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A poche ore dalla scadenza del Contratto di Servizio Civile Nazionale (SCN) relativo al Bando 2013, la domanda “Chi prenderà il mio posto?”, divenuta campagna mediatica contro i tagli al SCN sembra finalmente trovare risposta.


L’approvazione nella Legge di Stabilità dei fondi necessari al SCN , il cui iniziale taglio aveva scatenato le polemiche degli enti di volontariato e dei volontari, fa trarre un sospiro di sollievo.
Non solo il finanziamento permette di mantenere i numeri dell’anno appena passato, ma addirittura di incrementarli passando dagli attuali 16.000 ad un numero che potrebbe aggirarsi attorno ai 50.000. Nell’epoca dell’austerity sembrerebbe un buon segnale, ma il dato va compreso ed analizzato per non cadere in quella che è, a tutti gli effetti, l’ennesima trappola demagogica giocata sulle spalle dei giovani disoccupati.

Un primo dato da considerare è quello della composizione per età e per titolo di studio dei volontari impiegati.
Scorrendo i dati storici sul sito ufficiale del Servizio civile il dato della composizione anagrafica risulta chiaro. Se nel 2008 i volontari tra i 27 e i 28 anni costituivano il 13% del totale, nel 2013 arrivano al 29% che se sommati alla classe d’età 24-26 fanno un totale del 61% contro il 41% del 2008.
Questi dati significano forse poco finché non sono affiancati a quelli del livello d’istruzione.
Dal 2008 al 2013 i laureati triennali in SCN passano dal 4,85% al 13,73% mentre aumentano ma in maniera più contenuta i laureati quinquennali, dal 13% al 19,53%. In poco più di 5 anni, a possedere un titolo di studio universitario tra i volontari sono circa il 33% contro il 17% del 2008.
Confrontando questi dati tra loro possiamo arrivare, con una qualche considerazione di causa, ad alcune conclusioni. Prima della crisi, il SCN era svolto in prevalenza da ragazzi appena usciti dalle scuole superiori in cerca di un’esperienza formativa pre-universitaria o pre-lavorativa che potesse conciliarsi magari con i primi anni del percorso universitario.
Oggi il SCN diventa invece un espediente per rimediare alla disoccupazione che aspetta migliaia di ragazzi al di fuori delle aule universitarie. Un escamotage per non rimanere con le mani in mano, guadagnare qualche euro e magari sperare di ingrossare il proprio curriculum e avere la “fortuna” di finire in una cooperativa, con contratto a progetto.
Il dato sui laureati triennali è forse una conferma in più della nostra critica al sistema del 3+2: ad oggi molti più giovani si fermano alla triennale per andare subito a lavorare, oppure sono sempre più costretti ad alternare lo studio con un lavoro per mantenersi negli studi.
Queste considerazioni, sommate insieme ci aiutano ad analizzare il SCN non più come un’esperienza di volontariato e di “difesa non armata della Patria” ma come una vera e propria alternativa al lavoro che non c’è. Non neghiamo che il valore della solidarietà e del volontariato continui a muovere sinceramente migliaia di giovani, ma vogliamo avanzare un’analisi il più possibile scevra da considerazioni morali che oggi, ai tempi della crisi, lasciano il tempo che trovano.

Ma ad accorgersi di questo non siamo stati solo noi, ed è per questo che vale la pena analizzare anche i numeri che oggi il governo sembra poter garantire con i finanziamenti in Legge di Stabilità.
Infatti nella somma totale che potrebbe arrivare ai 50.000 volontari per il 2015, di volontari selezionati attraverso il bando nazionale che uscirà in marzo (il classico bando con scadenza annuale) ce ne sono in realtà 34.000.
Per arrivare ai 50.000 dobbiamo infatti aggiungere il“Bando straordinario per accompagnatori di grandi invalidi e ciechi” (954), il “Bando speciale per progetti autofinanziati” (1304) il bando per i nuovi “Corpi civili di pace” (500) e la sostanziosa cifra dei bandi per SCN attivati tramite i fondi del progetto Garanzia Giovani che arrivano, tramite 2 bandi consecutivi, alla bella cifra di 7520 volontari. A questi vanno aggiunti poi i presunti 2660 volontari che potrebbero essere finanziati dal cosiddetto “Tesoretto Del Rio” e i 140 volontari che presteranno servizio all’Expo di Milano grazie ad un accordo “extra-bando” direttamente tra EXPO e il Dipartimento delle Politiche Giovanili.
In pratica una corsa al Servizio Civile da parte di tutti gli enti e con tutti i finanziamenti possibili.
Stiamo parlando quindi di circa 16.000 volontari finanziati da fondi “extra-bando” ordinario, che non sono pochi e che rappresentano un dato che tempi di austerità fa riflettere.

Infatti, nel corso degli ultimi 6 anni, il dato riguardo la ripartizione dei volontari per settori d’impiego  dimostra una tendenza chiara: sempre più volontari in SCN sono impiegati in attività di assistenza delle più svariate.
Consideriamo infatti che dal 2007 ad oggi il settore “Assistenza” è cresciuto a scapito dei settori “Educazione e promozione culturale” e “Patrimonio artistico e culturale” passando dal 51% all’ 89%. In pratica 9 volontari su 10 sono oggi impiegati in attività di assistenza a bambini, disabili, anziani e tossicodipendenti, ecc.
Tutti settori, questi socio-sanitari, in cui la riduzione dei finanziamenti pubblici si è fatta più sentire, aprendo la strada al privato (a pagamento) o al volontariato, appunto.
Molto spesso inoltre, questo “terzo settore” è quello in cui più di tutti si è affermato il modello dell’appalto pubblico a cooperative private, della precarietà e appunto della sussidiarietà, parola dietro alla quale si è sviluppato un sistema di potere, sfruttamento e speculazione i cui effetti più nefasti si sono visti con lo scandalo a Roma sulle cooperative di accoglienza ai migranti e che ha avuto il suo coronamento politico con la nomina a Ministro del Lavoro di Giuliano Poletti, ex Lega Coop.
Non a caso infatti, tra le proposte di riforma del SCN vi è quella a firma insospettabile di Paolo Beni, storico leader dell’ARCI e oggi in quota PD per l’attenuazione del carattere di “difesa non armata della patria” in favore di un più chiaro riferimento al principio di sussidiarietà come da articolo 118 della Costituzione…un rafforzamento quindi di un principio chiaro: lo Stato non finanzia i servizi essenziali e dobbiamo mandarli avanti con il volontariato e piccoli trucchi derivati dai stage, tirocini e ovviamente del Servizio Civile.

Incrociando tutti questi dati, ciò a cui noi siamo di fronte non è certamente una svolta “umanitaria” del Governo.
È l’ennesimo modo di giustificare il sottofinanziamento del welfare pubblico attraverso l’immissione nel mercato del lavoro di migliaia di giovani sottopagati (433 euro al mese per 30 ore settimanali) grazie ad uno strumento, il Servizio Civile Nazionale,  che si è trasformato da opportunità di impegno civile e formazione a vera e propria tipologia contrattuale usata per giustificare l’impiego di soldi pubblici a favore di aziende private (il caso del SCN in Expo è eclatante).
A fronte quindi di una disoccupazione giovanile sempre più larga, il governo difatti interviene tamponando l’emergenza attraverso l’uso indiscriminato del contratto di servizio civile che va ricordato dura un anno, non è prorogabile, non dà contributi a fini pensionistici e non dà nemmeno diritto all’indennità di disoccupazione essendo, formalmente, un’esperienza di volontariato retribuito.

Da marxisti noi difendiamo l’idea che la società possa funzionare al di fuori delle regole imposte dal profitto e quindi anche grazie all’impegno disinteressato e al volontariato di cui, nel nostro Paese, esistono realtà importantissime che vanno difese.
Non accettiamo però che con il “volontariato” a tutti i costi si coprano i buchi di bilancio aperti per salvare le banche, garantire i vitalizi ai politici, finanziare gli interventi militari all’estero e costruire le grandi opere.
I giovani di questo paese non accetteranno senza ribellarsi ancora per molto tempo l’idea che il lavoro, in questo paese, sia un collage di tirocini, stage, work-experience e volontariato, nomi che in fondo celano un’unica realtà: lo sfruttamento e la precarietà.
Lo vogliamo ribadire: nel guadagnare 400 euro al mese per 8 mesi non c’è dignità, non c’è giustizia e non c’è futuro.
La lotta per una società migliore, in cui anche la solidarietà sia vera e libera dalle catene del profitto, passa anche per l’organizzazione e la lotta dei giovani disoccupati e precari, in stage o in tirocinio!

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