Breadcrumbs

La Firem è un’azienda in provincia di Modena che produce resistenze elettriche. Nel caldo agosto modenese, durante le ferie e con lo stabilimento chiuso, gli operai vengono avvertiti del fatto che tutti i macchinari della loro azienda si trovano già in Polonia.

Alla notizia si precipitano ai cancelli, riescono a bloccare l’ultimo camion di materiale e organizzano velocemente un efficiente picchetto che presidia i cancelli 24 ore su 24 dal 12 agosto. Nei giorni successivi scoprono che, molto probabilmente, il padrone dell’azienda ha organizzato squadre di lavoratori esterne, fatti alloggiare nell’azienda stessa, per smontare gli impianti durante il periodo di chiusura estiva.

Tra i vari sindacati solo la Fiom si presenta al picchetto, oltre a delegati di varie aziende modenesi tra cui Maserati, Ferrari, Coop Estense, ovviamente Terim, oltre ad alcuni militanti di FalceMartello. Non si è trattato solamente di portare solidarietà, ma anche di discutere ai cancelli su come fermare questi rapaci imprenditori che agiscono contro le stesse leggi borghesi. L’articolo 47 della legge 428/90 evidenzia come, in caso di trasferimento di azienda superiore ai 15 dipendenti, vada data comunicazione almeno 25 giorni prima.

La famiglia Pedroni, proprietaria della Firem, ha pensato di unire la beffa al danno: ha invitato i lavoratori a presentarsi per la ripresa del lavoro davanti allo stabilimento polacco.

Vediamo dunque come i padroni, per i propri profitti, non si preoccupino di agire anche illegalmente, consci che non saranno giudici e tribunali a fermarli. Leggendo infatti alcune interviste su giornali, locali e non solo, è chiaro come il leit motiv rimanga il medesimo nelle diverse categorie imprenditoriali. Se Cna e Lapam da un lato parlano di iniziative controproducenti (ma, in fondo, sono da capire questi poveri imprenditori vessati dalle tasse e dalle banche, con lo Stato che non li aiuta), dall’altro vediamo il direttore di Confimi Impresa di Modena che, senza mezzi termini, parla di una scelta di sopravvivenza, alla faccia di tutti gli operai Firem che hanno accettato turni di notte, straordinari, permessi negati, pause caffè cronometrate al secondo, ma che non possono operare la stessa scelta!

La vicenda Firem ha avuto una grossa eco sui media nazionali, giornali e televisioni. Le forze politiche si sono mosse per portare solidarietà ai cancelli. Si sono visti assessori locali di Sel, del Pd e deputati di Pd e M5S. Questo non deve dare l’illusione che ci saranno soluzioni da queste forze. Non a caso l’Assessore al welfare Maletti (Pd) richiama “al rispetto dell’etica di impresa” (Prima Pagina, 29 agosto 2013) ma poi l’unica soluzione rimane la solita minestra di aiuti alle imprese, eliminare la burocrazia, più infrastrutture e via con le solite parole al vento.

Il 13 settembre ci sarà la presentazione del piano industriale. Pedroni assicura che lo stabilimento non chiuderà, ma nello stesso tempo ricorda che “non ci sono solo gli operai in un’azienda, ci sono anche gli impiegati e i tecnici” (Resto del Carlino, 17 agosto 2013).

Bene ha fatto la Fiom ad essere vicina agli operai in presidio ma per salvare ogni singolo posto di lavoro vanno unite tutte le vertenze che riguardano delocalizzazioni e crisi aziendali, in modo da creare un nuovo movimento che scavalchi le vuote parole istituzionali e richieda se necessario l’esproprio senza indennizzo di tali “capitani coraggiosi”.

Joomla SEF URLs by Artio