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L'offensiva del governo israeliano nei confronti della popolazione palestinese della striscia di Gaza continua da oltre due settimane. Deve essere respinta e la mobilitazione dei lavoratori e dei giovani di tutto il mondo può giocare un ruolo importante a riguardo. Sulla crisi israeliano-palestinese pubblichiamo una dichiarazione della redazione del sito web In defence of Marxism.

 

Una stabilità solo apparente

Le elezioni israeliane del 28 marzo sono state presentate sulla stampa internazionale sostanzialmente come una prova di stabilità, un voto di fiducia nel successore di Ariel Sharon, Ehud Olmert. Uno sguardo meno superficiale ci consegna una fotografia della situazione politica israeliana assai più instabile.


In questa campagna elettorale Olmert ha giocato tutte le carte a sua disposizione per costruire intorno alla sua leadership un clima di mobilitazione nazionale. La questione centrale avrebbe dovuto essere, per parere pressoché unanime, “la sopravvivenza stessa di Israele”, ovvero il conflitto israelo-palestinese, la questione dei confini e il futuro della Galilea (Cisgiordania) e dei territori occupati.

dal sito In defence of Marxism

Quaranta persone ferite e due civili e un poliziotto, il Maggiore Ali Makkawi, sono stati uccisi domenica 2 ottobre negli scontri più feroci mai visti nella striscia di Gaza tra i combattenti di Hamas e la polizia dell’Autorità Palestinese (Anp). Sembrerebbe proprio che Sharon sia vicino a realizzare il suo sogno di una guerra civile aperta tra l’Anp e il movimento di resistenza nei territori da essa amministrati.

La prepotenza imperialista rafforza la dittatura di Saddam

Introduzione

Dopo 6 anni dall’aggressione imperialista contro l’Irak ci troviamo ancora alla vigilia di una nuova guerra (6 settimane di bombardamenti massicci) perché - ci viene detto - l’Irak non permette le ispezioni internazionali in 8 siti "presidenziali" dove sarebbero nascoste micidiali armi chimiche e batteriologiche.

 

Nascondono il fatto che Saddam ha ricevuto queste armi dagli Usa, Francia, Gran Bretagna e Germania quando ci veniva presentato come il campione della democrazia contro il pericoloso regime iraniano.

Il doppio terremoto che ha sconvolto il sistema politico israeliano e quello che minaccia l’Autorità nazionale palestinese ha cause profonde. La crisi israeliana che aveva una dimensione economica, militare e sociale, si è repentinamente trasformata in crisi politica ed istituzionale. La pazienza della classe operaia israeliana sembra quasi esaurita. Sempre meno tollerabili sono le privazioni e il generale peggioramento delle condizioni di vita accettate per anni dalla maggioranza dei lavoratori in considerazione della psicosi da assedio (di cui è preda la società israeliana) sapientemente alimentata dalla classe dominante. Il malcontento delle masse palestinesi per la direzione corrotta ed incapace della cupola dirigente di Al Fatah si è espresso nel voto amministrativo che ha punito severamente il partito di governo e spinge Hamas nella posizione di principale forza politica in Palestina.

Dilaga l’arroganza degli Stati Uniti

 

Le sconvolgenti immagini del reportage di Rainews24 sull'uso di bombe al fosforo nell'attacco a Falluja da parte dell'Esercito Usa hanno riportato alla ribalta la tremenda realtà dell'occupazione dell'Iraq. L'intervento imperialista ha portato orrori senza fine nel paese mediorientale, e non a caso l'interessantissimo servizio giornalistico non ha trovato spazio nella programmazione della tv pubblica.

Per chi volesse vederlo on line, o scaricarlo (del tutto gratuitamente) basta cliccare qui per accedere alla pagina di Rainews "Falluja, la strage nascosta".

 Il ritiro da Gaza ... Un passo verso la pace?

Per giorni israeliani e palestinesi sono stati incollati davanti ai televisori per seguire gli sviluppi nella striscia di Gaza. L’esercito e la polizia hanno evacuato, secondo il “piano di disimpegno” Sharon-Bush, 21 colonie a Gaza e 4 delle 120 colonie in Cisgiordania.

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