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In questi giorni si stanno svolgendo i test Invalsi in tutte le scuole italiane. Sempre in lotta ne propone il boicottaggio. In questa intervista approfondiamo le ragioni della nostra contrarietà.

 

Intervista con Patrizia Marini, insegnante elementare di Arona (Novara)

Qual è la tua esperienza di insegnante alle prese con queste prove?

Del tutto negativa. Le prove, che devono essere somministrate nelle classi prima e quinta da insegnanti che non lavorano nelle classi esaminate, richiedono ai bambini una “prestazione” del tutto estranea allo stile educativo che caratterizza la scuola di base.

 

In che senso definisci questo sistema anti-educativo?

Ad esempio, le istruzioni di lavoro sono del tipo “non si può parlare, né fare domande, se non sapete rispondere passate alle altre domande, così non perdete troppo tempo”. Tutto il contrario dell’atteggiamento incoraggiato nel lavoro scolastico quotidiano. Le prove Invalsi non sono frutto di un confronto con il mondo della scuola, anzi costituiscono il tentativo di trasformare la scuola in una fabbrica di conoscenze standardizzate, asetticamente “misurabili” e controllabili. Secondo la filosofia che emerge da tali prove, l’importante è “possedere” una vasta massa di competenze da poter utilizzare nel minor tempo possibile senza la partecipazione e l’aiuto altrui. Un altro aspetto pesantemente negativo è dato dal fatto che per l’Invalsi i bambini disabili o con difficoltà di apprendimento non possono svolgere le prove, e dunque non risultano in nessuna statistica. Il messaggio è fin troppo chiaro: si può parlare di fare integrazione fin che si vuole, ma alla fine quello che è importante misurare è il rendimento dei normodotati.

 

Gli stessi problemi si verificano in tutti gli ordini scolastici (medie, superiori, università). Purtroppo molto spesso i docenti non si oppongono allo svolgimento di queste prove.

È vero. La maggior parte dei docenti ha finito per subire questo stato di cose pur criticandolo, ma queste prove e questo sistema non meritano di godere di un silenzio che facilmente può essere interpretato come un’implicita accettazione. Dai disegni di legge presentati negli ultimi anni si evince il ruolo preminente delle prove Invalsi nella valutazione delle competenze degli studenti e della professionalità dei docenti, all’interno di una filosofia meritocratica che non va condivisa.

 

Secondo te è possibile e corretto boicottare il sistema Invalsi?

Certamente, da parte degli studenti di ordini superiori, che possono rifiutarsi di svolgere la prova, ma anche da parte dei docenti: aderendo agli scioperi indetti appositamente, rifiutando di partecipare alla correzione delle prove (che è ancora su base volontaria), portando la discussione nei collegi docenti e nei consigli d’istituto, formando un fronte comune tra studenti e docenti per pretendere più risorse da investire nel miglioramento della scuola pubblica e non nella valutazione “meritocratica” di quel poco che ne rimane.

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