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Piaggio Aero industries è un’azienda di punta del settore metalmeccanico, produce aeroplani, i lavoratori sono maestranze altamente qualificate: il salario medio è un quarto livello del contratto dei metalmeccanici, 1.300 euro netti.

Parliamo della vertenza con Vito Isgro, operaio e delegato sindacale Fiom della Rsu dello stabilimento di Sestri Ponente.

La Piaggio Aero è una fabbrica in crisi o ha prospettive di sviluppo?
La Piaggio ha prospettive di sviluppo. Il prodotto principale, praticamente esclusivo, è l’aereo P180 per l’aviazione civile, che serve a contenere la maggiore quantità di carburante possibile per consentire di stare in volo anche 24 ore consecutive. è un prodotto che si inserisce in un mercato di nicchia valutato circa 500 milioni di dollari.
Quanti siete in fabbrica a Sestri Ponente e a Finale Ligure?
A Sestri Ponente in totale siamo 550 dipendenti, di cui circa 300 operai e altri 200 fra tecnici e impiegati (questi ultimi sono circa 70). Finale Ligure ha circa 750 dipendenti di cui 380 operai ed il resto sono tecnici e impiegati.
Nella produzione fate tutto?
Sì: cabine, ali, bagagliaio, deriva. Tutto dalla A alla Z. Le esternalizzazioni sono controproducenti per la qualità del prodotto e a lungo andare anti-economiche.
Come è la situazione sindacale in fabbrica a Sestri Ponente?
La maggioranza sta con la Fim-Cisl (circa 190 iscritti); la Fiom ne ha circa 135, la Uilm circa 70. Non ci sono iscritti ad altri sindacati e se guardiamo al dato delle tessere possiamo dire che è una fabbrica molto sindacalizzata.
Quali sono i punti fondamentali della vertenza?
La Direzione aziendale vuole chiudere lo stabilimento di Sestri Ponente, esternalizzare alcune produzioni e dichiara esuberi. Noi chiediamo l’integrale rispetto dell’accordo di programma del 2008 che prevedeva il mantenimento dei due siti e le loro lavorazioni con tutti i suoi lavoratori.
Qual è invece l’attuale piano di ristrutturazione dell’azienda?
L’azienda è stata ricapitalizzata nell’autunno del 2013 dal Fondo sovrano Mubadala di Abu Dhabi, che è l’azionista di riferimento con il 98,05% del capitale sociale. Il piano dell’azienda è un piano cosiddetto di salvataggio perché l’azienda ha un debito di circa 400 milioni di euro con le banche e i fornitori e contraddice l’accordo del 2008. Prevede lo smantellamento dello stabilimento di Genova, l’esternalizzazione di tutte le attività e 117 esuberi a Genova e 48 a Finale Ligure.
Cosa è emerso dagli incontri con Confindustria e le  istituzioni?
è emersa una posizione rigida da parte dell’azienda che non si schioda dal piano presentato.
Lo sciopero del 29 aprile è riuscito, i lavoratori c’erano tutti, anche la cittadinanza di Sestri Ponente è stata molto solidale con voi, come è andata l’assemblea del 5 maggio?
Concordo sulla riuscita dello sciopero in tutti i suoi aspetti, l’assemblea è stata partecipata, presenti oltre 240 lavoratori. È passata la scelta di occupare la fabbrica con presìdi esterni ai cancelli di accesso. Si è votato per alzata di mano, solo 18 i contrari all’occupazione. Sulla solidarietà della cittadinanza non avevamo alcun dubbio: la storia non si cancella e questo è un quartiere operaio.
Come sta andando lo sciopero ad oltranza con relativi presìdi?
Oggi (9 maggio, ndr) siamo al quinto giorno di sciopero, l’occupazione ha creato un buon clima di aggregazione e di consapevolezza fra i lavoratori, nonostante la forte preoccupazione sul futuro sviluppo della vertenza e il grande sacrificio salariale che comporta il sostenere l’azione di lotta.
Come intendete proseguire la vostra lotta?
Andrà avanti con lo sciopero ad oltranza almeno fino all’incontro al Ministero dello sviluppo economico previsto per lunedì 12 maggio, seguirà poi l’assemblea di tutti i lavoratori e si deciderà il da farsi. Il governo ha in seguito rinviato l’incontro di lunedì 12 maggio a data da destinarsi per potere assumere tutti gli elementi di approfondimento sulla vertenza. Si attendono sviluppi e chiarificazioni, intanto i lavoratori hanno deciso di sospendere lo sciopero, pronti a riprendere dopo un prossimo passaggio in assemblea con tutti i lavoratori.

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