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Sono passati pochi giorni dalla morte di Davide Bifolco, il diciassettenne del Rione Traiano di Napoli ucciso da un carabiniere, e sono già stati versati fiumi di inchiostro.

Dalle testimonianze di chi era presente quella notte emerge che non si è trattato dello sparo di un colpo “accidentale”.

Davide è stato ucciso mentre si rialzava da terra, dopo che il motorino su cui si trovava era stato speronato dalla volante che li aveva inseguiti. Una versione molto diversa da quella dei carabinieri, che sostengono che il colpo sia partito per sbaglio ad uno dei due mentre provava ad ammanettare i giovani.

Del resto sono 625 i colpi che, solo dal 1975 al 1989, “accidentalmente” hanno ucciso qualcuno per mano delle forze dell'ordine, grazie alla copertura della Legge Reale.

La nota dei carabinieri, riproposta in un primo momento come unica versione dei fatti dai giornali locali e nazionali, non è servita solo a giustificare le forze dell'ordine, ma anche a mettere in moto un meccanismo di vera e propria mistificazione dei fatti, a partire dalle dichiarazioni circa la presenza di un latitante sullo scooter, al fine di legittimare l'operato dei carabinieri.

Ma, nonostante le falsificazioni, ci vuole veramente coraggio a far intendere che un ragazzo incensurato di 17 anni possa morire perché va in giro di notte, in tre sul motorino, senza casco, patente e assicurazione, non fermandosi ad un posto di blocco. Per alcuni la vita di Davide valeva poco e nulla perchè abitava in un rione degradato, dove tutti sono criminali, motivazione già di per sé sufficiente per giustificarne la morte.

Ma come capisce chiunque non voglia limitarsi ad una visione superficiale e strumentale della vicenda, questo episodio è solo la punta dell' iceberg di una condizione sociale insostenibile.

Il Rione Traiano è per intero una speculazione edilizia, voluta da Lauro alla fine degli anni '50 per portarci gli abitanti della baraccopoli di Via Marina prima e poi via via altre famiglie, fino ad arrivare ai terremotati dell'80. Un ghetto di case popolari fatiscenti e nient'altro, dove a malapena arriva qualche mezzo del trasporto pubblico cittadino, nonostante la sua dislocazione non sia per niente periferica. Un Rione caratterizzato da un alta dispersione scolastica, dove secondo il parroco del quartiere la disoccupazione arriva al 70%, finendo facilmente per ingrossare le fila della camorra e le attività di spaccio di droga. Un luogo che a pari di altri è abbandonato a sé stesso, dove costruirsi un futuro è più difficile che altrove e dove, com'è stato detto in questi giorni, non c'è molto di meglio da fare che passare il tempo a girare in scooter. Per questo la morte di Davide fa ancora più rabbia, perchè appare come il terminale di un meccanismo infernale inaccettabile che stritola sempre gli stessi.

Dai fatti di venerdì ci sono state diverse manifestazioni, a partire da quella convocata per sabato scorso, che ha visto la partecipazione di più di un migliaio di persone, prevalentemente giovani, donne e bambini del rione, insieme agli attivisti di sinistra provenienti dal resto della provincia.

La richiesta imprescindibile è quella della giustizia di fronte all'ennesimo omicidio di Stato, ma visto i precedenti abbiamo legittimi dubbi sul fatto che ciò avvenga.

A seguire il suo caso ci sarà lo stesso avvocato di Stefano Cucchi e Federico Aldrovandi, che rappresentano due dei casi più eclatanti degli abusi compiuti dalle forze dell'ordine e rimasti impuniti. Ad oggi per Stefano Cucchi le condanne sono per mancato soccorso e riguardano solo i medici, mentre nessuno viene considerato responsabile delle lesioni infertegli. I quattro poliziotti responsabili della morte di Federico Aldrovandi sono stati condannati a 3 anni e 6 mesi per “eccesso colposo nell'uso legittimo di armi”, una sentenza che se non fosse tragica risulterebbe farsesca.

La ragione di ciò risiede nel fatto che lo Stato lungi dall'essere un organismo super partes, è uno strumento di dominio della classe dominante, che si presenta quasi sempre in divisa di fronte agli sfruttati, con il suo apparato repressivo, volto a far rispettare le sue leggi. Per non parlare del totem che vuole la neutralità della magistratura, rispetto a cui si sprecano i casi di mancata giustizia, ancora di più quando si tratta di mettere sotto processo gli altri pezzi dello Stato, dove scattano sempre meccanismi di autotutela.

Nel caso specifico la magistratura ha assegnato l'inchiesta riguardante Davide al nucleo investigativo dei carabieri di Napoli, appartenenti quindi alla stessa Arma che si trova sotto accusa.

Dire che quello che è successo a Davide non deve più ripetersi è sacrosanto, ma l'unico modo per non rendere questa frase uno slogan vuoto è quello di lottare per una società in cui l'alternativa non sia tra subire o andarsene. Per farlo serve un movimento di massa che metta in discussione il capitalismo in ogni suo aspetto, dalla repressione dello Stato alla criminalità organizzata.

Napoli come Ferguson, è stato detto, dove è esplosa la rabbia del popolo nero contro l'omicidio di un ragazzo disarmato, nel Paese dove la diseguaglianza di classe assume più che altrove la forma della discriminazione razziale. In Italia, per alcuni, capeggiati da Libero e dalla Lega, se non ci sono i neri possono bastare i napoletani! Ma sarebbe più giusto, al di là degli slogan razzisti, dire che ogni città ha la sua Ferguson potenziale nelle contraddizioni che questo sistema accumula ogni giorno, nei quartieri popolari, tra i giovani precari e disoccupati, tra le fabbriche che chiudono e i licenziati, nella ricerca legittima di una vita degna che fa a pugni con tutto questo. Una bomba sociale che può esplodere da un momento all'altro nonostante il piattume quotidiano, il silenzio vergognoso dei vertici sindacali e le promesse di Renzi. Basterebbe capire questo per comprendere la rabbia di questi giorni e l'inutilità dei sempre verdi appelli alla legalità, quando non esiste una legge né una giustizia che stiano al di sopra delle classi, perchè quando è l'ora dei ricchi o di chi difende i potenti questi non pagano mai.

L'esasperazione che produce tutto questo fatica a trovare una strada che sia di riscatto, specie in un contesto in cui la camorra esercita un controllo ferreo del territorio. Per quanto possa sembrare complicato, e lo è, l'unica strada è quella di riprendere il filo e tessere la tela dell'emancipazione di tutti gli sfruttati, al di là di ogni divisione e barriera.

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