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Il 12 maggio è partita l’attuazione del nuovo piano mobilità di Atac. Il piano prevede la soppressione di 17 linee del trasporto pubblico, ossia 3,5 milioni di chilometri tagliati all’Atac in un anno. La soppressione delle linee coinvolge otto municipi romani che si collocano nelle periferie della capitale. Migliaia di pendolari, lavoratori, studenti avranno più difficoltà del solito nel raggiungere il centro della città.

“Qui – dice Grillo nel suo comizio alla Lucchini – stiamo facendo il funerale della mentalità tipica italiana, il funerale della politica. Qui celebriamo la morte dei sindacati”. Lungi da noi pensare che  non ci sia una responsabilità dei sindacati (quelle del Pd sono fin troppo ovvie), ma un conto è criticare il loro moderatismo, costruire una direzione alternativa a quella attuale che risponda agli interessi dei lavoratori e di cui essi stessi siano protagonisti, altro è pensare che il problema si risolva eliminando i sindacati. Sicuramente si risolverebbe per i padroni, che avrebbero mano libera di fronte a una massa non organizzata, come nell’ottocennto.

Il 15 maggio dopo 6 mesi di proteste, 150 ore di sciopero, 100 giorni di presidio alle portinerie e 15 giorni di blocco di camion e merci a febbraio, i vertici sindacaali hanno  firmato l’accordo Electrolux. La più importante vertenza industriale dell’ultimo anno che coinvolge 6mila dipendenti in ben cinque stabilimenti in Italia. Ma a quale prezzo?

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