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hk-protest-sep-2014Tre anni dopo la diffusione del movimento Occupy Wall Street da Manhattan a diverse grandi città in tutto il mondo, è iniziato il movimento Occupy Central, prima di quanto pianificato il 26 Settembre, dopo un paio d’anni di discussioni e di manifestazioni, con la dichiarazione di un’ “era di disobbedienza civile”.

 

Precedentemente, studenti da 25 università e varie scuole hanno partecipato a uno sciopero di una settimana indetto dalla Federazione degli Studenti di Hong Kong il 22 settembre, che è servito come “avvertimento finale al regime”.

Occupy Central, lo sciopero degli studenti

Entrambi i movimenti chiedono un autentico suffragio universale per le elezioni del capo del Governo e del Consiglio Legislativo (LegCo), richiesta recentemente rifiutata dall’Assemblea Nazionale del Popolo a Pechino. Al posto della proposta di nomina pubblica per le elezioni del capo del Governo dal 2017 in poi, avanzata da vari gruppi, il Comitato Permanente dell’Assemblea Nazionale del Popolo ha annunciato che tutti i candidati devono prima essere approvati da un comitato per le nomine composto dalle élites politiche e economiche, la maggior parte delle quali sarà direttamente selezionata da Pechino.

In risposta a questo, Occupy Central with Love and Peace, il gruppo di attivisti che aveva precedentemente minacciato di organizzare migliaia di protestanti per bloccare le strade e paralizzare il distretto finanziario di Hong Kong se i governi di Pechino e Hong Kong non avessero acconsentito a rendere effettivo il suffragio universale secondo gli “standard internazionali”, ora deve entrare in azione. Nonostante il disaccordo tra gli organizzatori sul fatto se abbiano fallito o meno e su quale dovrebbe essere il prossimo passo, Occupy Central ha organizzato cortei il 31 Agosto e il 14 Settembre, con lo scopo di “mostrare al mondo come il popolo di Hong Kong è stato tradito”. E stava programmando di organizzare l’occupazione il 1 Ottobre.

Impazienti a causa delle indecisioni del movimento Occupy Central, gli studenti hanno deciso di compiere un passo più audace. Il sindacato studentesco presente nell’Università Cinese di Hong Kong annuncia uno sciopero. E il 4 settembre –la data di una manifestazione degli studenti- il sindacato studentesco dell’Università di Hong Kong stila una “Dichiarazione di sciopero degli studenti” , che chiede che le nomine dei candidati per il 2017 siano pubbliche e che tutti i membri del LegCo siano eletti direttamente nel 2016 (addirittura quattro anni prima rispetto alla proposta di Occupy Central)

Successivamente, la Federazione degli Studenti di Hong Kong (HKFS) convoca uno sciopero di una settimana a partire dal 22 settembre, a cui 25 università decidono di partecipare, seguite da un certo numero di scuole.

Il governo si rifiuta di negoziare con gli studenti, e sta attualmente accogliendo le loro richieste con una brutale repressione da parte della polizia. Come abbiamo spesso visto altrove, tale brutalità è servita solo a far guadagnare agli studenti un grande appoggio da parte di tutti gli strati sociali, soprattutto dalla classe lavoratrice. Non solo quasi 120milapersone sono uscite nelle strade per appoggiare gli studenti, nonostante il pericolo dei gas lacrimogeni e dei proiettili di gomma, ma la Confederazione dei Sindacati di Hong Kong e l’Unione degli Insegnanti di Hong Kong hanno indetto uno sciopero che potrebbe essere decisivo il 29 settembre per sostenere la lotta degli studenti per il suffragio universale!

Le elezioni del 2017

Nella Legge fondamentale di Hong Kong, che è stata utilizzata come mini-costituzione per Hong Kong dopo il passaggio dei poteri del 1997, l’Articolo 45 e l’Articolo 68 rispettivamente indicano che lo scopo ultimo della selezione del capo del Governo e di tutti i membri del LegCo è il suffragio universale. Attualmente, il capo del Governo di Hong Kong è eletto da un comitato elettorale di 1200 membri, la maggioranza dei quali sono considerati pro-Pechino. E per quanto riguarda il LegCo, 40 membri su 70 sono eletti tramite voto popolare, ma 30 sono eletti da 28 circoscrizioni formate da professionisti, uomini d’affari e corporazioni.

I gruppi pro-democrazia stanno lottando per un autentico suffragio universale sia per le elezioni del capo del Governo che per quelle del LegCo. L’obiettivo originale era di raggiungerlo nel 2007-8, poi spostato al 2012. Nel 2007, l’Assemblea Nazionale del Popolo rifiutò di nuovo la richiesta di mettere in atto il suffragio universale nel 2012, ma alimentò la speranza che il capo del Governo sarebbe stato eletto con suffragio universale nel 2017 , seguito dalle elezioni del LegCo più tardi. In ogni caso, il 31 agosto l’obiettivo è stato nuovamente mancato, poiché il Comitato Permanente dell’Assemblea Nazionale del Popolo  ha sostituito il progetto di “suffragio universale” con la valutazione dei candidati da parte di un comitato per le nomine.

Può sorprendere molte persone che Hong Kong, il centro della finanza globale, non abbia mai avuto una piena democrazia. Ironicamente, la Gran Bretagna, madre della democrazia parlamentare,non diede a Hong Kong praticamente nessuna forma di democrazia per la maggior parte dei suoi 155 anni di governo. Solo nel 1982, quando la Gran Bretagna e la Cina iniziarono i negoziati per la sovranità di Hong Kong, il governo coloniale decise di iniziare il processo di democratizzazione. Nel 1982, ci fu una grande riforma nelle elezioni del Consiglio Cittadino per aumentare il numero di membri eletti e per estendere pienamente la base elettorale, nel contesto della prima elezione locale. Nel 1985, si tenne la prima elezione indiretta del LegCo, con modalità molto limitate[1].

Dopo la Dichiarazione Congiunta tra Cina e Gran Bretagna, il governo coloniale accelerò il processo democratico con lo scopo di ritirarsi con garbo. Nel 1991, nelle elezioni del LegCo furono introdotti membri eletti direttamente. Nel 1992, il governatore neo-incaricato Chris Patten avanzò una proposta di riforma per le elezioni del LegCo del 1995. Il LegCo del 1995 avrebbe dovuto lavorare fino al 1998, ciò dopo il passaggio del 1997. Nella proposta, egli estese la definizione di circoscrizioni funzionali, che erano precedentemente selezionate per la maggior parte dalle potenti élites economiche, e così i cosiddetti membri eletti indirettamente divennero virtualmente eletti in modo diretto. Nel frattempo, propose anche di abolire tutti i seggi assegnati nelle Commissioni Distrettuali e nei Consigli Municipali. Questo fu accolto confavore dalla fazione pro-democrazia, ma osteggiato dalla fazione procapitalista e dal governo cinese. Alla fine, Pechino nominò il Consiglio Legislativo Provvisorio per sostituire il Consiglio Legislativo eletto nel1995, e ribaltò molte delle riforme di Patten.

 

Il movimento democratico a Hong Kong

Dagli anni ’80, il movimento democratico è stato il movimento dominante a Hong Kong. A prima vista, sembra che tutto sia cominciato perché gli Inglesi stavano per andarsene, e la popolazione poteva per la prima volta farsi carico in prima persona di Hong Kong. La riforma democratica sopracitata voluta dagli Inglesi, e la promessa di democrazia da parte del governo cinese, sembrava aprire un’ottima opportunità per il movimento democratico.

Però, se osserviamo più da vicino, il movimento democratico di Hong Kong partì solamente dopo il declino dei movimenti dei lavoratori e di sinistra. Nel 1967, mentre nella Cina continentale aveva luogo la Rivoluzione Culturale, anche la rabbia accumulatosi ad Hong Kong trovò un’espressione in scioperi, conflitti, successivamente in scioperi generali e manifestazioni guidate dai comunisti, che minacciavano seriamente la classe dominante britannica. Sfortunatamente, i comunisti di Hong Kong seguirono erroneamente il sentiero delle tattiche terroristiche, e il movimento venne alla fine schiacciato. La classe dominante britannica fu costretta a fare una serie di concessioni e di riforme del lavoro, dell’amministrazione locale, dell’educazione, della sanità e degli alloggi, etc., ma nonostante ciò le forze della sinistra furono largamente distrutte, e l’incubo della violenza spinse la maggioranza delle persone di Hong Kong lontano dalle idee di sinistra.

Negli anni settanta, dopo il declino del movimento operaio, partì quello studentesco. Coinvolta nella difesa delle isole Diaoyu/Senkaku e ispirata dalla Rivoluzione Culturale, la maggioranza dei giovani radicalizzati di Hong Kong assunse una posizione pro- Cina. Nonostante avanzassero alcune rivendicazionidi classe, si limitavano per la maggior parte a un punto di vista nazionalista. C’era una piccola opposizione che si orientava più direttamente verso le questioni sociali di Hong Kong. Ma erano molto slegati e composti da diversi gruppi, la maggioranza dei quali assunse una posizione unilaterale contro il Partito Comunista Cinese (PCC) e contro la Cina. L’amara fine della Rivoluzione Culturale e la svolta verso il capitalismo delusero completamente la gioventù radicalizzata, e il movimento degli studenti si esaurì.

Dopo la crisi economica globale degli anni ottanta, Hong Kong sperimentò un boom. L’espansione del settore pubblico, e le opportunità create dal trasferimento dei poteri, diedero a Hong Kong una mobilità sociale elevata. Nel frattempo, la paura del governo comunista innescò anche un’altra ondata di emigrazione di massa. In queste circostanze, c’erano pochi movimenti di classe, e perciò il movimento democratico acquisì molta visibilità.

Fin dall’inizio, il campo «pan-democratico» era composto da vari gruppi con diverse visioni politiche e differenti origini sociali. Ma è ed era dominato dai liberali, professionisti della classe media, soprattutto avvocati, e da qualche lavoratore e attivista sociale. Parteciparono alle elezioni della Commissione Distrettuale, del Consiglio Civico e del Consiglio Regionale nei primi anni ottanta, e alle elezioni del LegCo nella metà degli anni ’80. E assunsero la posizione della “democrazia dopo il passaggio di potere” (民主回归), cioè diedero il benvenuto al passaggio come il primo passo nella lotta per il suffragio universale.

I pan-democratici non guadagnarono un supporto di massa fino allo scoppio del movimento di Piazza Tienanmen nel 1989. Durante il movimento, ad Hong Kong fu organizzato un concerto di 12 ore per raccogliere fondi, e circa un milione e mezzo di persone (1/4 dell’intera popolazione) uscirono in strada per sostenere gli studenti. Dopo la frantumazione del movimento, la politica anti-Pechino e anti-PCC divenne uno degli elementi principali del movimento democratico.

Nonostante la partecipazione di alcuni sindacati e gruppi di sinistra come la Confederazione dei Sindacati di Hong Kong, il campo pan-democratico generalmente si limita alla questione della democrazia elettorale, e raramente fa cenno al monopolio del potere e al sistema economico dietro al governo di Pechino e al Partito Comunista, né tantomeno offre soluzioni ai problemi economici che la popolazione affronta ogni giorno.

Questo è particolarmente chiaro nella campagna per il suffragio universale di Occupy Central with Love and Peace. Ad Aprile, Tai Yiu Ting, promotore della campagna, ha pubblicato un articolo di giornale intitolato “Che tipo di capitalismo vuole Hong Kong?”, nel quale faceva appello ai capitalisti di Hong Kong, dicendo che “il suffragio universale è la via d’uscita per i capitalisti locali”. Quando l’Assemblea del Popolo ha rinviato il piano, Tai ha annunciato immediatamente il fallimento dell’intera campagna, una dichiarazione che è stata criticata dagli altri organizzatori. Poiché ora sono costretti a portare avanti il movimento di occupazione (avendo minacciato di farlo se il suffragio universale non fosse stato garantito), Tai ha rassicurato i capitalisti che “Occupy Central sceglierà una data per minimizzare un possibile danno economico alla città”.

 

La stabile alleanza tra il Partito Comunista Cinese e i capitalisti di Hong Kong

In ogni caso, quello che Tai e i suoi seguaci hanno deciso di non vedere è il fatto che anche nei primi anni novanta, prima del passaggio di potere, i capitalisti di Hong Kong si erano schierati fermamente con il PCC contro la riforma elettorale di Chris Patten, e si erano uniti al Consiglio Legislativo Provvisorio organizzato dal PCC per sostituire il Consiglio Legislativo eletto in cui dominava il campo pan-democratico. Questo per dire che, fin dall’inizio, i capitalisti di Hong Kong sono stati una delle maggiori forze contrarie alla riforma democratica.

I capitalisti non sono sempre sostenitori della democrazia. Come si vede in molti Stati coloniali, non esitano a adottare sistemi politici autoritari se questi aumentano la loro libertà di sfruttare e quindi di fare profitti. Hong Kong è solo un ulteriore esempio di questo. Quello che interessa ai capitalisti locali è assicurarsi che i loro interessi non siano messi in discussione dal processo di trasferimento del potere. E dai primi anni ’90, questa stabile alleanza ha garantito loro non solo politiche pro-capitaliste a Hong Kong come tassazione bassa, leggi contro i lavoratori e un sistema elettorale protetto, ma anche l’accesso al vasto mercato e alle economiche forze lavoro della Cina continentale. D’altra parte, il capitale dal continente è anche in grado di entrare a Hong Kong in cooperazione con il capitale locale.

Oggi, sarebbe ingenuo pensare che i capitalisti cambierebbero la loro posizione, perchè hanno beneficiato e ancora stanno beneficiando dell’alleanza col il PCC. Vista la turbolenza del capitalismo mondiale, sono ancora più preoccupati di ogni cambiamento dello status quo. E lo è anche il PCC. Wang Zhenmin, rettore dell’Università di Legge di Tsinghua e principale consulente del governo di Pechino in merito alla questione di Hong Kong, ha espresso con grande onestà che “troppa democrazia potrebbe minacciare gli interessi delle élites economiche e anche del sistema capitalista di Hong Kong” – e ha suggerito che questo deve essere evitato a ogni costo.

Contrariamente ai desideri di Tai, i capitalisti locali non solo hanno dato il benvenuto alla decisione di Pechino, ma hanno anche condannato il movimento Occupy Central. Yiu Kai Pang, presidente della Camera Generale di Commercio di Hong Kong, ha espresso la preoccupazione che Occupy Central “non solo turberà l’ordine sociale e la prosperità economica di Hong Kong, ma minaccerà la nostra posizione di centro della finanza e dell’economia internazionale”. Anche il gruppo bancario HSBC ha avvertito che Occupy potrebbe colpire l’economia perché ha abbassato le previsioni del mercato azionario della città. Inoltre, dopo lo scoppio dello sciopero degli studenti, un gruppo di magnati degli affari è stato invitato a incontrare Xi Jinping a Pechino. Nell’incontro, Xi ha riproposto la posizione del governo centrale e ha confermato loro che la decisione dell’Assemblea del Popolo non cambierà.

 

Il cambiamento della coscienza

Questo tipo di condanna, che ha sempre funzionato nei decenni passati, ha perso il suo effetto a partire dallo sciopero dei lavoratori. E HSBC ha dovuto quasi immediatamente ritrattare ile sue dichiarazioni poiché avevano causato l’indignazione pubblica. Questo mostra come la coscienza sia cambiata negli ultimi anni, ed è ciò che rende i capitalisti e il governo di Pechino particolarmente impauriti dai cambiamenti al sistema elettorale.

C’è una rabbia profonda all’interno della società di Hong Kong per la presente situazione. La crescita economica non ha favorito la maggioranza della popolazione di Hong Kong. Il salario medio mensile si è alzato solo del 15.8% dal 1996 al 2011, mentre l’inflazione è stata del 15.5%. Nel frattempo, gli abitanti si trovano di fronte alla crescita esorbitante dei prezzi degli alloggi in quello che è il secondo mercato immobiliare più costoso al mondo, e costi estremamente alti per crescere un figlio (con una media di 700mila dollari USA). I laureati fronteggiano uno mercato del lavoro scoraggiante e condizioni lavorative molto dure se sono abbastanza fortunati da trovare un impiego. Inoltre, Hong Kong non prevede ancora una pensione statale per tutti.

Per i poveri, la situazione è ancora peggiore. Il reddito medio del 10% più povero della popolazione è sceso a 2170 dollari di Hong Kong al mese nel 2011, il 16% in meno rispetto a 10 anni prima. Prima del 2010 Hong Kong non aveva un salario minimo, che ora è al bassissimo livello di 28 dollari di Hong Kong all’ora (all’incirca 3,60 dollari USA). Il 20% della popolazione di questa potenza economica ora vive sotto la soglia di povertà.

La legislazione sul lavoro di Hong Kong è estremamente arretrata. E i potenti datori di lavoro hanno fatto di tutto per non fare approvare le leggi migliorative proposte e per impedire ai lavoratori di raggiungere il diritto alla contrattazione collettiva.

Dall’altro lato c’è una ricchezza oscena. Il 10% più ricco ha visto un aumento effettivo del 12% del proprio reddito negli ultimi 10 anni. Nel 2012, il numero di milionari nella città è aumentato del 35.7%, fino ad arrivare a 114mila, circa l’1.6% dell’intera popolazione. A Hong Kong vivono i quattro uomini più ricchi dell’Asia. Il più ricco, Li Ka-shing, è classificato come persona più ricca della Cina e come l’ottava persona più ricca al mondo, con un patrimonio stimato di 20 miliardi di sterline. Le persone di Hong Kong spesso scherzano dicendo che “Hong Kong è la città di Li”, cosa che ha molti elementi di verità. Nel 2013, 40 monopoli dominavano il 69% del PIL di Hong Kong. In molti settori collegati strettamente alla vita quotidiana delle persone, come i fast food, le telecomunicazioni, il trasporto e il commercio al dettaglio (di cibo, alcolici e tabacco), più della metà delle entrate va alle prime 10 imprese.

Di conseguenza, Hong Kong nel 2011 aveva un indice Gini dello 0.537, aumentato dallo 0.525 del 2001 e raggiungendo un record dal 1971, che la rende forse la più diseguale economia dei paesi svipluppati del mondo. Ricordiamoci che 0.4 è il livello usato dagli analisti come una misura della probabilità di disordini sociali. Hong Kong recentemente ha spazzato la concorrenza ed è arrivata prima nella “Classifica dei capitalismi clientelari” dell’Economist.

In quella che è chiamata l’economica più “libera” del mondo, ribolle la rabbia per la diseguaglianza e per la mancanza di possibilità di ascesa sociale. La rabbia ha trovato la sua espressione nella larga affluenza ai cortei del 1 Luglio (Tienanmen) nel 2003 e nel 2011-2014. Più importante ancora, ha trovato la sua espressione nel massiccio appoggio allo sciopero dei portuali nel maggio 2013, dopo una serie di movimenti contro i magnati dell’immobiliare e anti-autoritari come il movimento di protezione del Molo di Star Ferry  (2006) e del Molo della Regina (2007), e il movimento contro la ferrovia ad alta velocità (2010).

Tra tutti questi movimenti, lo sciopero dei portuali è un enorme passo in avanti nella coscienza delle masse di Hong Kong, poiché è la prima volta dal 1967 in cui il movimento operaio ha ricevuto un appoggio largamente diffuso dalla società. E mostra il potenziale della classe lavoratrice di Hong Kong nel guidare la lotta contro il monopolio politico ed economico delle grandi imprese, e nel legare questa lotta con la lotta della classe lavoratrice nella Cina continentale.

Questo è ciò che i capitalisti locali e che il Governo Centrale Cinese temono di più. La riforma elettorale potrebbe dare alla lotta della classe lavoratrice una nuova opportunità di esprimersi politicamente e quindi di unificare ancor di più la rabbia verso le grandi imprese che cova tra le masse. Ciò che spaventa particolarmente il Governo Centrale Cinese è che questo diventi un esempio per la Cina continentale, poiché c’è una rabbia condivisa verso l’ineguaglianza, il monopolio economico e la dittatura politica. Questa preoccupazione è in una certa misura confermata dal risveglio del movimento a Macau, dalla votazione non ufficiale sul futuro politico di Macau e dalla manifestazione dei commercianti ispirata precedentemente da Hong Kong, e ora dal movimento di solidarietà a favore degli studenti cinesi e di Hong Kong a Taiwan e in tutto il mondo.

Sfortunatamente, comunque, il movimento democratico di Hong Kong è cautamente rimasto a distanza dalla lotta dei lavoratori, e ha evitato di sollevare le vere questioni che riguardano le masse. I pan-democratici si limitano alla lotta per la democrazia elettorale. Sono stati completamente assenti nello sciopero dei portuali, e hanno portato slogan come “abbasso l’egemonia dei magnati dell'edilizia”, “nessuna collusione tra imprese e governo”, “governo al popolo, miglioriamo la vita delle persone” soltanto come un mezzo per promuovere il concetto di una democrazia pulita e pluralista.

Questo mostra la debolezza dei liberali. Vogliono soltanto la democrazia sotto il sistema capitalista. Avendo ciò come obiettivo, nutrono illusioni nei capitalisti locali. Non riescono a capire che per sostenere il capitalismo con una tale diseguaglianza, i capitalisti hanno bisogno di un sistema politico non democratico. Hanno illusioni nei burocratici del Governo Centrale, pensando che la loro minaccia di “pace e amore” può farli piegare.

D’altra parte, sono più che terrorizzati di essere associati alla sinistra. Hanno fatto ogni sforzo per non essere associati alla rabbia verso le grandi imprese, per non parlare di collegarsi con il movimento operaio. Così hanno raggiunto la difficoltosa situazione attuale, ben espressa dal detto cinese “se cavalchi una tigre, farai fatica a scendere”.

Erano imbarazzati e dispiaciuti dal fatto che la loro richiesta di maggior democrazia fosse stata rifiutata per la terza volta, e sono stati costretti a intraprendere l’azione diretta di cui hanno così tanta paura. Senza gli studenti che hanno intrapreso un’azione audace, avevano paura che molte meno persone del previsto si sarebbero rivolte al loro movimento. Ora, meravigliati dalla reazione sociale allo sciopero studentesco, hanno annunciato in fretta e furia il lancio di Occupy Central quattro giorni prima del previsto.

 

Il pionierismo degli studenti e l’escalation del movimento

Gli studenti, come si vede in molti precedenti storici, sono saltati sopra le teste dei deboli liberali e hanno assunto la guida del movimento. Il 22 Settembre, gli studenti delle università e dei college hanno iniziato lo sciopero. Lo stesso giorno, in più di 13mila hanno partecipato a una manifestazione. Poiché CY Leung, il capo del Governo di Hong Kong, non si è impegnato a dialogare con gli studenti entro 48 ore come da loro richiesto, circa 4mila persone hanno partecipato a una manifestazione non autorizzata verso il Palazzo del Governo «alla ricerca» di Leung. Il 26, circa 1500 studenti medi si sono uniti allo sciopero, nonostante le immense pressioni da parte delle scuole e delle famiglie.

Quella sera, dopo un raduno di migliaia di studenti, circa 50 hanno deciso di riprendersi la Piazza Civica, attaccata ai quartieri del Governo, che è considerata come un punto focale delle proteste a Hong Kong, ma che è stata chiusa da luglio. Questo ha portata all’arresto di 61 studenti, tra i quali Alex Chow – il segretario dell’HKFS, e Joshua Wong, il diciassettenne leader di Scholarism, un altro importante gruppo di attivisti studenteschi che ha organizzato lo sciopero. Altri 30 studenti sono stati feriti. E l’occupazione della Piazza Civica è stata dichiarata illegale, e quindi minacciata dalla repressione poliziesca.

L’arresto degli studenti e la reazione del governo ha versato benzina sul fuoco. Mentre la polizia cercava di chiudere le strade nell’area circostante e di spingere i dimostranti ad andare a casa, il numero dei manifestanti si è gonfiato da centinaia a migliaia e a decine di migliaia! Molti di loro sono arrivati vestiti con poncho e protezioni per gli occhi, il che significava che erano preparati a combattere contro lo spray al pepe e anche contro il gas lacrimogeno della polizia. La polizia allora ha usato lacrimogeni e proiettili di gomma in modo intensivo per disperdere i dimostranti, e ha effettivamente mostrato avvisi che dicevano “useremo proiettili veri se i dimostranti non se ne vanno”! Ma questo ha solo suscitato più rabbia e più determinazione. Più di 120mila persone sono scese nelle strade al culmine della protesta nonostante la minaccia dei lacrimogeni e dei proiettili di gomma!

L’HKFS ha poi annunciato che avrebbe organizzato uno sciopero studentesco generalizzato in tutta Hong Kong se il governo non avesse risposto ai quattro punti delle richieste, e si è appellato ai lavoratori e alle piccole imprese per organizzare uno sciopero oggi (29 Settembre). Le quattro richieste includono: la riapertura di via Tim Mei e della Piazza Civica; le dimissioni del capo del Governo Leaung Chun-Ying; il ritiro dell’annuncio del 31 Agosto dello Comitato Permanente dell’Assemblea Nazionale del Popolo; l’inclusione delle nomine pubbliche nelle elezioni. Ciò ha rapidamente guadagnato il sostegno degli insegnanti e dei lavoratori. L’Unione degli Insegnanti di Hong Kong ha convocato uno sciopero con inizio il 29 Settembre per supportare gli studenti e condannare il governo di Hong Kong e la polizia. E la Confederazione dei Sindacati di Hong Kong (HKCTU), che era il principale sindacato nello sciopero dei portuali e nel recente sciopero dei bagnini, ha anch’essa chiamato tutti i lavoratori di Hong Kong a scioperare il 29, per protesta contro la decisione dell’ Assemblea del Popolo e contro la brutale soppressione delle proteste pacifiche da parte del governo di Hong Kong.

Lo sciopero studentesco non ha solo coinvolto un intero nuovo strato di giovani radicalizzati, ma ha anche iniettato nuove energie nel movimento democratico. Vedendo che gli studenti hanno portato uno slancio nel movimento di massa che i liberali non potevano immaginare, Tai ha annunciato il lancio anticipato del movimento Occupy Central il 27. Ma gli studenti non hanno fiducia in loro. Due citazioni da una recente intervista con alcuni dirigenti studenteschi sono piuttosto chiarificatrici: “ora Occupy sta solo seguendo gli studenti” e “è passato più di un anno [da quando Occupy Central si è fatto avanti] ma non è successo nulla”. È particolarmente incoraggiante vedere che gli studenti si stanno attivamente rivolgendo alla classe lavoratrice, e che i sindacati stanno coscientemente costruendo la solidarietà con gli studenti! 25 anni dopo il movimento di Piazza Tienanmen, gli studenti hanno imparato una lezione importante dai loro predecessori.

 

La strada da percorrere

L’escalation del movimento durante il weekend ha trasformato il movimento democratico in un movimento di massa. Nel momento in cui l’HKCTU ha convocato lo sciopero generale in sostegno agli studenti, i lavoratori hanno preso il testimone da questi ultimi. Precedentemente, i lavoratori non erano attirati dal movimento democratico a causa dei limiti delle sue richieste democratiche. Ora i lavoratori sono entrati in campo, principalmente in reazione alla violenta repressione poliziesca e in sostegno agli studenti.

C’è un enorme potenziale per portare il movimento a un livello più alto. Nel processo di organizzazione dello sciopero generare, la classe lavoratrice di Hong Kong metterà a frutto la forza e le esperienze che ha guadagnato nelle lotte precedenti, raggiungere livelli più alti di organizzazione e unità, e aumenterà la propria coscienza attraverso discussioni e lotte contro la repressione. Se lo sciopero generale avverrà con successo, sarà il primo sciopero politico da decenni, cosa che non solo renderà la classe lavoratrice in grado di rendersi conto del potere che ha nelle proprie mani, ma che porrà anche la questione del potere di fronte ai capitalisti e ai burocrati sia a Hong Kong che nella Cina continentale.

Per realizzare questo potenziale, è importante che questa lotta venga direttamente collegata alla lotta per il miglioramento dei salari, per migliori condizioni lavorative, migliori leggi sul lavoro, etc. Come abbiamo spiegato prima, quello che spaventa i capitalisti e i governi a Hong Kong e sul continente non sono gli studenti o i liberali, ma piuttosto la forza della classe lavoratrice. Non stanno negando solo i diritti democratici, ma piuttosto ogni possibile opportunità per la lotta di classe di trovare un’espressione politica e di unire ulteriormente la rabbia tra le masse verso di loro. Questo è il motivo per cui la classe lavoratrice deve guidare questa battaglia.

E per i lavoratori di Hong Kong, questa battaglia per un autentico suffragio universale, in cui sono subentrati agli studenti, è soltanto l’inizio. Come si è visto a Taiwan, negli USA e in molti altri esempi di regimi cosiddetti democratici nel mondo, la democrazia elettorale non può risolvere i problemi alla radice della loro rabbia, come l’ineguaglianza, gli alloggi costosi, la mancanza di lavoro e l’incapacità delle persone comuni di avere voce in politica.

Perciò, l’unica via per garantire che possano avere voce nelle scelte economiche e politiche è attraverso il socialismo – un’economica pianificata e controllata democraticamente.

Un altro compito urgente per i lavoratori è di superare la debolezza attuale del movimento nel collegarsi ai giovani e ai lavoratori nella Cina continentale. Mentre il movimento sta cercando solidarietà in tutto il mondo, ha trascurato di costruire un’unità con la popolazione del continente, cosa che in realtà dovrebbe essere in cima alle sue priorità. Questo è parzialmente dovuto a difficoltà oggettive, poiché tutte le notizie a proposito del movimento di Hong Kong sono censurate e distorte, e per un periodo persino i collegamenti telefonici con Hong Kong sono stati interrotti.

Ma questo riflette anche l’elemento nazionalista all’interno del movimento. La recente decisione dell’ Assemblea del Popolo è stata vista da molti a Hong Kong come la sconfitta definitiva dell’idea di “democrazia dopo il passaggio di potere” e il tradimento totale del governo centrale della promessa del suffragio universale contenuta nella Basic Law. Questo dà spazio alla recente crescita del nazionalismo a Hong Kong, specialmente tra i giovani. Il caso più estremo è il movimento indipendentista di Hong Kong, che promuove l’idea falsa e reazionaria che Hong Kong starebbe meglio sotto il dominio coloniale britannico.

Il nazionalismo può anche essere visto nell’uso confuso dell’ “anti-colonizzazione” come uno dei principali slogan della dichiarazione di sciopero dell’HKFS. Quello che intendono per “colonizzazione” è un sistema in cui c’è una forte collusione tra le imprese e il governo e un’alta diseguaglianza, e nel quale le masse sono escluse dalla politica. Questa non è “colonizzazione”, ma piuttosto la particolare forma del capitalismo cinese.

Nella Cina continentale, le persone subiscono la stessa collusione tra imprese e governo, gli stessi alti livelli di diseguaglianza, la stessa esclusione delle masse dalla politica di quelle di Hong Kong; anzi hanno anche meno libertà e diritti! I lavoratori e i giovani oltre il confine sono ugualmente, se non di più, disgustati dallo stesso sistema e sono pronti a lottare. E quando si solleveranno, i capitalisti e il PCC tremeranno di paura. Solo allora sarà possibile portare avanti un cambiamento del sistema nella Cina continentale e a Hong Kong.

Il movimento a Hong Kong ora potrebbe servire come una scintilla per accendere i movimenti nel continente. Questo è il motivo per cui i media stanno sfruttando gli elementi nazionalisti nel movimento di Hong Kong per alienarlo dalle persone nella Cina continentale. Perciò, i lavoratori e i giovani di Hong Kong hanno bisogno di lottare costantemente e consapevolmente contro il nazionalismo nel movimento, di appellarsi ai lavoratori e agli studenti dall’altra parte dello stretto affinché si uniscano alla lotta contro gli stessi capitalisti e contro questo opprimente sistema.

L’ “era di disobbedienza civile” a Hong Kong è iniziata con le azioni eroiche intraprese dagli studenti. La classe lavoratrice di Hong Kong è appena entrata in scena, e sta per giocare il ruolo più importante. La lotta per il suffragio universale è solo l’inizio della lotta contro questo sistema e per un’autentica democrazia operaia.

  • Solidarietà con i giovani e i lavoratori di Hong Kong!

  • Per un autentico suffragio universale a Hong Kong! Pieni diritti democratici in Cina continentale!

  • Per l’unità dei giovani e dei lavoratori a Hong Kong e sul continente sulla base di un programma socialista!

  • Per un’autentica democrazia operaia! Per il Socialismo!

29 settembre 2014

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[1] 12 membri eletti dai Collegi Elettorali, che sono composti da tutti i membri della Commissione Distrettuale, del Consiglio Civico e del nuovo Consiglio Regionale; 12 dalle circoscrizioni funzionali che sono per la maggior parte selezionate dai potenti gruppi dell'élite; 4 membri ufficiali e 22 nominati dal Governatore.

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