Jakarta - Falcemartello

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Rivolta di massa a Jakarta

 

“Il popolo unito non sarà mai vinto!” è uno degli slogan più popolari gridati nelle manifestazioni studentesche a Jakarta in questi giorni. È la dimostrazione di un chiaro orientamento fra gli studenti verso l’unione con la classe operaia, i poveri delle città e i contadini per sconfiggere il regime.

Le nuove organizzazioni studentesche che sono sorte negli ultimi tre mesi tendono a darsi il nome di Comitati popolari, e non pochi studenti sono direttamente impegnati nel compito di organizzare lavoratori e contadini. Il movimento studentesco a Jakarta si è unito attorno al rifiuto della sessione speciale del parlamento fantoccio (MPR) composto da marionette di Suharto, e in favore della formazione di un governo di transizione, l’instaurazione di comitati popolari a tutti i livelli, il rifiuto del "doppio ruolo" delle forze armate (cioè dell’intevento dei militari in politica - NdT) e per l’abbassamento dei prezzi dei beni di prima recessità.

La tendenza generale fra gli studenti è quella di unirsi al popolo in mobilitazioni di massa per ottenere i loro obiettivi.

È su questo sfondo, unito all’ulteriore deterioramento della situazione economica fino allo sviluppo di vere e proprie carestie in alcune regioni, che a partire da settembre piccoli gruppi di studenti hanno cominciato a tenere manifestazioni pressoché ogni giorno di fronte al parlamento.

L’inizio delle mobilitazioni

Il primo vero preludio alle manifestazioni delle ultime settimane si è avuto il 28 ottobre, con la manifestazione di 10mila studenti nonostante l’impressionante schieramento militare a difesa del parlamento. Quel giorno ci sono state azioni coordinate in 12 differenti città dell’Indonesia.

Ora è accaduto qualcosa di simile, ma con un nuovo livello di coinvolgimento dei lavoratori e della popolazione povera. A Jakarta gli studenti avevano deciso di organizzare un "parlamento di strada" nella piazza Merdeka, nel centro della città, e di organizzare manifestazioni ogni giorno tentando di occupare ancora il parlamento come avevano fatto in maggio e in settembre. Tutti i mezzi sono stati impiegati per proteggere i "rappresentanti del popolo"… dal popolo stesso: la città è stata militarmente occupata da 30.000 soldati, 125.000 aderenti ai gruppi civili di autodifesa (in realtà organizzazioni giovanili paramilitari del partito di governo Golkar, composti da giovani disoccupati delle periferie di Jakarta, piccoli criminali motivati dalla promessa di danaro e cibo), 16 navi da guerra (incluso un sommergibile e un lanciamissili). Non c’è prova migliore della completa mancanza di legittimazione popolare dell’attuale regime e del suo presidente Habibie.

Gli studenti hanno così scoperto con indignazione che la piazza nella quale intendevano tenere il loro parlamento, invitando a parlare chiunque avesse voluto, era occupata da 2.000 squadristi che pretendevano di voler tenere una preghiera di massa. Gli studenti decisero di spostare la loro riunione e di mobilitarsi il giorno successivo per cacciare i "gruppi di autodifesa". La loro presenza era una chiara provocazione organizzata dall’esercito come parte di una strategia da divide et impera, nel tentativo di arrivare a degli scontri che giustificassero l’intervento dei militari e dimostrare l’"incapacità" della popolazione civile di autogovernarsi.

Il giorno successivo 5.000 studenti delle diverse università si sono radunati attorno alla piazza e hanno cominciato a gridare e a scagliare pietre. Con grande sorpresa degli studenti stessi, la piazza è stata improvvisamente presa d’assalto da gruppi di giovani residenti nella zona, armati di bastoni e altre armi, che hanno aiutato gli studenti a cacciare gli squadristi e a riprenderne possesso. Dopodiché hanno deciso di occupare la piazza fino al giorno seguente. Anche l’esercito ha compreso questo episodio molto significativo e da quel momento ha deciso di non utilizzare più i provocatori civili per il resto della settimana, come in origine avevano pianificato.

La marcia verso il Parlamento

Lo stesso giorno, da un’altra parte della città, una carovana di 30 autobus e camion carichi di studenti, lunga un chilometro, ha preso a muovere verso il parlamento lungo le superstrade cittadine. Nel loro percorso di 3 ore sono stati salutati da operai che lasciavano le fabbriche, venditori ambulanti, intere famiglie di poveri delle baraccopoli. Era chiaro che gli studenti godevano di un appoggio massiccio fra la popolazione, anche se in questa fase le manifestazioni erano ancora in gran parte composte da studenti. In diverse occasioni questo combattivo convoglio democratico si è scontrato con la polizia e con le guardie civili costringendole alla fuga. Gli studenti si erano anche armati, preparandosi per l’inevitabile conflitto. Giunti di fronte al parlamento hanno trovato centinaia di soldati pesantemente armati che bloccavano l’accesso. Quella sera, nonostante il numero crescente di residenti della zona che si erano uniti a loro, gli studenti hanno decisi di ritirarsi, ma solo fino al giorno successivo. Il giorno dopo, tutti gli studenti si sono trovati alla piazza Merdeka, dove sono stati raggiunti da contadini di Tapos, che stanno occupando le terre di proprietà di Suharto, e da studenti di altre isole, in particolare di Timor Est. Durante l’assemblea i militari hanno tentato di cacciare gli studenti dalla piazza, ma non vi sono riusciti grazie al coraggioso intervento del servizio d’ordine. Anche i dirigenti del Prd (il partito comunista - NdT) hanno fatto la loro prima comparsa in pubblico a Jakarta durante quell’assemblea. Un numero crescente di lavoratori ha cominciato a partecipare, in particolare quello organizzati dal Kobar, comitato operaio per le riforme.

Quando i manifestanti hanno deciso di muovere verso il parlamento sono stati ancora una volta fermati da un muro impenetrabile di blindati e soldati. Ancora una volta, con grande amarezza, gli studenti hanno deciso di ritirarsi ordinatamente dopo essere stati circondati da ogni lato da forze superiori. I giorni seguenti hanno mostrato che la volontà degli studenti di sfidare lo Stato e il regime era rimasta intatta, con la rivolta popolare di Venerdì e Sabato, che ha portato nelle strade di Jakarta forse un milione di persone. Le credenziali democratiche del regime sono ora messe a nudo per quello che sono: una foglia di fico su un regime che non è altro che "Suhartismo senza Suharto".

I giornalisti all’interno del parlamento venivano regolarmente presi d’assalto dai deputati che la domanda rivelatrice: "Cosa succede là fuori?" Credo che siano ben consci della loro mancanza di appoggio fra la gente comune. Solo la presenza massiccia dei militari mantiene in vita il regime, e questo regime è pronto ad assassinare vigliaccamente il fiore della gioventù indonesiana pur di conservare i propri privilegi e il proprio potere.

Una conclusione si impone da sola, dopo questa settimana di lotta a Jakarta: le masse fanno la storia, ma queste masse devono essere armate con un programma che le possa condurre alla vittoria. Ancora una volta, come durante l’insurrezione di maggio, i dirigenti democratici borghesi come Megawati e Amien Rais non vogliono guidare il movimento. In realtà temono molto di più le masse di quanto non temano il regime. Dopo questa settimana gli studenti e tutti gli sfruttati saranno in fermento e cercheranno risposte ai loro problemi
brucianti. Il Prd ha il potenziale per dare queste risposte, se riuscirà a costruire su un programma di indipendenza di classe, rivoluzionario e socialista.

Jakarta, 14 novembre 1998