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Centomila lavoratori contro l’Europa dei padroni!

Il 6 dicembre a Nizza oltre centomila lavoratori sono scesi in piazza in occasione dell’apertura del vertice europeo. Il grosso del corteo era formato da militanti della Cgt (sindacato francese legato al partito comunista). La partecipazione è stata imponente, tenuto conto degli alti prezzi dei treni sindacali: un’andata e ritorno da Parigi costava 170.000 lire!

La Ces (Confederazione Europea dei Sindacati) aveva convocato la manifestazione sulla base di parole d’ordine moderate come la riforma della "Carta dei diritti" europei. Questa sedicente Carta europea (da integrare agli accordi sull'allargamento dell'Unione Europea ai paesi dell'est europeo e sulle modifiche al sistema di voto del Consiglio dei 15) avalla privatizzazioni e flessibilità. Prima del corteo molti lavoratori si erano chiesti il senso di una partecipazione ad un simile corteo. Il dibattito infatti ha imperversato sia in Force Ouvrière che nella base della Cgt. Alla fine molte sezioni sindacali hanno deciso di partecipare portando i propri contenuti all'interno del corteo. Per chi era in piazza, era chiaro infatti come la stragrande maggioranza dei manifestanti fosse lì per protestare contro l'Europa del capitale. Non è stato casuale che la Ces abbia scelto di non fare né il raduno né il comizio finale con l’intento di non far emergere le contraddizioni tra il programma di convocazione del corteo e l'opinione della maggioranza dei partecipanti. I lavoratori sono stati caricati subito su treni e pullman anche per non farli incontrare con le idee più radicali del "popolo di Seattle", presente alla coda del corteo.

La situazione è diventava ulteriormente tesa all’arrivo delle prime notizie sul treno bloccato alla frontiera tra Italia e Francia con 1500 compagni di Rifondazione e dei centri sociali. La sera un corteo di alcune migliaia di persone restate a Nizza si è diretto spontaneamente fino alla stazione per domandare che il treno fosse sbloccato. Lo slogan più utilizzato era "Libertà di circolazione!", quando nell’Europa della borghesia questa libertà esiste solo per le merci ed i capitali. E’ significativo che molti attivisti della Cgt, pur sollecitati dai loro dirigenti a tornare subito ai pullman e a non mischiarsi con gli "estremisti", si siano uniti a questo. Nello stesso momento l'associazione Attac aveva organizzato una discussione sulle prospettive del movimento anti-globalizzazione. A parte la scelta criticabile di non rinviare una riunione di fronte a una manifestazione per opporsi alla repressione contro 1500 compagni, i contenuti della discussione lasciavano molto a desiderare. Susan George, vice-presidente di Attac, ha "saltato" il tema centrale di come far incontrare i temi anti-capitalisti con il movimento dei lavoratori. La George nello spiegare che il movimento nato a Seattle deve estendersi a tutti i settori della società colpiti dal capitalismo ha nominato studenti, agricoltori, disoccupati, pescatori ecc., scordandosi completamente i lavoratori.

Proprio la manifestazione di Nizza ha invece dimostrato ancora una volta l’enorme forza della classe operaia e la sua disponibilità alla mobilitazione contro questo sistema economico. Se il cosiddetto "movimento di Seattle" o "movimento anti-globalizzazione" non vorrà finire per disperdersi o afflosciarsi per stanchezza o mancanza di obiettivi, dovrà porsi il problema di orientarsi verso i lavoratori. Ovviamente tale orientamento non può prescindere da una lotta nelle organizzazioni di massa dei lavoratori per difendervi un programma rivoluzionario.

I mass-media si sono impegnati a storpiare il più possibile gli eventi, ben contenti di poter mostrare i "casseurs" intenti a spaccare vetrine o incendiare banche ai margini della manifestazione di 10.000 persone del 7 dicembre. Queste azioni, come sempre, hanno fatto il gioco della repressione. Dopo gli scontri della mattina con relative cariche e lacrimogeni, nel pomeriggio i reparti speciali anti-sommossa della polizia hanno imperversato nel centro di Nizza arrestando decine di manifestanti, nell’obiettivo di intimidire anche gli altri. Vari giornalisti, tra cui quelli del Manifesto, sono stati testimoni del fatto che le cariche più violente sono partite durante un sit-in di alcune centinaia di manifestanti che chiedevano di vedere, assieme ad un avvocato, un giovane portato al commissariato. Il clima era già stato preparato per la repressione: da due settimane i quotidiani locali di Nizza cercavano di terrorizzare la gente, parlando delle manifestazioni del contro-vertice come della calata dei barbari. Purtroppo il 7 dicembre nessun deputato comunista era presente per fare da deterrente rispetto alle azioni repressive.

Dei 5 eurodeputati eletti in Francia dall’estrema sinistra, era presente il solo Krivine che del resto non ha brillato per spirito d’iniziativa. A che cosa dovrebbero servire degli euro-deputati di sinistra, se non in occasioni come questa?

Un’altra lezione politica da trarre da Nizza è l’importanza di un servizio d’ordine. Alle manifestazioni del 7 dicembre dominava il caos: alcune organizzazioni si erano fatte un servizio d’ordine solo per sé. Altre non si ponevano assolutamente il problema e, come risultato, alcuni autonomi ed anarchici hanno potuto decidere di scontrarsi con la polizia senza minimamente tenere conto del parere degli altri manifestanti che pure sarebbero stati coinvolti da questa scelta.

Almeno a partire dal crollo dell’Urss, la propaganda della borghesia ha martellato i lavoratori sul fatto che la "loro" Europa unita avrebbe risolto i problemi della gente: all’inizio la panacea per tutti i mali era il Mercato Comune, poi il trattato di Maastricht, ora è il turno dell’Euro. In realtà, dopo dieci anni di retorica sull’armonia fra nazioni, risulta sempre più evidente alla classe operaia la falsità di tale propaganda. Non è dunque casuale che a Nizza si sia rivista, dopo Seattle, una partecipazione operaia così massiccia ai cortei anti-globalizzazione. Solo la saldatura tra la radicalizzazione giovanile espressa in questi cortei e il movimento operaio, potrà dare uno sbocco al "movimento di Seattle" e la forza ai lavoratori per rompere la cappa concertativa nelle proprie organizzazioni.

Gennaio 2001 

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