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“Qui – dice Grillo nel suo comizio alla Lucchini – stiamo facendo il funerale della mentalità tipica italiana, il funerale della politica. Qui celebriamo la morte dei sindacati”. Lungi da noi pensare che  non ci sia una responsabilità dei sindacati (quelle del Pd sono fin troppo ovvie), ma un conto è criticare il loro moderatismo, costruire una direzione alternativa a quella attuale che risponda agli interessi dei lavoratori e di cui essi stessi siano protagonisti, altro è pensare che il problema si risolva eliminando i sindacati. Sicuramente si risolverebbe per i padroni, che avrebbero mano libera di fronte a una massa non organizzata, come nell’ottocennto.

Davanti alla chiusura di uno dei siti siderurgici storici del nostro paese, Grillo non è in grado di spiegare come difendere i posti di lavoro. L’unica proposta è il reddito di cittadinanza. Immedesimatosi nel ruolo del prete, il leader 5 stelle si lancia nella sua omelia: ah! Se ci aveste votato l’hanno scorso, ah! Se le vostre anime si fossero già pentite, avreste già la pace del reddito!
Che servano misure concrete per garantire un salario a chi rimane disoccupato o non trova lavoro è fuori discussione, quello che contestiamo è l’idea che si possa utilizzare il reddito di cittadinanza per avallare lo smantellamento dell’industria del paese (oltre che di quel che resta degli ammortizzatori
sociali), con buona pace di chi vi lavora. Gli operai prendano qualche spicciolo e si facciano da parte! Piuttosto ricordino di essere buoni cittadini e... votare il Movimento 5 stelle!
Grillo non dice una parola sulla politica industriale di questi anni, la svendita ai privati del settore siderurgico, né tanto meno avanza proposte sullo sviluppo dell’industria in Italia. È in campagna elettorale e quindi promette che costringerà “la Merkel e l’Europa a dare quei soldi accantonati dal settore siderurgico che fruttano milioni di interessi”.
La cosa non stupisce per un movimento che pensa di risolvere la crisi dando parte degli stipendi dei  parlamentari al fondo per le piccole e medie imprese.
La crisi morde e se è vero che non è lecito fare campagna elettorale sulla pelle dei lavoratori ed è, come recitava un cartello, “troppo comodo farsi vedere ai funerali”, parte del voto operaio in questi anni è andato a Grillo, proprio sull’onda delle responsabilità della sinistra e del sindacato.
Ma Grillo una cosa giusta la dice, quando critica l’accordo di programma e sottolinea che nessun privato rileverà il sito di Piombino mettendoci 100 milioni per riattivarlo. Proprio per questo la strada dovrebbe esser un’altra e dovrebbe partire dalla nazionalizzazione dell’intera industria siderurgica e dal controllo operaio, ma queste non sono semplici proposte da campagna elettorale. Possono essere realizzate con la lotta organizzata e non per mano di qualche guru o comico famoso.

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