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Nella notte tra il 18 e il 19 marzo è stata firmata l’ipotesi di accordo per il rinnovo del Ccnl della ceramica, scaduto da nove mesi.

Le tre sigle sindacali di categoria, Filctem-Cgil, Femca-Cisl e Uiltec-Uil hanno ovviamente salutato con entusiasmo il raggiunto accordo.

In particolare, nel comunicato congiunto vengono valutati positivamente l’aumento salariale di 112 euro (a fronte dei precedenti 107), l’una tantum di 300 euro e l’aumento del 0,10% della previdenza integrativa (Foncer) a carico delle imprese – per quanto riguarda la parte economica –, mentre in quella normativa si ribadisce il potenziamento della contrattazione di secondo livello, un maggior ruolo delle Rsu nelle contrattazioni dell’orario e nel “ruolo propositivo, nella ricerca e nella definizione di strumenti normativi ed economici volti al sostegno del reddito dei lavoratori interessati agli ammortizzatori sociali o in altre situazioni di riduzione della prestazione lavorativa”. Infine, “è stato definito un nuovo capitolo sulle controversie ed interpretazioni contrattuali, istituendo una commissione nazionale paritetica formata da Confindustria Ceramica e da Filctem-Femca-Uiltec, che potrà assumere decisioni solo all’unanimità”.

Nonostante la soddisfazione dei vertici sindacali per un accordo raggiunto in un settore in crisi, l’ipotesi è sicuramente peggiorativa per tutti i lavoratori del settore.

Per prima cosa, i 112 euro di aumento sono insufficienti a recuperare il potere d’acquisto, considerato anche che saranno a regime nel 2016.

Inoltre, tutta la retorica sul maggior peso della contrattazione di secondo livello e del coinvolgimento delle Rsu si scontra con il riconoscimento degli accordi del 28 giugno 2011, 31 maggio 2013 e, soprattutto, sul Testo unico del 10 gennaio 2014 che di fatto elimina il diritto di sciopero e sottopone a sanzioni le Rsu che non si atterranno agli accordi.

Non a caso, nell’ultimo direttivo Filctem a Modena – e probabilmente anche in altri – è stato proposto di sottoporre al voto dei lavoratori l’ipotesi di Ccnl congiuntamente con il referendum sull’accordo del 10 gennaio, imponendo così nella stessa assemblea sui luoghi di lavoro una discussione su due temi fondamentali.

Proprio per queste ragioni diciamo No!

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