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Un film che non lascia indifferenti

Risorse umane di Laurent Cantet è un film che merita di essere visto. Prima di tutto perché racconta, in modo credibile una comunità operaia e la vita in una fabbrica del nord della Francia. Non sempre succede per i film orientati politicamente a sinistra, che spesso ritraggono la classe operaia allo stesso modo di un professore di sociologia in un’aula universitaria, oppure senza macchia e senza paura, pronta in ogni momento a ribellarsi e a prendere il potere.

Poi perché tratta un tema scottante per tutti gli attivisti del movimento operaio al giorno d’oggi, la riduzione dell’orario di lavoro. Lo fa con gli occhi di un ragazzo, Frank, studente di Economia, figlio e fratello di lavoratori di un’azienda in cui entra per uno stage. Proprio a lui, pieno di illusioni sulla possibilità che le 35 ore possano andare incontro agli interessi sia dei lavoratori sia dell’impresa, toccherà trovare un modo per convincere gli operai ad applicarle nella fabbrica. Qui vedrà la faccia vera del padronato, che vuole usare la riduzione di orario per chiudere un intero reparto, dove lavora anche il padre, prossimo al licenziamento.

A Frank si apriranno gli occhi: scoprirà l’arroganza del direttore dell’azienda che prima lo blandiva e poi lo caccia dalla fabbrica. Attraverso la propria dura esperienza farà la sua scelta di campo, rinunciando a una possibile scalata sociale e aiutando i delegati sindacali ad organizzare lo sciopero e l’occupazione degli impianti.

Molto interessante è il modo in cui il regista illustra le divergenze tra le varie organizzazioni sindacali, tra delegati più moderati e una combattiva delegata della Cgt. Come spesso succede, gli attivisti sindacali più radicalizzati, isolati in momenti in cui non ci sono scioperi, acquistano consensi e la fiducia dei lavoratori quando questi ultimi comprendono che non esiste altra via di uscita che lottare.

Ma l’aspetto centrale del film è il rapporto tra padre e figlio. In una situazione molto comune anche nelle famiglie operaie italiane, il padre ha lavorato tutta la vita perché il figlio non segua la sua strada e diventi un manager, e non può che mostrare grande delusione nel vedere crollare la sua possibilità di "riscatto" attraverso il figlio. Fino a quando Frank affronta suo padre, accusandolo di avergli sempre insegnato di provare vergogna di appartenere alla classe operaia. Un sentimento inculcato nelle nostre menti, fin da quando eravamo bambini, da questa società capitalista. Che tuttavia si tramuta in orgoglio all’uscita dal cinema, dopo la fine dei titoli di coda.

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