Meridiana: dalla Marcia unica la necessità di unire le lotte - Falcemartello

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È partita da Olbia per arrivare a Cagliari la marcia organizzata dai lavoratori della compagnia aerea Meridiana che rischiano il posto di lavoro a causa delle scelte dell’Aga Khan. Ribattezzata Marcia unica per via dell’incontro con i protagonisti di altre vertenze nelle tappe di Siniscola, Nuoro, Ottana, Oristano e Iglesias (ai lavoratori Meridiana si sono stretti attorno il Movimento pastori sardi, gli studenti, i minatori Igea di Lula, i tessili ex Rosmary di Siniscola, i chimici di Ottana Polimeri e i metallurgici Alcoa), ha avuto il merito di riportare all’attenzione la desertificazione industriale che nell’isola procede a passi spediti. Nelle diverse assemblee gli “esuberi” in maglia rossa hanno rimarcato l’artificiosità della crisi in atto: “La nostra – così Marco Bardini (Ali) a Siniscola – è una compagnia aerea che opera in un mercato in crescita. Invece di licenziare 1.600 persone delle quali 850 sarde, Meridiana dovrebbe assumere e formare piloti, tecnici e impiegati prendendoli da questo territorio. (…) “Meridiana sta trasferendo le tratte alla giovane Air Italy. Liberandosi di noi, e quindi non dovendo pagare tre-quattro scatti di anzianità, si assicura maggiori profitti”.

Un’ulteriore dimostrazione di come i padroni possano fare e disfare a loro piacimento, con le istituzioni che – essendo borghesi – stanno a guardare. Non sono mancate infatti le bordate contro Presidente e assessori della giunta regionale di centro-sinistra che dicono di “non poter intervenire nelle scelte di una compagnia privata”. “La Regione – ha inoltre aggiunto l’altro lavoratore Meridiana Alex Santocchini – deve schierarsi contro la libertà dei padroni di smontare i macchinari e portarli via e di spostare le attività altrove. Dobbiamo dir loro ‘o tu accetti queste richieste o te ne vai e non ti ricandidi mai più’”. Ma al tempo stesso uno degli obiettivi della mobilitazione era quello di convincere l’Aga Khan: sia tramite il Papa che gli ha pubblicamente lanciato un appello (rivolgendosi a lui anche in quanto capo spirituale degli ismaeliti), sia decidendo di andare direttamente a Parigi ad incontrarlo.
Gli eventi hanno tuttavia dimostrato che è proprio l’Aga Khan a volersi sbarazzare dei 1.600 lavoratori considerati esuberi. Le dimissioni dell’amministratore delegato Scaramella, prontamente sostituito dall’irlandese Richard W. Creagh (già al vertice di Air Lingus e poi di Ukraine international airlines), si collocano in questo contesto. Il cda di Meridiana con i nuovi componenti appena nominati ha confermato, né più né meno, di voler marciare dritto verso l’obiettivo già annunciato. In questa marcia si è detto più volte che i sindacati sono stati lasciati indietro. È un segnale della sfiducia nei confronti di chi media al ribasso dando legittimità all’azione padronale. Ma è anche vero che la marcia ha rappresentato l’opportunità per molti politici di mettersi in mostra. I sindaci incontrati, pronti a mettersi la fascia tricolore per poi fingere di restituirla, non possono offrire nessuna soluzione. Come non la possono offrire papi e vescovi. Anche perché, con la fine della marcia si registra la chiusura definitiva della Keller Elettomeccanica di Villacidro (nel Medio Campidano). L’azienda produttrice di carrozze ferroviarie nata agli inizi degli anni ’80 è stata dichiarata fallita mandando a casa 450 lavoratori (compresi i 170 dello stabilimento siciliano di Carini).
Occorre quindi alzare il livello della rivendicazione, mobilitarsi per una lotta unica di tutte le vertenze per chiedere alle istituzioni di requisire proprietà e stabilimenti di chi licenzia.

È partita da Olbia per arrivare a Cagliari la marcia organizzata dai lavoratori della compagnia aerea Meridiana che rischiano il posto di lavoro a causa delle scelte dell’Aga Khan. Ribattezzata Marcia unica per via dell’incontro con i protagonisti di altre vertenze nelle tappe di Siniscola, Nuoro, Ottana, Oristano e Iglesias (ai lavoratori Meridiana si sono stretti attorno il Movimento pastori sardi, gli studenti, i minatori Igea di Lula, i tessili ex Rosmary di Siniscola, i chimici di Ottana Polimeri e i metallurgici Alcoa), ha avuto il merito di riportare all’attenzione la desertificazione industriale che nell’isola procede a passi spediti. Nelle diverse assemblee gli “esuberi” in maglia rossa hanno rimarcato l’artificiosità della crisi in atto: “La nostra – così Marco Bardini (Ali) a Siniscola – è una compagnia aerea che opera in un mercato in crescita. Invece di licenziare 1.600 persone delle quali 850 sarde, Meridiana dovrebbe assumere e formare piloti, tecnici e impiegati prendendoli da questo territorio. (…) “Meridiana sta trasferendo le tratte alla giovane Air Italy. Liberandosi di noi, e quindi non dovendo pagare tre-quattro scatti di anzianità, si assicura maggiori profitti”.

Un’ulteriore dimostrazione di come i padroni possano fare e disfare a loro piacimento, con le istituzioni che – essendo borghesi – stanno a guardare. Non sono mancate infatti le bordate contro Presidente e assessori della giunta regionale di centro-sinistra che dicono di “non poter intervenire nelle scelte di una compagnia privata”. “La Regione – ha inoltre aggiunto l’altro lavoratore Meridiana Alex Santocchini – deve schierarsi contro la libertà dei padroni di smontare i macchinari e portarli via e di spostare le attività altrove. Dobbiamo dir loroo tu accetti queste richieste o te ne vai e non ti ricandidi mai più’”. Ma al tempo stesso uno degli obiettivi della mobilitazione era quello di convincere l’Aga Khan: sia tramite il Papa che gli ha pubblicamente lanciato un appello (rivolgendosi a lui anche in quanto capo spirituale degli ismaeliti), sia decidendo di andare direttamente a Parigi ad incontrarlo.

Gli eventi hanno tuttavia dimostrato che è proprio l’Aga Khan a volersi sbarazzare dei 1.600 lavoratori considerati esuberi. Le dimissioni dell’amministratore delegato Scaramella, prontamente sostituito dall’irlandese Richard W. Creagh (già al vertice di Air Lingus e poi di Ukraine international airlines), si collocano in questo contesto. Il cda di Meridiana con i nuovi componenti appena nominati ha confermato, né più né meno, di voler marciare dritto verso l’obiettivo già annunciato. In questa marcia si è detto più volte che i sindacati sono stati lasciati indietro. È un segnale della sfiducia nei confronti di chi media al ribasso dando legittimità all’azione padronale. Ma è anche vero che la marcia ha rappresentato l’opportunità per molti politici di mettersi in mostra. I sindaci incontrati, pronti a mettersi la fascia tricolore per poi fingere di restituirla, non possono offrire nessuna soluzione. Come non la possono offrire papi e vescovi. Anche perché, con la fine della marcia si registra la chiusura definitiva della Keller Elettomeccanica di Villacidro (nel Medio Campidano). L’azienda produttrice di carrozze ferroviarie nata agli inizi degli anni ’80 è stata dichiarata fallita mandando a casa 450 lavoratori (compresi i 170 dello stabilimento siciliano di Carini).

Occorre quindi alzare il livello della rivendicazione, mobilitarsi per una lotta unica di tutte le vertenze per chiedere alle istituzioni di requisire proprietà e stabilimenti di chi licenzia.