Corrispondenze operaie - Falcemartello

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Parma – Per la terza volta in tre anni la Cft licenzia. L’ennesima procedura di mobilità avviata dall’azienda ha il sapore dell’atto finale, del suicidio di una realtà ex leader del proprio settore. La storia imprenditoriale di Roberto Catelli, titolare e presidente, parla chiaro: 15 anni fa prendeva in mano le redini dell’azienda fondata dal padre Camillo nell’immediato dopoguerra e cominciava una devastazione fatta di continui licenziamenti e ridimensionamenti che non si è mai arrestata, lasciando una lunga scia di sangue ed una profonda cicatrice nella comunità parmigiana, costituita ad oggi da oltre trecento licenziamenti.

Nessuno ricordava una manifestazione così grande a Copparo (Fe), sede del maggior stabilimento metalmeccanico in Emilia Romagna, la Berco (gruppo ThyssenKrupp), produttrice di cingoli per trattori. In 7mila abbiamo sfilato venerdì 14 giugno contro la minaccia di 611 licenziamenti su circa 2.200 addetti, di cui 480 sarebbero nella sede di Copparo (su 1.850) e gli altri nelle sedi minori.

L’Indesit ha presentato un piano per il riassetto del gruppo italiano che prevede 1.425 esuberi (su circa 4mila addetti). La decisione è quella di inseguire la manodopera a basso costo in Polonia e in Turchia, ma viene mascherata da una promessa di investimenti in Italia.

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