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Il prossimo 25 maggio si terranno le elezioni regionali in Piemonte, lo stesso giorno delle elezioni europee, dopo che la giunta Cota è stata sciolta dal Tar per delle illegalità nelle elezioni del 2010.


Queste elezioni si terranno in un contesto stravolto dalla crisi.
Il debito pubblico della Regione è ormai fuori controllo, toccando secondo alcune stime i 9,7 miliardi di euro. Questo produce degli interessi esorbitanti: solo quest’anno la Regione dovrà sborsare 335 milioni, che diventeranno 490 nel 2015.
Non stanno meglio i conti per Torino che ha un debito di 4 miliardi, circa 5mila euro per ogni abitante. La commistione e la contiguità tra banche e politica è evidentissima.
Fra i principali creditori della Regione e di Torino, c’è infatti la banca Intesa San Paolo; all’interno della quale ha un ruolo predominante la Fondazione San Paolo con il 9% delle azioni.
Presidente della Fondazione San Paolo, fino a un mese fa, proprio Chiamparino, ex sindaco di Torino e candidato alle regionali del Pd.
Un bel comitato d’affari che specula, deturpa il territorio, saccheggia le finanze pubbliche per il beneficio di pochi, lasciando miseria e poche briciole al resto della popolazione.
Secondo l’Istat, in Piemonte, le famiglie che ritengono insufficienti le proprie risorse economiche sono il 7,2%, erano il 6,1% nel 2012; le famiglie che invece ritengono scarse le proprie risorse economiche sono il 43,1%, erano il 37,6% nel 2012.
In Piemonte si contano ben 240mila disoccupati; una intera provincia di senza-lavoro!
A questi vanno aggiunti i 46.529 lavoratori in mobilità (24mila solo a Torino) e il 40,12% di disoccupazione giovanile.
Fa tremare i polsi vedere la Fiat trasferire senza alcun disturbo la sua sede legale in Olanda; gli Agnelli, dopo aver beneficiato del denaro pubblico per un secolo, ovvero dei sacrifici di milioni di persone, fanno i bagagli per pagare meno tasse.
A sinistra la mancanza di un’alternativa credibile è clamorosa. Rifondazione è ormai ridotta al lumicino, barcolla come un pugile suonato da una lista all’altra. Alle elezioni regionali Rifondazione sarà presente con la lista “L’altro Piemonte a sinistra”, una riedizione ridotta della lista Tsipras. Versione riveduta e corretta dato che a livello regionale Sel ha scelto di chiudere un occhio rispetto all’alternatività al Pd e sosterrà proprio... Chiamparino. È con loro che dovremmo ricostruire la sinistra?
Anni di subordinazione ai poteri forti, di tatticismi astratti, di sfiducia totale nella classe lavoratrice hanno ridotto l’orizzonte dei dirigenti dei partiti di sinistra alle sole strutture burocratiche. Una miopia che si ripercuote non soltanto sui metodi di costruzione delle liste, ma che vediamo nero su bianco nei programmi; in quello di “L’altro Piemonte a sinistra” sono riportate le testuali parole: “La Regione (…) deve pretendere risposte che, nel settore auto, diano certezza per i lavoratori Fiat e dell’indotto. Verificando, altresì la possibilità dell’insediamento di un altro produttore”. Non una parola su come portare avanti la lotta dal basso, nessuna rivendicazione legata alla nazionalizzazione della Fiat. Non è dell’ennesimo programma riformista che abbiamo bisogno, destinato tra l’altro ad essere cestinato senza nessun rimpianto, se non per la carta sprecata.
Le officine di Mirafiori, pur in cassa da moltissimo tempo, hanno fatto capire bene quale sia il clima in alcune fabbriche, votando per il documento alternativo al congresso Cgil “Il sindacato è un’altra cosa”.
Noi non pensiamo che in Fiat come nel resto della società, nonostante gli arretramenti, la partita sia già persa. È esattamente il contrario!
La classe deve fare ancora la sua entrata in scena, lo farà e sarà da quella forza che si creeranno le condizioni per la costruzione di un partito di classe. Non abbiamo però intenzione di restare a guardare, porteremo il nostro programma basato sull’indipendenza di classe nelle scuole, nei luoghi di lavoro, nei sindacati e nelle piazze.

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