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Mercoledì 18 dicembre 2002 a Milano due operai hanno perso la vita nell’ennesimo e agghiacciante incidente sul lavoro.

 

Sono morti schiacciati mentre svolgevano il loro lavoro di manutenzione all’interno di una gigantesca pressa adibita al riciclaggio di rifiuti urbani. Ex-operai della Falck di Sesto San Giovanni, ricollocati in una ditta di compostaggio dei rifiuti urbani dopo che nel 1995 ha chiuso l’acciaieria. Ricollocati dove? In via Rubattino, a Lambrate, dove nel 1993 chiudeva l’Innocenti e altri lavoratori subivano la stessa sorte: cassa integrazione, mobilità, licenziamento e per i più fortunati prepensionamento.

I dati dei morti sul lavoro sono una realtà devastante, solo nella provincia di Milano sono morti centosette lavoratori nel 2001, trentanove l’anno precedente. Un’indagine dell’Inail dichiara che dal 1997 al 2001 gli incidenti mortali nella provincia milanese sono aumentati del 101%, tendenza che si conferma su tutto il territorio nazionale. Sono infatti in media quasi 1.400 all’anno “le morti bianche” in Italia. E circa 1 milione all’anno gli infortuni. Senza contare che alle statistiche sfuggono le vittime e gli infortuni del lavoro sommerso, che sempre secondo l’Inail sono oltre 4 milioni. Una mattanza continua che solo i lavoratori possono fermare.

Non possono fermarla i vertici sindacali che davanti a queste tragedie si limitano a dichiarazioni che dimostrano solo la loro incapacità. Come quella di Epifani, il segretario nazionale della Cgil: “Si continua a morire troppo: l’Italia, pochi lo sanno, ha la maglia nera nella classifica europea. Siamo il paese che ha più morti per incidenti sul lavoro all’anno. Vorrei che qualcuno ci pensasse e che il governo facesse qualcosa.” (Il Manifesto 19 dicembre 2002)

L’aumento forsennato di contratti flessibili, le innumerevoli deroghe concesse ai padroni per allargare sempre di più la fascia di lavoratori ricattabili, l’accettazione di aumenti dei ritmi sempre più assurdi, sono alla base di questi incidenti nelle fabbriche e nei cantieri. Questi sono i frutti della concertazione e dunque il fallimento della politica sindacale di questi anni.

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