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Per decenni basata su un’economia molto tradizionale, agricola, turistica e industriale, Cipro ha visto aprirsi una possibilità di inedito sviluppo con il crollo dei paesi dell’Est. Dall’inizio degli anni ’90, molte società russe hanno aperto a Cipro, godendo di un trattamento di favore. L’isola rappresentava il classico modello economico basato sullo strapotere della finanza, sulla libertà dei movimenti di capitale, sulla bolla immobiliare. Il sistema bancario aveva dimensioni circa otto volte superiori al Pil.

Con il deteriorarsi dell’economia reale, il turismo in primis, e le ricadute disastrose della crisi greca, il sistema bancario cipriota è crollato. Le banche cipriote avevano massicciamente investito in titoli di Stato greci e il parziale default della Grecia ha devastato i bilanci delle banche cipriote, con una perdita che si aggira sul 25 per cento del Pil, il che, pur potendo contare sulle operazioni di emergenza della Bce rendeva le due grandi banche cipriote, la Bank of Cyprus e la Laiki Bank, insolventi.

Ad agosto del 2011 era cominciata la fuga dei depositi esteri. Inoltre, sempre nel 2011 Cipro aveva dovuto rinunciare a emettere titoli perché il rating “non investment grade” (ossia il giudizio di debitore poco affidabile) lo rendeva impossibile. Aveva allora fatto ricorso a un prestito russo di 2,5 miliardi di euro. Il governo russo, d’altra parte, era interessato alla sopravvivenza economica dell’isola, considerando che essa ospita dai 30 ai 40 miliardi di euro di provenienza russa. Questo prestito, assieme a una prima tranche di aiuti europei di dieci miliardi, aveva rimandato i problemi.

Il rapporto debito/Pil era salito dal 50 per cento del 2008 all’87 per cento del 2012. Salvare le banche era costato dunque, già prima di questa crisi, circa il 30 per cento del Pil del paese.

Il primo piano della troika prevedeva, che l’isola mettesse assieme misure per 5,8 miliardi di euro, questo in un’economia che a stento raggiunge i 18 miliardi. Le misure scaricavano gli oneri della crisi essenzialmente a carico dei depositanti delle banche, con un forte colpo anche ai piccoli risparmiatori. La furia popolare contro questo piano è stata tale che, giunti alla votazione in Parlamento, nemmeno un singolo deputato se l’è sentita di appoggiarlo. Scene di giubilo dopo la bocciatura.

Il governo cipriota ha provato a giocare la carta russa. Si è parlato di un prestito in cambio della cessione alla Gazprom dei diritti di sfruttamento delle riserve di gas naturale da poco scoperte nel mare cipriota e persino della cessione di parte del porto di Limassol come base navale per la marina russa, ma si trattava soprattutto di un espediente per convincere Bruxelles e i tedeschi ad ammorbidirsi.

Il tempo comunque stringeva. La Bce aveva fatto sapere che la Laiki Bank non aveva più le condizioni per accedere alla liquidità fornita dalla Bce stessa. Detto diversamente, lunedì 25 marzo sarebbe stata lasciata fallire.

L’accordo finale prevede che la Laiki Bank, la seconda del paese, diventi una “bad bank”. Azionisti e obbligazionisti perderanno tutto, mentre per i depositi sopra la soglia dei 100mila euro ci sarà una perdita del 37,5 per cento. Peraltro, nessuno sa quanti soldi siano già fuggiti da Cipro (nei giorni scorsi, orde di magnati russi sono accorsi per salvare i propri soldi), dunque le percentuali finali di perdita per i depositanti sono ancora incerte.

Sono state anche imposte misure di restrizione sui movimenti di capitale (temporanee, ma per quanto?) e sul ritiro di contanti: sarà proibito portare all’estero più di 1.000 euro, o spendere più di 5.000 euro al mese con carta di credito o di debito. Il prelievo massimo quotidiano dai conti è fissato a 300 euro.

Cipro è fuori dai mercati finanziari, tasse e privatizzazioni saranno la contropartita dei 10 miliardi di “aiuti” e si prevede un crollo del Pil del 20 per cento.

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