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Dichiarazione della Corrente Marxista del Psuv Lucha de Clases

Ciò a cui abbiamo assistito negli ultimi giorni è stato il tentativo di un colpo di stato, come correttamente descritto dal compagno presidente Nicolas Maduro. Queste non sono esattamente proteste pacifiche di cittadini Venezuelani che credono che ci siano stati brogli elettorali, ma un piano organizzato per rovesciare il governo Bolivariano e schiacciare la rivoluzione. Come possiamo combatterlo?

 

I mass media in mano ai privati, gli Stati Uniti, l’Osa (Organizzazione degli Stati Americani), il governo Spagnolo del PP (Partito Popolare), l’oligarchia locale (capitalisti, banchieri e proprietari terrieri), sono tutti coinvolti nel piano.

Quello a cui abbiamo assistito è una campagna coordinata di attacchi ai simboli della rivoluzione Bolivariana e alle sue conquiste: i Poliambulatori popolari (CDI),  gli asili nido, gli edifici comunitari (Simoncitos), i supermercati gestiti dallo stato PDVALes e Mercal, i mezzi di comunicazione dello stato e delle collettività, la compagnia petrolifera PDVSA, le sedi del PSUV, Petrocasa, così come gli edifici del CNE (Consiglio Nazionale Elettorale) e le resisidenze private dei funzionari statali e dei leader bolivariani e delle loro famiglie.

Fin dal giorno della chiusura della campagna di Maduro a Caracas, inoltre, abbiamo visto un nuovo elemento, la presenza di uomini armati, spesso in moto, che hanno sparato in maniera indiscriminata contro gli attivisti rivoluzionari. Sette attivisti socialisti sono stati uccisi nella notte tra lunedì e martedì in diverse parti del paese, mentre difendevano la rivoluzione.

L’insieme di dichiarazioni pubbliche ad ampia copertura da parte della stampa, le pressioni internazionali, i cortei per le strade,la violenza sistematica e i blackout pianificati, il  sabotaggio dell’economia e la carenza degli alimenti di base, la minaccia di una serrata padronale, etc. Sono tese a produrre uno stato di incertezza e di illegalità che potrebbe costringere i settori dell’apparato statale ad intervenire contro il governo legittimo.

 

Come rispondiamo a questo tentativo di golpe?

L’unico modo per rispondere ad una minaccia di questo genere, come dimostrato da tutte le precedenti esperienze della rivoluzione, è attraverso la mobilitazione rivoluzionaria. La borghesia, correttamente, ha compreso che in ultima analisi la lotta di classe non può essere risolta all’interno del quadro della legalità borghese, ma solo in uno scontro aperto: noi dobbiamo trarre la stessa conclusione. Il che non significa cadere nelle provocazioni, ma piuttosto sviluppare una mobilitazione organizzata tra le masse rivoluzionarie e la classe lavoratrice. Questo è quello che ha cominciato ad accadere negli ultimi giorni nei quartieri e nelle città di tutto il paese, quando gli attivisti rivoluzionari si sono ripresi e hanno difeso le mezzi e strutture del canale televisivo statale VTV, i centri regionali del CNE, i poliambulatori popolari, etc.. A questa mobilitazione spontanea  è necessario dare un carattere organizzato e coordinato.

Una sede del Psuv incendiata a Barcelona (stato di Anzoategui)

Devono essere istituiti comitati contro il golpe in ogni quartiere e in ogni fabbrica, organizzare un comitato di vigilanza rivoluzionario con pattuglie di autodifesa che proteggano le conquiste della rivoluzione Bolivariana (Simoncitos, CDI, mass media statali e comunitari, sedi delle organizzazioni rivoluzionarie, etc.). Questi comitati devono essere composti da tutte le organizzazioni rivoluzionarie, le pattuglie motorizzate, i sindacati di classe, i comitati dei lavoratori, i mass media comunitari, i CTU (Comitati dei Territori Urbani), i consigli comunali, le comuni socialiste, etc. che sono attive in ogni quartiere e in ogni luogo di lavoro.

L’oligarchia minaccia una serrata padronale nazionale. I lavoratori del gruppo POLAR (monopolio nella produzione e nella distribuzione di cibo) hanno rivelato l’esistenza di magazzini segreti utilizzati per l’accaparramento delle scorte. Il governatore di Merida, Vielma Mora, ha affermato che i padroni di bestiame stanno pianificando un sabotaggio nella distribuzione di latte e carne. A tali minacce si può solo rispondere con il controllo dei lavoratori.

Se ci saranno serrate o tentativi di sabotare l’economia, dovrà essere utilizzato lo slogan del 2002, come correttamente spiegato dalla compagna Blanca Eekhout, “fabbrica chiusa, fabbrica occupata” e aggiungeremmo “espropriata”.

In tutte le fabbriche, luoghi di lavoro e istituzioni statali dobbiamo organizzare assemblee di massa dei lavoratori, per discutere la situazione e istituire il controllo dei lavoratori e i comitati di viglianza rivoluzionari. Questi comitati dovranno rendere conto all’assemblea dei lavoratori e vigilare contro i padroni e contro i burocrati e gli infiltrati nelle aziende e nelle istituzioni statali.

Al primo segnale di sabotaggio dell’economia, il governo deve espropriare le società responsabili e metterle sotto il controllo dei lavoratori. La minaccia che il compagno Maduro ha fatto contro Repsol e altre aziende spagnole deve essere messa in pratica nei confronti della borghesia “nazionale”.

Di fronte al sabotaggio della rete elettrica, noi dobbiamo rispondere con il controllo dei lavoratori alla base. Non possiamo permettere che elementi infiltrati all’interno di queste istituzioni organizzino sabotaggi dei rifornimenti energetici in momenti così cruciali. Dichiarare che il settore elettrico è un’istituzione di sicurezza nazionale è corretto, ma nulla può sostituire il ruolo dei lavoratori di questo settore che conoscono la situazione dell’azienda e che sono in grado di  gestirla, e che per mesi hanno denunciato atti di sabotaggio. Contro il sabotaggio della rete elettrica, controllo rivoluzionario dei lavoratori ed espulsione dalle istituzioni di traditori ed infiltrati.

Di fronte all’intervento imperialista, gli ambasciatori dei paesi coinvolti nella campagna dell’opposizione devono essere espulsi e le multinazionali appartenenti a queste nazioni espropriate. Il Venezuela deve essere rispettato. È necessario combinare tali misure con un appello internazionale ai popoli e ai lavoratori del mondo per mobilitarsi attivamente in difesa della rivoluziona Bolivariana, allo scopo di impedire qualunque tentativo di aggressione esterna.

L’oligarchia non è forte nelle strade. Negli ultimi mesi, le masse rivoluzionarie lo hanno dimostrato in molte occasioni. Ma non dobbiamo dargli l’opportunità di organizzarsi. Ora Capriles ha ritrattato e annullato la marcia sul Cne, ma è necessaria un dimostrazione di forza delle masse rivoluzionarie in piazza. Non è abbastanza organizzare concerti e veglie per la pace. I rivoluzionari sono per la pace, ma per avere la pace dobbiamo prima disarmare l’oligarchia. C’è bisogno di una manifestazione rivoluzionaria di massa, per far capuire  all’oligarchia chi ha di fronte.

Solo il popolo può salvare il popolo, come dimostrato precedentemente in numerose occasioni. Ora siamo tutti Chavez, non c’è bisogno di aspettare istruzioni dall’alto, ma attivarsi in ogni città, fabbrica, scuola e quartiere povero. I comitati contro il golpe, in ogni fabbrica, luogo di lavoro, quartiere, provincia e communità rurale, devono essere coordinati attraverso rappresentanti eletti democraticamente e revocabili momento e a ogni livello.

Di fronte all’assassinio di attivisti rivoluzionari, i comitati contro il golpe devono attrezzarsi con tutti i mezzi necessari per la difesa personale, allo scopo di respingere tali attacchi e sviluppare servizi segreti popolari per identificare i colpevoli.

L’oligarchia e l’imperialismo stanno lavorando per spingere una parte degli alti ufficiali dell’esercito ad appoggiare i loro piani golpisti. Il popolo rivoluzionario deve contrastare questa campagna con un lavoro politico organizzato nell’esercito e nelle milizie. Dobbiamo stabilire legami stretti tra gli attivisti rivoluzionari, i soldati di leva e gli ufficiali di provata lealtà rivoluzionaria. Comitati di soldati e di ufficiali bolivariani dovrebbero essere istituiti in tutte le caserme per esercitare la vigilanza rivoluzionaria. Una forza armata socialista e bolivariana può essere garantita solo con un lavoro politico rivoluzionario al suo interno.

La battaglia contro un colpo di stato è innanzitutto una battaglia politica. Dobbiamo convincere tutti quei settori delle popolo e del ceto medio che sono stati persuasi da idee controrivoluzionarie, che una rivoluzione è necessaria. Questo è possibile solo risolvendo i problemi più urgenti per la popolazione, incluse ‘accaparramento dei generi di prima necessità, la criminalità e l’inflazione. Tutti questi problemi derivano, in ultima analisi, dall’esistenza di un’economia capitalista e di una burocrazia di stato capitalista.

Come ha detto il compagno Maduro, il prossimo passo non è un patto con la borghesia ma la radicalizzazione della rivoluzione. Ciò deve significare l’espropriazione dei mezzi di produzione, delle banche e delle grandi proprietà fondiarie, che rappresentano la fonte da cui l’oligarchia basa il proprio potere, allo scopo di portarli sotto il controllo democratico della classe lavoratrice. Dobbiamo anche distruggere il vecchio apparato statale borghese e sostituirlo con nuove istituzioni rivoluzionarie basate sui consigli dei lavoratori e sui consigli comunali, così che sia il popolo a governare.

 

Pugno di ferro contro i cospiratori golpisti!

Mobilitazione rivoluzionaria del popolo contro l’offensiva dell’oligarchia!

Contro il sabotaggio della rete elettrica, controllo e vigilanza da parte dei lavoratori rivoluzionari!

Contro le serrate padronali, fabbrica chiusa fabbrica occupata!

Contro gli omicidi, autofidesa organizzata del popolo!

Comitati contro il golpe in ogni fabbrica e quartiere!

Comitati rivoluzionari di soldati e di ufficiali Bolivariani!

Contro l’intervento imperialista, internazionalismo proletario!

No ai patti con la borghesia, radicalizzare la rivoluzione!

Espropriare l’oligarchia, così possiamo pianificare l’economia!

 

17 aprile 2013

 

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