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Pochi giorni prima dell’arrivo dell’inviato speciale del governo americano Anthony Zinni Israele ha scatenato l’offensiva militare più imponente da 20 anni a questa parte (dopo l’invasione del Libano) contro l’Autorità Nazionale Palestinese (Anp) di Arafat.

Il piano per la soluzione della questione palestinese in cambio del riconoscimento di Israele da parte della Lega araba presentato dal principe saudita, benché rafforzato dalla risoluzione approvata dal Consiglio di sicurezza dell’Onu nei giorni scorsi, nasce di fatto cadavere.

Il 6 Febbraio di un anno fa la provocatoria visita del primo ministro israeliano Sharon alla spianata delle moschee dava inizio alla seconda Intifada. In realtà quella provocazione era solo il catalizzatore di un processo che veniva da lontano. A dieci anni dagli accordi di Oslo le condizioni di vita delle masse palestinesi sono peggiorate mandando in frantumi le speranze di chi credeva in uno sviluppo e in una prosperità per l’Autorità nazionale palestinese (Anp).

Verso una nuova occupazione israeliana

"E’ un dato di fatto, abbiamo ucciso 14 palestinesi a Jenin, Kabatyeh e Tammun e il mondo è rimasto in silenzio. E’ un disastro per Arafat". Con queste parole, pronunciate tre giorni dopo gli attacchi terroristici negli Usa, il ministro della difesa israeliano Benyamin Ben Eliezer ha rivendicato cinicamente l’orientamento di un settore decisivo della classe dominante israeliana di approfittare fino in fondo dei rapporti di forza internazionali favorevoli per intensificare la repressione antipalestinese.


La crisi del "processo di pace" e la svolta di Israele

 

Il crollo delle torri gemelle del World Trade Center di New York ha sconvolto il mondo. Il fumo denso e tremendo provocato dalla catastrofe non ha oscurato solo il cielo di Manhattan, ma ha imprigionato in una cappa impenetrabile anche il Medio oriente, nel quale da mesi si sta consumando una tragedia apparentemente senza fine, ma che, velocemente, sta ora degenerando in vera guerra.

L’accostamento fra la seconda Intifada e gli atroci attentati terroristici di Washington e New York è del tutto arbitrario ed ha lo scopo di screditare agli occhi dei giovani e dei lavoratori di tutto il mondo la rivolta del popolo palestinese contro l’oppressione israeliana e di criminalizzare ogni tentativo di reagire alla prepotenza dell’imperialismo da parte di qualsiasi popolo o nazione nel mondo.

Preparano la guerra

Nonostante tutte le chiacchiere sui "colloqui di pace", il conflitto in corso nei territori d’Israele e della Palestina non si avvicina di un passo alla soluzione. La nuova Intifada è destinata a durare ancora a lungo. Gli oltre 300 palestinesi morti e le migliaia di feriti non sono bastati a domare la rivolta.

Gli argini si sono rotti. La provocatoria passeggiata, nei luoghi di Gerusalemme sacri ai musulmani, del leader del Likud (il principale partito della destra israeliana) Ariel Sharon, ha innescato la rivolta della popolazione palestinese nei territori dell’Autorità nazionale palestinese (Anp), nei territori occupati e all’interno d’Israele. Ovviamente, l’episodio della passeggiata in sé non è più grave delle dichiarazioni d’agosto del rabbino Yossef secondo cui gli arabi sarebbero dei serpenti e come tali andrebbero schiacciati, o di mille altri episodi accaduti in questi ultimi mesi in Israele o nei Territori.
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