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Il 12 maggio è partita l’attuazione del nuovo piano mobilità di Atac. Il piano prevede la soppressione di 17 linee del trasporto pubblico, ossia 3,5 milioni di chilometri tagliati all’Atac in un anno. La soppressione delle linee coinvolge otto municipi romani che si collocano nelle periferie della capitale. Migliaia di pendolari, lavoratori, studenti avranno più difficoltà del solito nel raggiungere il centro della città.

L’assessore alla mobilità, Guido Improta, ha giustificato questo taglio sostenendo che ad essere soppresse sono linee poco utilizzate su percorsi già coperti da altri autobus, che partono e arrivano semi-vuoti. Sappiamo che non è così, considerando che queste zone non hanno nemmeno il servizio della linea metropolitana ed a qualsiasi ora del giorno gli autobus in questione sono stracolmi di gente che va e viene dal centro. Ancora una volta a pagare queste scelte sono i lavoratori pendolari di queste zone già disagiate.
Negli stessi giorni Atac ha spedito 323 lettere di mobilità a lavoratori del personale amministrativo, definiti “strutturalmente in esubero” e che secondo Improta verranno utilizzati nei settori più utili all’azienda cioè come controllori e vigilantes. Il 16 maggio è  stato approvato il bilancio dell’anno 2013: a perdita di esercizio è di 219 milioni rispetto ai 156,7 del 2012. Il costo del personale si riduce di 5 milioni di euro e cala la produzione di 11 milioni di euro a causa delle minori percorrenze dei chilometri di superficie. Quindi meno chilometri si percorrono in un anno, meno sono i soldi che l’azienda riceve. Un meccanismo che sembra creato apposta per affondare l’azienda e giustificare la privatizzazione.
Tutto ciò va di pari passo con la soppressione delle 17 linee periferiche. Il quadro di privatizzazione dell’Atac si va sempre di più delineando, infatti il sindaco Ignazio Marino pensa di dare la concessione della ferrovia Roma-Lido ai francesi di Rapt-Dev. Che il Pd sia il partito delle privatizzazioni è ormai cosa nota e lo conferma il capogruppo Pd D’Ausilio che si mostra possibilista, “non esprimiamo pregiudizialmente alcuna contrarietà ad ipotesi di modelli innovativi di gestione in collaborazione coi privati. Ciò che ci interessa è valutare prima di tutto la qualità degli investimenti per potenziare la ferrovia e ridurre il costo del biglietto”. Fa pensare che i francesi siano disposti a scucire di 250 milioni solo per comprare la Roma-Lido che versa di suo in condizioni pietose. Probabilmente è per loro solo il primo passo. Il quotidiano economico Italia oggi insinua maliziosamente che dietro l’intenzione di Marino “vi sia lo zampino di Renzi”. Infatti la Rapt-Dev controlla il 51% di Gest che nel 2012 ha acquistato dall’Ataf di Firenze la rete tranviaria della città. Senza contare che i francesi hanno appalti in mezzo mondo e da tempo guardano con interesse al Tpl italiano.
È già un fatto l’uscita dell’Atac dall’associazione di categoria Asstra, seguendo l’esempio della Fiat di Marchionne. Quindi, quando verrà siglato il nuovo contratto nazionale (scaduto da ben 7 anni!), Atac potrà decidere di non applicarlo ai propri dipendenti. Questi avvenimenti dell’ultimo mese stanno sempre di più delineando un quadro più chiaro di quello che l’azienda e il comune vuole fare. Per fermare tutto questo devono scendere in campo e far sentire la loro voce i lavoratori dell’azienda così come hanno fatto i dipendenti del comune di Roma sulla questione della decurtazione del cosiddetto salario accessorio, con una mobilitazione avvenuta proprio sotto il Campidoglio a cui hanno partecipato 10mila persone.
I lavoratori devono unire le lotte e mobilitarsi insieme per fermare la privatizzazione, chiedere nuove assunzioni, aumento degli stipendi e riduzione degli stipendi dei dirigenti. Non possono essere questi lavoratori a pagare i debiti del comune romano.

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