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Pubblicato in “Workers’ Republic”, 17 giugno1899

 

Forse su nessun punto le dottrine del socialismo sono così fraintese e così mal rappresentate come nei confronti della religione. Quando messo all’angolo su ogni altra questione, quando dal punto di vista dell’economia, della politica, della morale è a corto di argomenti, il tema della religione costituisce sempre la trincea finale del nemico del socialismo, specialmente in Irlanda.

“Ma è contro la religione” sono le ultime parole, l’ultimo argomento dei sostenitori del capitalismo, scacciati da ogni altra linea di difesa ma che si rifiutano ostinatamente di cedere. “Il socialismo è ateismo, e tutti i socialisti sono atei”, oppure “il vostro socialismo non è che un bel nome con cui coprire il vostro ateismo nei suoi attacchi alla chiesa”, tutte queste affermazioni si sentono così spesso nel corso di ogni discussione sui meriti e i demeriti della dottrina socialista che non occorre scusarsi se li introduciamo qui per illustrare il loro carattere illogico. Lungi dall’essere vero che socialismo e ateismo sono sinonimi, è un fatto curioso e istruttivo che quasi tutti i più noti propagandisti del libero pensiero nella nostra generazione sono stati e sono i più ferventi nemici del socialismo. Il defunto Charles Bradlaugh, ai suoi tempi il più aggressivo libero pensatore in Inghilterra, fu fino alla fine risoluto e intransigente nel suo odio per il socialismo; G. W. Foote, l’attuale direttore del “Freethinker”, l’organo nazionale del secolarismo inglese, un feroce nemico del socialismo, e il defunto colonnello Bob Ingersoll, capo apostolo della dottrina del libero pensiero negli Stati Uniti era ben noto come un apologeta del capitalismo.

Sul continente europeo si registrano molti casi simili, ma quelli citati basteranno, essendo i più facili da verificare per i nostri lettori. È suggestivo e divertente che nelle file disparate dei difensori del capitalismo vi siano i divulgatori professionisti del libero pensiero a braccetto con sua santità il papa; l’enciclica, mal pensata e inconclusiva, di recente diffusa contro il socialismo fa della gerarchia della chiesa cattolica un tardivo componente dell’esercito che marcia sotto le bandiere innalzate da esponenti agnostici della filosofia individualista. Ovviamente, anche l’intelligenza più misera può accorgersi che non deve esserci identità di pensiero tra i liberi pensatori come tali e i socialisti come socialisti. Da dove è venuta fuori allora, quella concezione sbagliata? In primo luogo, dal tentativo interessato delle classi possidenti di creare un pregiudizio contro il socialismo perché possa impedire alla classe operaia di ascoltare queste idee, un tentativo troppo spesso fruttuoso; e in secondo luogo, da una concezione sbagliata dell’atteggiamento del partito socialista verso i dogmi teologici in generale. Il partito socialista d’Irlanda proibisce la discussione di problemi teologici o anti-teologici nelle sue riunioni, pubbliche e interne. Questo in conformità con la pratica del principali partiti socialisti del mondo, che hanno spesso dichiarato, in Germania ad esempio, la religione un fatto privato e fuori dai fini dell’azione dei socialisti. Il socialismo moderno, infatti, come emerge dalle menti dei suoi leader principali, e come è considerato e per il quale lavorano un numero crescente di aderenti entusiasti nel mondo civilizzato, ha un fondamento sostanzialmente materiale, basato sui fatti. Non significa che i nostri sostenitori debbano essere necessariamente materialisti nel senso volgare e banalmente anti-teologico del termine, ma che non basano il loro socialismo su una qualsiasi interpretazione del linguaggio o del significato delle scritture né sulle vere o supposte intenzioni di una divinità benevolente. Essi, come partito, non affermano né negano queste cose, ma lasciano alla coscienza individuale di ciascun membro determinare che credenze avere su questi temi. Come partito politico preferiscono saggiamente prendere posizione sui fenomeni reali della vita sociale che possono essere osservati in azione tra noi oggi o che possono essere studiati nei fatti riportati dalla storia.

Se una qualunque speciale interpretazione del significato delle scritture tende a influenzare il pensiero umano nella direzione del socialismo, o si trova essere in accordo con i postulati della dottrina socialista, allora il socialismo scientifico considera che tale interpretazione sia più forte perché collima con gli insegnamenti del socialismo, ma non ritiene per forza che il socialismo sia più forte o la sua posizione più imprendibile grazie all’alleato teologico. Comprende che i fatti su cui la sua fede socialista sono basati sono forti a sufficienza da loro per sopportare ogni colpo, ogni attacco da tutte le parti e dunque anche se è disposto in ogni momento ad accettare aiuti da ogni fonte esterna, li accetta a una sola condizione, ossia che non occorra, in cambio, identificare la sua causa con una qualunque la cui sconfitta possa coinvolgere il socialismo nel discredito. Questa è la ragione principale per cui i socialisti si tengono lontani dai dogmi teologici e dalle religioni in generale: riteniamo che il socialismo si basi su una serie di fatti che richiedono il funzionamento della sola ragione umana per essere compresi e padroneggiati, mentre la religione di ogni tipo è per sua stessa natura basata sulla “fede” di ciò che successe in epoche passate di una serie di fenomeni inspiegabili da qualunque processo basato sul semplice ragionamento umano. Certo, quindi identificare socialismo e religione significherebbe abbandonare in un colpo quel carattere universale, non settario che oggi troviamo indispensabile all’unità della classe operaia, perché significherebbe che ai nostri aderenti verrebbe richiesto di adeguarsi a un credo religioso, così come a una specifica fede economica, una scelta che non abbiamo intenzione di fare perché ci immergerebbe inevitabilmente nelle dispute delle sette in guerra tra loro in giro per il mondo e condurrebbe così alla disgregazione del partito socialista.

Il socialismo, come partito, si basa sulla conoscenza dei fatti, delle verità economiche e lascia la costruzione di ideali religiosi o le fedi al pubblico o anche ai suoi singoli militanti se così vogliono. Non è libero pensatore né cristiano, turco o ebreo, buddista o idolatra, musulmano o parsi, è semplicemente umano.

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