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landini camussoVenerdì 10 Gennaio Susanna Camusso ha firmato, a nome di tutta la CGIL, il regolamento attuativo del protocollo d’intesa del 31 Maggio. Un gesto sicuramente arbitrario, compiuto senza alcun mandato da parte dell’organizzazione, nel pieno stile della Camusso.

É un gesto gravissimo dal punto di vista politico e sindacale perchè nel regolamento sono presenti norme antidemocratiche e liberticide.

Non solo si introduce una soglia di sbarramento del 5% (media tra iscritti e voti) sia per le elezioni delle RSU che per i tavoli di contrattazione nazionale, ma si introduce un principio di esigibilità degli accordi per cui se questi sono stati firmati da chi rappresenta il 50%+1 dei lavoratori allora questi valgono per tutti e chi non si adegua è passibile di sanzioni, che possono consistere sia in sanzioni pecuniarie che nella sospensione dei diritti sindacali riconosciuti.

Come se tutto questo non bastasse vengono previste anche deroghe ai contratti nazionali in merito all’organizzazione e agli orari di lavoro, che significa che si può derogare su tutto, a livello del contratto aziendale. Per finire, viene introdotto un collegio arbitrale, formato da rappresentanti delle tre confederazioni sindacali e da Confindustria, che ha lo scopo dichiarato di giudicare e appianare le eventuali divergenze che dovessero nascere tra le confederazioni generali e le singole categorie. Si tratta quindi non solo di quello che può essere definito un allargamento a tutto il tessuto industriale dell’accordo di Pomigliano (se non addirittura un suo peggioramento), ma anche di un modo per imbrigliare l’autonomia sindacale dei lavoratori e mettere sotto stretto controllo la contrattazione per prevenire ogni conflitto. Che per la Camusso sia un buon accordo non stupisce, del resto è semplicemente un passo ulteriore nella sua strategia.

La segretaria per cui “lo sciopero generale non serve più a niente” punta a mettere in soffitta ogni conflitto, riducendo l’attività sindacale alla sola contrattazione e recuperando ruolo e peso ai tavoli grazie alla certificazione delle iscrizioni conquistando così condizioni più favorevoli per i lavoratori. Questa è l’illusione della Camusso.

Landini e il gruppo dirigente della FIOM criticano invece molto aspramente, e giustamente, questo accordo.

Il problema di Landini e della FIOM è che negli ultimi anni si sono sempre più riavvicinati alla confederazione, riducendo le distanze e il dissenso con la Camusso, nel tentativo non dichiarato ma esplicito di condurre una battaglia di vertice nel contesto del congresso. In questo modo la FIOM si è ritrovata a rivedere il proprio giudizio critico sull’accordo del 28 Giugno e a esprimerne uno positivo su quello del 31 Maggio. Tanto che, una volta arrivati al congresso, hanno sottoscritto e sostenuto il documento della Camusso in cui si dice chiaramente della bontà dei due accordi. Salvo poi ritrovarsi adesso con un regolamento attuativo inaccettabile.

Per salvare le apparenze Landini deve dire che esiste una differenza sostanziale tra l’accordo del 31 Maggio e il suo regolamento attuativo, che in sostanza si tratta di un altro accordo.

Cosa che non è vera.

L'accordo del 31 Maggio conteneva già presenti tutte le premesse e la direzione in cui si stava andando era chiara e limpida. Probabilmente Landini non si aspettava che la Camusso firmasse a tradimento a congresso iniziato.

Ora la FIOM si ritrova tra l’incudine e il martello. Non può accettare questo accordo perchè altrimenti perderebbe ogni credibilità e allo stesso tempo si ritrova tra i sostenitori del documento della Camusso al congresso, pur emendandolo. E’ evidente il vicolo cieco in cui la strategia della battaglia di vertice ha portato la FIOM. Questo è il motivo per cui hanno deciso di sospendere tutte le assemblee congressuali sui posti di lavoro e convocato il comitato centrale.

Come sostenitori del documento alternativo, Il sindacato è un’altra cosa, al congresso della CGIL, faremo fino in fondo la nostra parte contro questo accordo scellerato. Landini ha un’ultima occasione per ridare dignità alla battaglia condotta della Fiom, prima di allinearsi completamente alla CGIL.

 

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