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Lo scorso dicembre Ataf annuncia esuberi, un forte peggioramento delle condizioni lavorative, la disdetta degli accordi interni e lo spacchettamento aziendale.

Sentendo il richiamo delle 5 giornate di lotta dei lavoratori del Amt di Genova, gli autoferrotranvieri fiorentini decidono di percorrere la stessa strada, opponendo alle logiche del privato la lotta di classe; a dimostrazione del fatto che non è la lotta dura che spaventa i lavoratori, ma l’approccio troppo morbido di certi burocrati. E così il 5 dicembre alle 4 di mattina, i lavoratori Ataf tutti riuniti in assemblea, decidono all’unanimità di proclamare immediatamente il “blocco totale del trasporto pubblico”. Fin da subito lo sciopero è riuscitissimo, saltano le fasce protette, imposte dalla legge antisciopero antidemocratica che regola il settore. I lavoratori si radunano in presidio davanti alla sede Ataf principale e lo sciopero diventa assemblea permanente. Arrivano delegazioni di autoferrotranvieri da Genova e Roma oltre alla solidarietà dei lavoratori di categoria di altre città. Contro i lavoratori Ataf, si coalizzano diverse forze: il prefetto che li multa e li denuncia, i mass-media che definiscono lo sciopero prima “selvaggio” e poi “illegittimo” e anche il sindaco Matteo Renzi e l’assessore Filippo Bonaccorsi, entrambi interessati speciali della vertenza, non perdono tempo ad attaccare i lavoratori.
Da tempo, inoltre, in Ataf i vertici di Cgil, Cisl e Uil si astengono dal lottare, hanno ritirato la propria Rsu, nominando solo l’Rsa e si sono fatti promotori di un tavolo separato con l’azienda: lo stesso, dove sono state decise le misure contro cui si indirizza lo sciopero. Logico quindi che la lotta veda tutti i lavoratori schierati intorno all’Rsu, a maggioranza Cobas. Così a mezzanotte del 5, l’assemblea dei lavoratori decide unanime di continuare il “blocco totale del trasporto pubblico” anche per il 6 dicembre. Il 6 sera, viene decisa la ripresa del servizio sulla base di un accordo raggiunto con l’azienda che di fatto è un semplice rinvio. Lo spacchettamento dell’azienda viene posticipato a quanto succederà nella gara regionale sul trasporto pubblico e la disdetta dei contratti interni è rinviata a fine gennaio. Si tratta di una tregua che va sfruttata per preparare al meglio le lotte future.
Davanti al presidio dei lavoratori Ataf c’era uno striscione che recitava “Renzi nemico di tutti i lavoratori”. Questo deve essere il punto da cui ripartire: estendere la lotta per difendere il trasporto pubblico locale a livello nazionale, coinvolgendo i lavoratori di altre categorie e il movimento studentesco.

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