CSO - Dalla partecipazione nasce la mobilitazione - Falcemartello

Breadcrumbs

Scandicci (Firenze) – La Cso è un’azienda metalmeccanica in espansione che ad oggi conta circa 170 dipendenti. Un’azienda dove è sempre stato privilegiato il rapporto individuale a scapito di quello collettivo che non ha mai brillato né per iniziativa sindacale né per coscienza dei lavoratori. Le cose però ora sono cambiate sia a livello oggettivo che soggettivo.


L’azienda è passata da una dimensione quasi artigianale ad un profilo produttivo affermato sul terreno nazionale, con grosse commesse internazionali. Un cambiamento, che ha ridotto notevolmente gli spazi di contrattazione individuali tipici di una piccola realtà.
Abbiamo concluso il congresso della Cgil quattro anni fa in Cso formando un comitato degli iscritti; un organismo in grado di coinvolgere i lavoratori su tutte le principali scelte e che in questi anni ha visto una partecipazione oscillante tra i dieci e i venti lavoratori, in grado di preparare collettivamente gli interventi e le proposte nell’assemblea sindacale di fabbrica. È stato uno strumento indispensabile per coinvolgere in un secondo momento i lavoratori in assemblee molto partecipate. Solo un modello sindacale democratico e partecipativo, basato appunto sulla consapevolezza, il coinvolgimento e il protagonismo dei lavoratori, può sostituire il vecchio modello concertativo ed essere credibile.
Quasi due anni fa abbiamo deciso di preparare il terreno per il primo contratto integrativo in Cso. La piattaforma finale, uscita da un questionario tra i lavoratori, è stata sottoposta al voto segreto con un risultato quasi plebiscitario.
Il giorno della presentazione della piattaforma ufficiale all’azienda i lavoratori Cso si sono trovati davanti ad una triste, quanto inevitabile, realtà.
Al tavolo della trattativa l’azienda ha sostenuto di non voler discutere né su elementi economici né normativi, affermando tra l’altro di stare attendendo trepidamente la riforma del lavoro di Renzi.
Durante tutta la discussione l’azienda ha disconosciuto nella sostanza la possibilità negoziale dei lavoratori della Rsu e della Fiom concedendoci di fatto un ruolo da opinionisti.
La discussione si è conclusa con un impegno generico dell’azienda a presentare una controproposta, più per richiesta del funzionario Fiom che per reale convinzione aziendale.
L’assemblea che abbiamo convocato come risposta, partecipatissima, è iniziata con il resoconto della discussione ed un dibattito molto acceso ci ha portato a votare un pacchetto di 40 ore di sciopero da iniziare immediatamente. Lo stesso giorno, a fine turno, siamo scesi in sciopero, assestando un colpo inaspettato all’azienda che mai aveva visto scioperi immediati e fabbrica vuota.
L’idea, discussa in assemblea, era quella di far gestire il pacchetto di ore alla Rsu in modo tale da convocare giornalmente in modo agile ore di sciopero con pochissimo preavviso. La logica che abbiamo spiegato sin dall’inizio è: per una mobilitazione di lungo corso, minimo sforzo per una massima resa.
La risposta dei lavoratori è stata micidiale anche il giorno successivo. I lavoratori del primo turno, assenti allo sciopero del pomeriggio precedente, si sono riportati “in pari” con i colleghi scioperando alla fine del proprio turno.
Il terzo giorno sono state convocate ulteriori due ore di sciopero nel pomeriggio, momento in cui dovrebbe uscire la merce con le spedizioni.
Durante gli scioperi i lavoratori restavano in picchetto nel piazzale adiacente l’azienda e poi salivano a mensa per discutere il da farsi. Lavoratori in sciopero sul piazziale e padrone a squadrarli dalla finestra: un coraggio impensabile fino a qualche tempo fa.
Giungiamo così a un nuovo incontro fissato dall’azienda il 20 giugno. In attesa di questo incontro, l’assemblea dei lavoratori ha deciso di sospendere gli scioperi pur mantenendo aperto lo stato d’agitazione.
Siamo quindi ancora nel bel mezzo di un percorso il cui esito è tutto da conquistare. Sicuramente è il momento per prendere ulteriore consapevolezza delle ragioni che ci hanno portato alla lotta e di cosa ci può far continuare a portarla avanti. è necessario ora che ad un protagonismo dei lavoratori, si aggiunga altro protagonismo, che un intero collettivo operaio cresca e prenda coscienza della sua forza, del suo ruolo, in fabbrica, nel sindacato e nella lotta per una società migliore.

 

*Rsu Fiom, direttivo provinciale Fiom FI