Servizi sociali: dalla gestione statale a quella dei privati - Falcemartello

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La realtà del "terzo settore"

Servizi sociali: dalla gestione statale a quella dei privati

Da tempo il terzo settore viene presentato come toccasana per risolvere il problema occupazionale e come mezzo di erogazione di servizi sociali efficenti.

Quello che viene propagandato è che la gestione statale dei servizi sociali è scadente. Questa propaganda deve essere messa in discussione. Quello che è fallito è l’esperienza della gestione statale dei servizi sociali all’interno del sistema capitalista.

 

Ci trovavamo infatti di fronte ad una gestione burocratica dove i lavoratori erano considerati solamente dei dipendenti e quindi non potevano gestire l’attività. Il dover accettare decisioni di dirigenti di una struttura burocratica, dirigenti che in alcuni casi erano esterni al luogo dove si svolgeva il servizio sociale, demotivava i lavoratori. L’iniziativa degli operatori veniva bloccata sul nascere e dovevano semplicemente occuparsi del loro lavoro specifico.

Qual è la situazione odierna del terzo settore e dei servizi sociali? Si discute spesso di come dovrebbe essere il terzo settore, ma poco si dice della realtà attuale.

Dobbiamo analizzare le condizioni di lavoro di coloro che lavorano nel terzo settore e il valore del servizio che viene fornito dalle imprese sociali.

Anzitutto dobbiamo dire che in media i salari sono molto bassi, superando di poco il milione lavorando a tempo pieno.

Oltre tutto in alcune zone è forte la presenza di lavoratori volontari che riescono a guadagnare a mala-pena mezzo milione di stipendio. Per esempio, nel cuneense, ci sono molti di questi lavoratori, soprattutto nelle cooperative cattoliche, che per la loro fede religiosa, per il fatto di aiutare il prossimo, accettano questi salari da fame. In questo caso vengono sfruttate le forti motivazioni (solidarietà, fede religiosa) da parte dei gestori del servizio. In tutto questo è implicita la logica che per forti motivazioni si devono accettare salari inferiori.

Siamo contrari al dogma "forti motivazioni devono fare accettare salari inferiori" perché si può benissimo fare bene il proprio lavoro venendo pagati decentemente.

Da tutto questo si deduce che lo Stato ha trasferito alle imprese sociali questi serviziper risparmiare soldi, risparmi che alla fine vengono realizzati sul costo del lavoro.

Inoltre andiamo verso un peggioramento del servizio, vengono dati alle imprese sociali tramite appalti al ribasso e non con le convenzioni. Tutto ciò significa che acquisisce il servizio l’impresa che offre di svolgere il servizio al prezzo più basso. Possiamo ben vedere che l’appalto al ribasso porta ad un peggioramento delle condizioni di lavoro, perché meno si riceve dallo Stato più si risparmia sulla forza-lavoro. In più il lavoro si fa più precario in quanto se la cooperativa dove lavori non riceve l’appalto non ti può dare da lavorare.

Non avviene nulla di diverso rispetto al libero mercato, dove appunto, rimane competitiva l’azienda che sfrutta di più la forza lavoro.

Il peggioramento lo si può vedere anche nelle richieste fatte al governo dal Forum Permanente del Terzo settore (associazione che riunisce le imprese sociali più importanti).

Nella sua piattaforma si chiedeva maggior flessibilità della forza-lavoro, quando questa
già non manca, per esempio, negli orari.

Non manca l’intenzione di sfruttare di più i giovani che svolgono il servizio civile, che è manodopera a basso costo. Prima ti illudono della possibilità di creare occupazione in questo settore, poi si utilizzano questi giovani che una volta finito il periodo di servizio tornano a casa loro.

L’altro aspetto da analizzare è il valore del servizio erogato dalle imprese sociali. Non tutto funziona per il meglio. In alcuni casi le Usl si sono riprese il servizio che veniva fornito in modo pessimo. Certamente l’appalto al ribasso non migliora la situazione anzi la peggiora, in quanto i finanziamenti dello Stato diminuiscono e il servizio ne risente. Con la diminuzione dei finanziamenti dello Stato, le imprese sociali cercheranno di offrire pacchetti di servizi integrativi a pagamento per coloro che se lo potranno permettere. Con il tempo le imprese sociali si concentreranno sui servizi integrativi e se non ci saranno particolari vincoli della pubblica amministrazione, esse tenderanno a eliminare alcuni utenti che non acquistano i pacchetti integrativi. Dobbiamo rivendicare che sia lo Stato a gestire questi servizi sotto il controllo dei lavoratori perché se no tutto questo porterà alla privatizzazione del servizio sociale, con servizi di serie A per chi paga e servizi di serie B per chi non paga.