nel loro settore, svoltosi impianto per impianto e non per posta, ha visto il 95% dei voti contrari.

Da qui il passo successivo è stato proclamare uno sciopero di tutti i macchinisti per i giorni 11, 12, 13 e 14 ottobre.

Si tratta ora di parlare con i ferrovieri degli altri settori per dire no al contratto proposto, ed aprire una nuova stagione di conflitti, uniti e decisi a non arretrare dalle nostre posizioni.

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