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Tra le altre cose amene che ha tentato la borghesia per far fallire lo sciopero generale del 16 c’è stata la patetica mossa di stampare i giornali di destra (il Giornale, Libero, la Padania ecc.). Quando la FNSI, il sindacato dei giornalisti, ha deciso di scioperare assieme a Cgil, Cisl e Uil, i direttori di questi giornali hanno cercato disperatamente una tipografia di crumiri. Senza risultato.

Nei giorni precedenti lo sciopero i giornali di destra avevano cercato uno stampatore in Svizzera, a Lugano, ma è andata male: il sindacato locale ha bloccato l’impresa. C’è voluta una tipografia a una quindicina di chilometri da Benevento, di proprietà del gruppo Colasanto, nota tra l’altro per aver licenziato 23 dipendenti iscritti alla Cgil (le cause sono ancora in corso): nella notte tra lunedì e martedì i giornali sono usciti da lì, il sindacato non ha potuto impedirlo. E poi dicono che gli svizzeri non hanno coscienza politica!

Napoli: uno sciopero veramemente generale

In Campania lo sciopero generale é iniziato prestissimo, già pochi minuti dopo la mezzanotte infatti sul casello dell’autostrada Napoli-Caserta campeggiava un cartello con la scritta sciopero. In piazza i lavoratori erano più di 150mila e tutto dimostrava (qualora ve ne fosse ancora bisogno) che si é aperta una nuova fase. Il corteo era aperto da una scritta grandissima ricavata con il polistirolo in cui le lettere componevano la parola: SCIOPERIAMO. Il corteo dimostrava una straordinaria combattività e gli slogan contro il governo Berlusconi e contro il ministro Maroni si rincorrevano, una volta tanto erano gli operai e non solo gli studenti a gridare che il "potere deve essere operaio". Ma l’aspetto che maggiormente risaltava era la presenza di tutti i settori dei lavoratori: dagli archeologi dipendenti, ai lavoratori della Omintel e quelli dell’Ansaldo fino agli Studenti e agli Lsu. Ma per chiarire quanto possa essere stato generale lo sciopero a Napoli non occorre citare lo striscione della Camera di Commercio ma un cartello, scritto su un pezzo di cartone, in un italiano stentato, che era in Piazza Carità dove solitamente lavora un parcheggiatore abusivo; anche lì la scritta era inequivocabile: Sciopero. Il Corteo si é concluso in piazza Dante e finalmente i lavoratori si sono anche riappropriati delle loro canzoni visto che la manifestazione si é conclusa sulle note dell’Inno dei lavoratori.

Dal 16 Aprile i lavoratori sono più coscienti della loro forza vogliamo girare al governo un cartello portato da un lavoratore che abbiamo visto in piazza. La scritta diceva: Governo e Ministro non vi ricordavate? La nostra é coscienza di classe.

di Jacopo Renda

Milano: trecentomila lavoratori in piazza

Milano: Piazza Duca D’Aosta, Stazione Centrale ore 12,30.

Ormai sono più di due ore che i due cortei, organizzati da Cgil, Cisl e Uil, partiti da Porta Venezia e Piazza Cadorna stanno confluendo senza sosta. La piazza é strapiena, è quasi impossibile muoversi. Se non ci sono 300mila lavoratori ci siamo vicini. Raccogliamo alcune battute tra i giovani presenti alla manifestazione per capirne gli umori.

Tanta rabbia verso il tentativo di Berlusconi di peggiorare le condizioni di lavoro che vanno ben al di la dell’attacco all’articolo 18. Una lavoratrice del Call center ci dice "nei Call center subiamo già la flessibilità e se verrà applicato il famoso Job on call del ministro Maroni le aziende non avranno più bisogno di assumere. Chiameranno i lavoratori nei periodi di picco e subito dopo si disferanno di loro. Noi donne saremo ancora in prima fila a pagarne le conseguenze. Già oggi è quasi impossibile pianificare la nostra vita familiare con quella lavorativa figuriamoci domani." Un’altra lavoratrice sempre di un Call center ci dice "Gli unici riconoscimenti che può dare chi gestisce questi ambienti sono "premi" legati alla produzione, cioè a chi prende più chiamate ripetendo a ritmo vertiginoso le stesse identiche procedure, rispondendo alle richieste dei clienti che si susseggono quasi sovrapponendosi le une alle altre. La meritocrazia che porta al premio è solo un trucco per aumentare i ritmi di lavoro, si ingannano le persone inducendole a delle gare disumane in cui il vincitore è chi meglio si avvicina al modello di automa. Noi l’abbiamo capito e per questo oggi siamo venuti numerosi."

Un altra lavoratrice di una grossa catena di grandi magazzini ci dice "Sai cosa dobbiamo fare adesso? Un’altro bello sciopero, subito, e poi uno ancora fino a quando il governo non cede, anzi fino a che il governo non se ne torna a casa".

Questo è l’ambiente che si respira a Milano oggi, ambiente che l’incessante pioggia non ha per nulla raffreddato.

di Paolo Grassi

Udine: un clima elettrizzante

Al corteo regionale indetto a Udine per il pomeriggio del 16 aprile da Cgil, Cisl e Uil hanno partecipato fra i 15 e i 20 mila manifestanti: a detta di tutti, la più grande manifestazione ospitata da Udine. Le delegazioni più importanti, oltre a quella udinese, erano quelle del pordenonese e dell’Alto Friuli.

Per quel che riguarda le percentuali degli scioperanti in regione, sono state molto alte nell’industria media e grande (85-90%), nella sanità e nella pubblica amministrazione (80%), con la stragrande maggioranza degli uffici chiusi. Nelle banche e nelle scuole ha scioperato circa il 60% del personale, mentre i punti dolenti sono stati i cantieri edili (45%)e la grande distribuzione (50-60%), con alcuni supermercati aperti.

Nel corteo ottima la presenza giovanile: c’era naturalmente lo spezzone degli studenti del Csp che si sono impadroniti delle trombe della Cisl dalle quali lanciavano costantemente slogan, ma anche il primo piccolo spezzone di un call center, con una decina di giovani lavoratori. Tanti erano poi i ragazzi e le ragazze disseminate dietro i vari striscioni sindacali (in tanti lungo il corteo si sono uniti a noi). Folto anche lo spezzone Zanussi di Porcia.

La diffusione della rivista è proceduta molto speditamente: nel giro di un’ora sono state esaurite tutte le copie di FalceMartello e le magliette contro Berlusconi.

Da sottolineare anche la rinnovata attenzione per i presidi di fronte alle fabbriche: in particolare alla Danieli, la più grande della nostra provincia, ma scarsamente sindacalizzata, c’è stata una presenza di volantinatori che non si vedeva da tempo. Da questo punto di vista, lodevole l’impegno dei pensionati.

Il clima era elettrizzante e la curiosità per le nostre idee politiche era palpabile da parte degli studenti.

Un’ultima nota: per la prima volta la presenza degli immigrati era ben visibile, e anche la stampa ne ha parlato: anche dagli interventi dal palco la Legge Bossi-Fini è stata affrontata più volte, a testimonianza di un problema non più marginale.

di Gabriele Donato

Emilia Romagna: lo sciopero prepara il 1° maggio

"Siamo in 350mila!" è l’annuncio dal palco a cui risponde l’applauso dei 100mila che già riempiono completamente piazza VIII agosto a Bologna.

Sono le 11 e 30, e dei tre grossi cortei organizzati da Cgil-Cisl-Uil per la manifestazione regionale solo quello partito da piazza dell’Unità è arrivato a destinazione. La piazza più grande della città si rivela inadeguata a contenere la rabbia dei lavoratori.

Le più ottimistiche previsioni sulla partecipazione sono state ancora una volta ampiamente superate, a dispetto del clima quasi autunnale e della presenza del segretario nazionale della Uil, Angeletti, come relatore principale; la disponibilità di Cisl e Uil al dialogo con il governo non è dimenticata da chi è ancora fresco del successo della manifestazione a Roma.

Però oggi, a differenza del 23 marzo, sono scanditi più slogan, "l’articolo 18 non si tocca, lo difenderemo con la lotta" è il principale. Tra gli striscioni dei luoghi di lavoro e le bandire sindacali, Cgil in prevalenza, molte dei Ds e del Prc alle quali si aggiungeranno quelle di tutte le organizzazioni giovanili della sinistra (Sg, Gc, Studenti Nati dalla Resistenza, Udu e Uds) all’arrivo dei 10mila studenti e giovani partiti in corteo insieme ai sindacati di base ma che, insieme al Social Forum cittadino, hanno deciso di unirsi alla massa dei lavoratori portando anche la parola d’ordine del No alla concertazione.

Se la difesa dell’articolo 18 è il centro dello scontro, a tutti era chiaro che il nemico è Berlusconi, personaggio sbeffeggiato e disprezzato non solo con slogan, cartelloni e striscioni, ma addirittura con un carro allegorico distributore di banane, alla testa del corteo proveniente da porta S.Felice.

Anche se Angeletti, seppur nel tono combattivo che esigeva la situazione, ha ribadito la disponibilità del sindacato al confronto con il governo, il risultato dello sciopero generale, che ovunque in Emilia Romagna ha toccato livelli di adesione almeno del 90%, ha alimentato la voglia di lottare di tutti coloro presenti in piazza, soprattutto i lavoratori giovani, i precari e gli immigrati i quali sono sempre più protagonisti nel movimento operaio.

Infatti dei 200 interinali della TIM solo quello precettato ha marcato il cartellino ed ha raggiunto la piazza a fine manifestazione.

Purtroppo alle 13 la pioggia ha impedito che proseguisse la manifestazione: l’appuntamento è rimandato alla manifestazione nazionale del 1° Maggio, quest’anno sicuramente una Festa dei Lavoratori con un forte significato politico.

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