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Il 9 maggio si è tenuta la tradizionale manifestazione in memoria di Peppino Impastato, storico militante comunista che ha lottato conto cosa nostra, fino a che il boss Gaetano Badalamenti ne ordinò l’uccisione. Il corteo è cominciato all’ex sede di Radio Aut, a Terrasini, da cui Peppino e i suoi compagni facevano propaganda politica, per proseguire fino a Cinisi, davanti a casa Impastato, a “cento passi” dall’ex casa di Badalamenti, divenuta ora la sede di Radio cento passi.

Il corteo ha visto poco meno di 2mila partecipanti; saltava agli occhi la presenza, oltre ad alcuni spezzoni organizzati, di centinaia e centinaia di giovanissimi ragazzi e ragazze, studenti e disoccupati, giunti dai paesi vicini. Nelle tante discussioni che abbiamo fatto, il sentimento anti-mafia si legava subito al racconto dei tagli alla scuola, del lavoro che manca, degli sfratti a chi occupa una casa sfitta perché è senza un tetto. È proprio la mancanza della possibilità di una vita dignitosa a gettare tanti nella rete della criminalità organizzata e dall’altra parte la mafia è parte organica di quella classe dominante che concentra nelle proprie mani la ricchezza portando invece alla miseria la maggioranza di giovani e lavoratori. La lotta contro la mafia può vincere quindi solo come lotta contro il capitalismo, il sistema che alimenta la mafia.
Lo stesso giorno a Messina un corteo ricordava insieme Impastato e Falcone: pur essendo entrambi vittime della mafia, però, la battaglia di un giudice per eliminare quella che riteneva una “escrescenza” del sistema non poteva vincere, a maggior ragione se fatta dallo stesso apparato repressivo che colpisce chi prova a lottare per la scuola, per la casa o il lavoro.
Combattere la mafia è necessario, e vinceremo togliendo il potere economico e politico dalle mani dei mafiosi e della borghesia, in una lotta rivoluzionaria.

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