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L'apparato militare israeliano ha portato a termine l'ennesima esecuzione senza alcun processo. Questa volta, l'aeronautica militare israeliana ha fatto saltare in aria mediante l'uso di elicotteri da combattimento il capo militare di Hamas Ahmed Jabari, assieme ad un certo numero di civili il cui unico crimine era quello di vivere nella “prigione a cielo aperto più grande del mondo”. Perché tutto questo sta succedendo ora?

 


Hamas ha risposto con lanci di razzi sui poveri sobborghi abitati da lavoratori israeliani che confinano con la striscia di Gaza, uccidendo tre persone a Kiryat Malachi. I sanguinosi attacchi israeliani, assieme alle successive azioni militari, hanno finora ucciso dozzine di palestinesi; questo ha naturalmente fomentato rabbia e paura nella popolazione assediata di Gaza, che teme una ripetizione della criminale operazione Piombo Fuso del 2006, durante la quale sono morti 1300 palestinesi. I soliti opinionisti filoisraeliani negli Stati Uniti hanno difeso gli attacchi nel nome della “lotta al terrorismo” e della “difesa dei cittadini israeliani”.


D'altro canto, molti lavoratori e classi povere israeliane che vivono nelle città relativamente a rischio del sud del paese temono le conseguenze di un'altra escalation; alcuni di loro si chiedono come l'ultimo assassinio perpetrato da Israele possa garantire la loro sicurezza, considerato che il circolo vizioso di attacchi e vendette risale alla fondazione di questo stato nel 1948.


Sofferenze a Gaza


La situazione dei palestinesi a Gaza è assolutamente disperata. Nonostante il “ritiro” unilaterale israeliano del 2005, l'esercito israeliano mantiene tutt'ora il controllo completo sui confini, sullo spazio aereo e sulla costa della Striscia di Ga. Come abbiamo spiegato in un articolo precedente,


Dal 2007, quando Hamas ha vinto la maggioranza [dei seggi nel governo della Striscia di Gaza, ndt], lo stato israeliano ha mantenuto un blocco navale completo  verso la Striscia. Nulla entra od esce senza l'approvazione dell'esercito. A nessuno è  concesso di entrare o di uscire. Cibo, forniture mediche, perfino il materiale edile è severamente soggetto a restrizioni.

La ragione dell'embargo fornita dall'imperialismo israeliano, e sottoscritta dall'imperialismo statunitense, è quella di impedire ad Hamas la produzione di razzi. Si da il caso che il materiale che viene temuto possa essere usato nella costruzione dei razzi sia essenziale per ricostruire le case distrutte nel 2009: il cemento. La sua importazione è completamente bandita.” Flotilla massacre exposes criminal blockade of Gaza


Nel frattempo i governanti di Gaza di Hamas hanno imposto un regime quasi totalitario sul territorio, non essendo capaci nel frattempo di affrontare e risolvere la terribile situazione vissuta degli abitanti di Gaza, particolarmente da quelli che vivono nei campi per rifugiati. Le proteste e le manifestazioni sono state del tutto soppresse – ad esempio, una manifestazione di 500 persone che reclamavano le dimissioni del governo di Hamas dopo la morte di un bambino di tre anni durante un incendio in uno dei campi profughi, è stata dispersa dalla polizia di Hamas. Anche gli attivisti sindacali sono stati ripetutamente soggetti ad attacchi, sia dalle forze di Hamas che da Israele. Riportiamo il comunicato della centrale sindacale britannica (Trade Union Congress, TUC):


Quando Hamas ha preso il controllo della striscia di Gaza in giugno, la sede centrale della Federazione Generale Sindacale Palestinese (Palestinian General Federation of Trade Unions, PGFTU) è stata occupata da uomini armati di Hamas, ed al personale è stato intimato di partecipare ad un incontro nel quale si sarebbe discusso di come i sindacati debbano funzionare sotto il governo di Hamas – al che, i sindacalisti si sono rifiutati. Dall'inizio dell'anno, il Vicesegretario Generale Rasem al Bayari è stato vittima di un attacco portato tramite il lancio di razzi a casa sua (30 gennaio) e un attacco dinamitardo nel suo ufficio (2 febbraio), entrambi sponsorizzati da Hamas. Il TUC ha protestato presso l'ex Primo Ministro di Hamas Ismail Haniya, insistendo sul ritorno degli edifici del PGFTU ai loro legittimi proprietari, e chiedendo che il movimento sindacale venga lasciato libero di operare senza timore di persecuzioni o violenze. La scorsa settimana, il 4 luglio, un'unità militare israeliana ha preso d'assalto l'ufficio del PGFTU di Ramallah alle 2 di mattina. Hanno distrutto la porta principale, l'entrata agli uffici e le porte interne, e soprattutto gli archivi della centrale, in cerca di materiale che potesse giustificare il raid. L'ufficio di Ramallah è stato il luogo dove è avvenuta in gennaio un incontro tra il PGFTU e una delegazione del TUC.”


Il rapimento del giornalista della BBC Alan Johnston del 2007, ed il successivo rilascio, hanno gettato luce sulla natura del governo di Hamas a Gaza. Hamas ha negoziato con bande rivali, corrompendole e ricattandole, ottenendo il rilascio dello sfortunato reporter puramente allo scopo di ribadire la superiorità sui propri rivali.


Proteggere i cittadini israeliani?


Il regime israeliano (assieme ai suoi apologeti) giustifica la brutalità dei suoi attacchi alla Striscia sostenendo di star difendendo i propri cittadini da un nemico che intende annientarli, e con il quale è impossibile raggiungere un accordo di pace. Il Primo Ministro  Benyamin Netanyahu ha fondato la propria carriera sfruttando questa linea politica (mentre nel frattempo portava avanti tremendi attacchi ai lavoratori e ai poveri israeliani mediante tagli e privatizzazioni).

La politica messa in atto da Israele verso Hamas e gli altri gruppi palestinesi rispecchia fedelmente l'approccio usato dagli imperialismi britannico e statunitense nelle loro rispettive sfere d'influenza; in pratica, Israele ottiene con la corruzione il tacito appoggio di leaders e gruppi palestinesi, e li usa per mantenere l'ordine nei territori occupati e sabotare la resistenza.


Fino alla fine degli anni '80, Hamas era un gruppo islamico praticamente insignificante; l'avversario principale di Israele era l'Olp (Organizzazione per la Liberazione della Palestina), un'organizzazione plurale i cui gruppi costitutivi andavano dagli stalinisti ai nazionalisti (il cui gruppo più grande, Fatah, oggi guida l'Autorità Palestinese). Israele cominciò a finanziare Hamas di nascosto, con l'obiettivo di rendere Hamas un “contrappeso” rispetto alle forze dell’Olp ed alla crescente combattività della gioventù palestinese. Come e perché questo è stato fatto è stato documentato dal Wall Street Journal in un articolo del 2009, “Come Israele ha contribuito a fondare Hamas”. Esattamente come i Talebani, però, Hamas alla fine si è rivoltata contro i loro primi benefattori, allineandosi con altre forze altrettanto reazionarie della regione, come la Siria, l'Iran e la Fratellanza Musulmana egiziana.


Di nuovo, come i Talebani, Hamas non è in uno stato di fondamentale conflitto con l'imperialismo. Non rappresenta la gioventà ed i lavoratori rivoluzionari, ma la borghesia e i latifondisti e il clero reazionario. Esattamente come i Talebani collaborano con l'imperialismo britannico e statunitense nell'Afghanistan di oggi, c'è un alto grado di cooperazione tra l'ala militare di Hamas l'esercito israeliano. Il giornalista di Haaretz Aluf Benn spiega la relazione tra Israele e Ahmed Jabari:


Ahmed Jabari era un subappaltatore, incaricato di mantenere la sicurezza di Israele a Gaza. Questo titolo sembrerà sicuramente assurdo a chiunque nelle ore scorse abbia sentito definire Jabari come “l'arciterrorista”, “il capo di gabinetto del terrore” e “il nostro Bin Laden”.

Eppure, quell'idea assurda è stata la realtà degli ultimi cinque anni e mezzo. Israele ha richiesto ad Hamas di osservare la tregua nel sud e di farla rispettare alla molteplicità di organizzazioni armate presenti sulla Striscia di Gaza. L'uomo responsabile di mettere in pratica questa politica era Ahmed Jabari.

Come ricompensa per aver mantenuto la pace sociale, che comunque non è mai stata una calma piatta, Israele ha finanziato Hamas con un fiume di shekel che raggiungeva le banche di Gaza in camion blindati (...). Jabari è stato anche il partner di Israele nelle negoziazioni per il rilascio di Gilad Shalit; è stato proprio lui il responsabile della sicurezza e dello stato di salute del soldato prigioniero, nonché l'organizzatore     del suo ritorno a casa lo scorso autunno


E allora perché Israele ha ritenuto di dover uccidere un suo collaboratore? Benn continua:


Ora Israele sostiene che il proprio subappaltatore non è stato ai patti e non ha mantenuto la calma al confine meridionale. Le ripetute lamentela si riferivano al fatto che Hamas non era stata in grado di tenere le altre organizzazioni sotto controllo, nonostante non fosse interessata ad una escalation. Dopo aver avvertito Jabari apertamente (Amos Harel ed Avi Issacharoff hanno riportato su questo stesso giornale all'inizio della settimana che il programma di assassinio dei maggiori leader di Hamas sarebbe stato rinnovato), egli è stato giustiziato mercoledì in un'azione pubblica, della quale Israele si è affrettato a reclamarne la responsabilità. Il messaggio è semplice e chiaro: Hai fallito – sei morto.


Queste non sono, quindi, azioni di uno stato che protegge i propri cittadini da un nemico feroce; sono le azioni di un occupante che si sbarazza di un collaborazionista locale diventato ormai inutile.


Le elezioni israeliane e la crisi del regime


Netanyahu vorrebbe farci credere che la tempistica di questa escalation sia puramente una coincidenza, mentre le elezioni allo Knesset, il parlamento israeliano, sono previste il prossimo gennaio. Considerata la lunga sequela di conflitti armati sponsorizzati da Israele poco prima delle elezioni, lo troviamo difficile da credere. Ritorniamo all'analisi di Aluf Benn:


L'assassinio di Jabari passerà alla storia come un'altra azione militare spettacolare iniziata da un governo alla vigilia di un'elezione.

Questo è quello che il ricercatore prof. Yagil Levy ha definito 'fomentare il conflitto come strategia di controllo intra-statale'. Il conflitto esterno aiuta un governo a rafforzare la propria posizione interna, poiché l'opinione pubblica finisce per unirsi dietro l'esercito, mentre problemi sociali ed economici  vengono depennatidalle prioorità governative.

Questa ricetta ci è familiare fin dal 1955, anno in cui David Ben Gurion ritornò dal suo esilio a Sde Boker e guidò l'IDF (Israeli Defence Force, esercito israeliano) in     un'azione di rappresaglia a Gaza, ed il suo partito, il Mapai, alla vittoria elettorale. (Barak ha ricordato con nostalgia questo periodo, durante un discorso tenuto in memoria di Moshe Dayan la settimana scorsa). Da quel momento, ogni qualvolta il partito al potere si sente minacciato all'urna elettorale, esso decide di mettere il dito sul grilletto. Gli esempi sono davvero banali: il lancio del missile Shavit 2 nell'estate del 1961, nel bel mezzo dello scandalo Lavon; il bombardamento del reattore iracheno nel 1981; l'operazione Grappoli d'Ira (Grapes of Wrath) in Libano nel 1996, e l'operazione Piombo Fuso a gaza alla vigilia dell'elezione del 2009. Negli ultimi     due casi, la vittoria militare si è tramutata in una sconfitta elettorale.”

A questo punto sono necessarie due considerazioni. In primo luogo, l'osservazione del prof. Levy che le guerre vengono usate per togliere i problemi socioeconomici dalle priorità della nazione si è dimostrata particolarmente preveggente, in luce della massiccia ondata di manifestazioni e cortei che hanno scosso Israele lo scorso anno. Centinaia di migliaia di ebrei ed arabi sono scesi in piazza, reclamando alloggi a prezzi accessibili, la fine dei tagli allo stato sociale e del carovita. Alcuni cominciavano a capire il collegamento tra l'occupazione della Palestina ed il tenore di vita in netto peggioramento in Israele. Come Falcemartello aveva spiegato un anno fa, la crisi del capitalismo mondiale ha colpito Israele molto duramente, e la radicalizzazione dei lavoratori e dei giovani stava e sta trovando espressione anche lì. Spogliato di qualsiasi legittimazione, ed anzi profondamente impopolare, il regime di Netanyahu ricorre alle avventure militari per ricompattare il proprio governo e rimanere al potere.


In secondo luogo, Benn nota che “negli ultimi due casi, la vittoria militare si è tramutata in una sconfitta elettorale”. In altre parole, questa tattica presenta dei limiti – un regime può opporsi alla forza di gravità solo per un periodo di tempo limitato. Lo sviluppo della lotta finirà per spazzare via il becero nazionalismo militarista del passato e creerà le condizioni per l'unità dei lavoratori e dei giovani in una lotta comune contro l'imperialismo ed i suoi agenti locali, siano essi ebrei od arabi.


Contro l'imperialismo ed il nazionalismo – per un Medio Oriente socialista!


I fondamentalisti islamici e lo stato israeliano possono sembrare nemici implacabili, ma le apparenze ingannano. Citiamo un lungo passaggio di un articolo pubblicato da www.marxist.com in occasione di una simile escalation militare coincidente con lo scoppio delle proteste sociali in Israele l'anno scorso; la totale attualità di questa analisi dimostra come le questioni fondamentali rimangano le stesse:


Questa escalation è come manna dal cielo per la classe dominante israeliana,     intenta a stroncare sul nascere un movimento radicale in Israele e convincere ancora una volta i suoi poveri a schierarsi assieme ai milionari per paura di una 'minaccia esterna'. I marxisti non sono teorici della cospirazione, e non suggeriamo che Israele abbia in qualche modo messo in scena questi attentati per creare una scusa per una azione militare; invece, siamo convinti che gli interessi di Hamas e dei fontamentalisti rispecchino quelli della classe dominante israeliana.

Hamas e lo stato israeliano hanno una cosa in comune: sono entrambi opposti a qualsiasi movimento che unisca lavoratori e giovani delle due diverse etnie. La ragione è chiarissima: un movimento unito di lavoratori e sfruttati sarebbe una minaccia sia per la classe dominante sionista israeliana che per i corrotti leaders dei palestinesi...

Il corrotto governo di Hamas non ha nulla da offrire al popolo di Gaza, se non violenza e povertà. Può conservare una qualche forma di lealtà e di rispetto da parte dei palestinesi solamente atteggiandosi ad 'esercito di liberazione' che resiste all'occupante, combattendo per la libertà. Senza l'occupazione della Palestina e l'oppressione israeliana, Hamas sarebbe in bancarotta totale.

Lo stesso, ovviamente, vale per la classe dominante israeliana. Come abbiamo precedentemente spiegato, la travolgente crisi del capitalismo israeliano ha reso il     governo, i politici ed i 'magnati' assolutamente impopolari agli occhi delle masse. Questi nemici apparentemente implacabili, lo Stato israeliano ed i fondamentalisti islamici, hanno lo stesso interesse – mantenere le divisioni tra i lavoratori e gli sfruttati arabi e quelli ebrei. Il fatto che molti arabi israeliani stiano cominciando a partecipare al movimento in Israele, con effetti ovvi tra i palestinesi di Gaza e della Cisgiordania, ha reso un'escalation di violenza e divisione un ottimo mezzo temporaneo di contenimento per la classe dominante israeliana e per Hamas.


Come Marx ha spiegato tempo fa, esiste una sola forza al mondo capace di schiacciare l'imperialismo, il capitalismo ed il dominio delle bande armate – la classe lavoratrice organizzata. La magnifica ondata di lotte che si espande nella regione, e che ora coinvolge la vicina Giordania, ha la potenzialità di poter unire i lavoratori arabi ed ebrei in una lotta unita contro i loro sfruttatori reazionari.


Affinché questo succeda, è necessario che il movimento operaio organizzato assuma la dirigenza del movimento. L'entrata in scena della federazione sindacale israeliana Histadrut, per esempio, costituirebbe un duro colpo per le forze conservatrici dentro e fuori Israele. Ma perché questo succeda è a sua volta necessario che la Histadrut venga trasformata in un'organizzazione genuinamente dedicata alle lotte dei lavoratori.


Le condizioni per questa trasformazione saranno create da un'ondata crescente della lotta di classe in Israele stesso. Ne abbiamo avuto una anticipazione lo scorso anno, quando proteste di massa hanno scosso lo stato mediorientale (si veda ad esempio questo articolo).


In realtà, le tensioni sociali e di classe presenti nella società israeliana sono il fattore principale che spinge la classe dominante israeliana a diffondere sentimenti anti-palestinesi tra la popolazione. Cinicamente, Netanyahu considera che l'inevitabile escalation di violenza, con i razzi lanciati in rappresaglia dalla striscia di Gaza che cadono sui quartieri operai israeliani, sia un utile strumento politico a sua disposizione. Spera di sviare ulteriormente a destra il suo paese in questo modo, preparandosi così per le elezioni anticipate da lui indotte nei primi mesi del 2013.


Data la mancanza di alternative, Netanyahu sembra non cavarsela troppo male negli ultimi sondaggi. D'altra parte, è anche vero che ci si attende un ulteriore rallentamento nell'economia israeliana nel prossimo anno, ed è per questo che Netanyahu vuole concludere in fretta la pratica delle elezioni, evitando che  si tengano in un momento di crisi economica nel quale perderebbe una larga parte dei suoi consensi. Piccole manifestazioni contro la guerra sono già sorte a Tel Aviv. Se le violenze continuano, queste cresceranno inevitabilmente.


In questo contesto, il crollo del Partito Laburista Israeliano e la mancanza generale di una opposizione politica ha aperto la porta al Partito Comunista Israeliano, il quale, nonostante il suo passato stalinista, è cresciuto nell'ultimo periodo: per esempio, ha conquistato oltre un terzo dei voti nelle elezioni comunali a Tel Aviv nel 2006. Tuttavia, nonostante le sue prese di posizione di principio su temi che spaziano dalla questione degli alloggi all'occupazione, la direzione del partito si limita alla critica del sistema corrente, senza offrire un chiaro programma di alternativa. Date queste condizioni, la necessità di una tendenza marxista rivoluzionaria in Israele e Palestina che possa fornire questa alternativa non è mai stata così grande.


Opporsi all'aggressione israeliana! Il movimento operaio israeliano deve rivendicare  una tregua immediata!

Finirla con l'embargo affamatore a Gaza! Per il ritiro totale delle forze israeliane e dei coloni dalle terre palestinesi occupate!

No agli attacchi ai quartieri operai israeliani! Per l'unità dei lavoratori arabi ed ebrei in tutto il Medio Oriente contro l'imperialismo e lo sfruttamento capitalista!

Per un'Israele e Palestina dei lavoratori, come parte di una federazione socialista del Medio Oriente!

 

(estratti di un articolo da www.marxist.com)

 

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