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Da novembre, nell’Ateneo bolognese, Coopservice è subentrata alla precedente società appaltatrice per la gestione dei servizi di portineria e assistenza tecnica. Questo colosso economico, aderente alla Lega delle cooperative, ha ricavi annui superiori ai 600 milioni di euro e oltre 15mila dipendenti sotto la sua direzione.


Una volta fatto il suo ingresso in università, Coopservice impone ai lavoratori un contratto da vigilantes, equivalente a stipendi da fame (fino a 2,80 euro l’ora a fronte dei 19,80 euro che l’ateneo versa alla società) e al mancato riconoscimento delle mansioni di assistenza tecnica che tutt’ora questi lavoratori continuano a svolgere.
Coopservice si serve del contratto scandaloso dei “Servizi fiduciari”, sottoscritto a livello nazionale dai principali sindacati confederali (Cgil inclusa) e dalle organizzazioni padronali, all’interno del percorso di concertazione che tanti danni ha portato ai lavoratori in questi anni.
Conseguentemente a tale inaccettabile situazione i lavoratori si sono organizzati, attorno al piccolo sindacato dei Cub, in una battaglia campale, ottenendo sostegno e attestati di solidarietà da parte di molti studenti e professori dell’Ateneo bolognese. Solo la loro mobilitazione, fatta di scioperi, cortei, picchetti e volantinaggi, ha permesso di ottenere alcuni piccoli, ma precari, miglioramenti economici sotto forma di indennità di presenza, quindi non garantiti nel periodo di vacanza o durante la malattia. La lotta continua rivendicando la continuità contrattuale, secondo quanto previsto prima dell’ingresso di Coopservice, e chiedendo un bando diretto da parte dell’Ateneo che garantisca il pieno riconoscimento delle attività indispensabili svolte quotidianamente dai dipendenti. È essenziale, in questo momento, rompere l’isolamento cercando di legarsi al resto dei lavoratori del comparto universitario, spiegando pazientemente quali conseguenze questi attacchi avranno su tutto il personale e cercando il coinvolgimento nelle iniziative in programma a maggio.
L’attacco condotto da Coopservice nella più antica università d’Europa è solo un piccolo esperimento di quanto si cercherà di attuare a livello nazionale nei confronti di tutti i lavoratori. L’accondiscendenza dell’Ateneo bolognese, governato dagli sgherri del Pd e di Comunione e liberazione, nei confornti di Coopservice e il conseguente processo di svendita dell’istruzione pubblica sono perfettamente in linea con il volere del governo Renzi. Non è un caso che Poletti, attuale Ministro del lavoro, sia stato presidente proprio di Legacoop nazionale e dell’Alleanza delle cooperative. Allo stesso modo, non mancano nel governo Renzi personaggi provenienti dall’area di Comunione e liberazione e della Compagnia delle opere.
Il Jobs act renziano, che punta a creare un esercito di precari a vita, e lo sfruttamento imposto nell’università bolognese sono il frutto dello stesso disegno criminale, volto a distruggere i diritti dei cittadini per l’arricchimento di una manciata di padroni e dirigenti d’azienda. E non una voce si sta alzando dagli scranni del parlamento contro questo piano di macelleria sociale, segno che una vera opposizione sociale non può essere delegata al teatrino del Movimento 5 Stelle.
La lotta dei dipendenti Coopservice deve essere l’inizio di una mobilitazione generalizzata, in grado di creare un fronte di resistenza contro questo governo e contro gli attacchi continui portati al mondo del lavoro.
Così come si pone sempre più l’urgenza di lottare per un programma che garantisca dignità e diritti per lavoratori e studenti, fermando i processi di esternalizzazione e privatizzazione che si susseguono oramai da decenni. Se i privati non sono in grado di garantire servizi accessibili e salari dignitosi ai propri dipendenti si facciano da parte!
Rivendichiamo:
•    reinternalizzazione dei servizi esternalizzati a privati;
•    raddoppio dei fondi a università e istruzione pubblica;
•    stop immediato alle privatizzazioni!
•    salario minimo di 1.200 euro per tutti i lavoratori;
•    riduzione dell’orario di lavoro a 35 ore settimanali senza riduzioni salariali.

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