Alcan di Bresso - Falcemartello

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Alcan di Bresso:
a parità di mansione parità di salario

L’Alcan di Bresso, situata alle porte di Milano, è una di quelle fabbriche che negli ultimi anni ha assunto molti giovani. Abbiamo intervistato Salvatore delegato Fiom-Cgil e Simone operaio iscritto alla Fim-Cisl che lavorano in questo stabilimento perché ci parlassero della loro lotta contro la diferenziazione dei contratti in azienda.

Simone: Nel 1990 l’Alcan Italia, denunciando una crisi nel settore dell’alluminio dichiarò degli esuberi nello stabilimento di Bresso. Esuberi che vennero ricollocati nello stabilimento di Pieve Emanuele con tutte le garanzie e i diritti acquisiti a Bresso, contemplati dal contratto interno. L’Alcan di Bresso e Pieve non hanno gli stessi accordi interni. Lo stabilimento di Pieve è stato rilevato da un’altra azienda del settore e vigono ancora gli accordi interni della vecchia gestione. Questo significa un 30-40% in meno di salario. Un lavoratore che veniva spostato dallo stabilimento di Bresso a quello di Pieve con 15-20 anni di anzianità era due volte penalizzato per la scomodità del trasporto e per la riduzione di salario.

Comunque le differenze economiche si sono ridotte in questi anni, grazie anche alle lotte organizzate dal coordinamento Alcan. Non abbiamo raggiunto ancora la parità ma, per chi lavorava già da prima nello stabilimento di Pieve, la fusione ha portato dei miglioramenti.

Nel 1994 ci sono state nuove assunzioni, potete spiegarci tutto quello che ha comportato ciò?

Simone: Dopo qualche tempo l’azienda è tornata all’attacco sostenendo che per garantire il mantenimento dello stabilimento bisognava abbassare i costi. L’Alcan voleva disdire tutti gli accordi interni dal 1° gennaio ‘94. C’era molta preoccupazione nello stabilimento.

Salvatore: Acquistando lo stabilimento di Pieve l’azienda poteva installare lì altre linee; era concreta la possibilità che l’unità di Bresso venisse ridimensionata e altri lavoratori trasferiti oppure che ci fosse una riduzione consistente del salario. La proposta dell’azienda era che dal 1994 venissero assunti dei giovani con accordi diversi, con una paga inferiore degli "anziani".

Se non arrivavamo ad un accordo entro dicembre ’94 l’azienda avrebbe decurtato il salario di tutti i lavoratori. L’azienda sapeva che tra i lavoratori c’erano divisioni che avrebbero messo in difficoltà il Cdf (consiglio di fabbrica, ex Rsu -NdR) e ne approfittò. Chi ci ha rimesso di più sono stati i nuovi assunti che già entravano svantaggiati perché con contratto Cfl (contratto di formazione lavoro -NdR).

I lavoratori più anziani ci smenavano nelle piccole cose ma dall’altra parte avevano la garanzia di stabilità e di continuità della vita dello stabilimento. Garanzie che derivavano dall’aver assunto questi nuovi giovani e dall’assicurazione che in caso di nuova crisi di settore nessuno sarebbe stato trasferito a Pieve.

Dicevate che i Cfl sono stati tutti confermati e che le differenze sostanziali sono economiche ma che le mansioni sono le stesse.

Simone: Hanno fatto un periodo di formazione, poi hanno incominciato a svolgere le nostre stesse mansioni. Le differenze economiche sono di circa 4 milioni all’anno più la quattordicesima.

Prendono circa il 50% in meno sulle maggiorazioni del contratto interno rispetto ai vecchi. Prendono il 25% invece che il 50% come maggiorazione per le notti e hanno una retribuzione per il cottimo e il premio di produzione ridotto.

Saper coinvolgere i lavoratori nelle piattaforme è importante come pensate di unire le rivendicazioni dei giovani con quelle degli anziani?

Salvatore: La piattaforma che stiamo preparando rivendica l’uguaglianza tra tutti i lavoratori. L’azienda era riuscita nel suo intento solo perché allora non c’erano giovani. Lavorare fianco a fianco con le stesse mansioni ma salari differenti può portare o al menefreghismo dei lavoratori neo assunti o a un risveglio della coscienza che li porta a ribellarsi.

Dobbiamo proporre migliorie per tutti solo così potremo scioperare compatti. Le rivendicazioni più cospicue però saranno per i giovani.

Quanti Cfl si sono iscritti al sindacato un volta confermati?

Salvatore: Abbiamo sempre cercato di coinvolgere i giovani. Circa il 50% si è già iscritto dopo la scadenza del contratto e parecchi altri in questo periodo.

Ci sono quelli che vanno a fare proposte ai lavoratori del tipo "iscriviti da me che potrai fare il delegato e avrai un buon avvenire". Io non ho questa abitudine. Interveniamo su questioni concrete e mostriamo ai lavoratori che possono migliorare le loro condizioni. Riguardo al modo per collegare i giovani ai vecchi, oggi abbiamo delle possibilità in più perché la coscienza sindacale è cresciuta, questa esperienza con i giovani è servita ai lavoratori.

Negli ultimi 3 anni inoltre sono migliorate le condizioni aziendali dell’Alcan di Bresso.

A Pieve c’è un nuovo laminatoio fatto da circa 4 anni che non funziona ancora al 100%. Questo laminatoio è costato 130-140 miliardi. Sono parecchi quattrini e c’è voluto del tempo per recuperarli. L’attacco ai nostri salari nel ‘94 andava nella direzione di recuperare più velocemente questi soldi. Ora questo argomento non ce l’hanno più.

Dite che vorrete più garanzie sulle nuove assunzioni, però ora governo e confindustria insistono nella richiesta di più flessibilità. Il pacchetto Treu è un chiaro esempio. Non pensate che l’azienda insisterà maggiormente avendo più
possibilità?

Salvatore: Se vorranno farlo lo faranno comunque. Ma devono tenere in considerazione che questa nuova flessibilità non si adatta ad un’azienda con queste caratteristiche.

C’è bisogno di molta professionalità. È dagli anni ‘70 che chiedono più flessibilità. Ci siamo sempre rifiutati di discuterne ed è per questo motivo che hanno disdetto gli accordi nel ‘94. Non potendo introdurre più flessibilità hanno voluto rivalersi sulla parte economica.