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Auchan arriva in Italia, precisamente a Torino, nel 1989 e nel 1997 assorbe Rinascente. Ad oggi Auchan conta 57 ipermercati a livello nazionale, con 12.900 dipendenti.
Dal 2008, anno dello scoppio della crisi, sono state tantissime le aziende che hanno chiuso o che hanno fatto delle ristrutturazioni, e anche nel ramo della grande distribuzione la crisi si fa sentire. Del resto, se i lavoratori non hanno soldi, come fanno a spenderli?


Nel mese di marzo le trattative tra Auchan e i sindacati si sono interrotte a seguito delle richieste padronali che chiedevano la sospensione degli scatti d’anzianità; del contratto integrativo aziendale; il taglio della 14esima (strutturale al Sud e temporanea al Nord); la richiesta di andare in deroga al Ccnl in materia di demansionamento.
A seguito di questa rottura Auchan dichiara 1.426 licenziamenti spalmati sul territorio nazionale, motivandoli con una presunta concorrenza sleale nel comparto del commercio (per cui altre catene applicherebbero contratti illegali per abbassare il costo del lavoro).

I sindacati hanno reagito dichiarando lo sciopero in tutti i negozi del gruppo per sabato 9 maggio.

Questo è giusto e sacrosanto, ma dopo le concessioni che i sindacati stessi hanno fatto a Confcommercio con l’ultimo rinnovo contrattuale, adesso come potranno dire no alle stesse richieste avanzate da Auchan?
Noi pensiamo che questa crisi sia dei padroni e che debbano essere loro a pagarla. Non è accettabile che, dopo tanti anni di lauti guadagni, al primo segno di cedimento i padroni scarichino su noi lavoratori la loro fame di profitti.

La battaglia va fatta con l’obiettivo chiaro di non perdere alcun posto di lavoro. Se serve si devono diminuire le ore di lavoro a parità di salario. Deve essere garantita una solidarietà interna al gruppo Auchan per cui i negozi che vanno meglio devono aiutare quelli in difficoltà.

Inoltre Auchan deve rendere disponibili i libri contabili per verificare realmente quali sono i numeri economici dell’azienda.

Si può e si deve chiedere ai lavoratori di mobilitarsi, ma si deve dare loro delle prospettive. I sindacati del commercio sono in evidente e forte difficoltà. La firma del contratto nazionale con Confcommercio ne è la dimostrazione. Una firma messa solo per garantirsi un ruolo (e delle entrate economiche tramite gli enti bilaterali) mentre nel settore della grande distribuzione sono in corso ristrutturazioni e accorpamenti che portano e porteranno anche nel prossimo periodo alla perdita di diverse migliaia di posti di lavoro. L’azione sindacale deve ritrovare una propria coerenza, con obiettivi chiari e la determinazione necessaria per raggiungerli. Soprattutto la Filcams-Cgil deve ritirare la firma dal contratto con Confcommercio, dimostrando nei fatti che non è disponibile ad ulteriori arretramenti sul piano contrattuale anche negli altri tavoli di trattative aperti, come quello di Federdistribuzione di cui Auchan fa parte.

La partita nella grande distribuzione è aperta, i padroni sono all’attacco. Sta ai lavoratori rispondere con determinazione, anche imponendo dal basso alle proprie organizzazioni sindacali una linea d’azione coerente e decisa.

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